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L’impronta del 1917: la pietra che racconta la Grande Guerra a La Muda

Belluno, 27 aprile 2026 – Ci sono pietre che restano mute per decenni, confuse tra i muretti a secco e la vegetazione delle Dolomiti, finché uno sguardo attento non ne svela la voce. Lungo l’antica strada militare che si inerpica da La Muda, sulla direttrice che collega Belluno ad Agordo, è riemersa una testimonianza lapidea di rara precisione: un “cartello di cantiere” scolpito nella roccia viva che ci riporta al drammatico 1917.

L’incisione, ancora oggi ben leggibile nonostante l’usura del tempo, presenta una simbologia che è un vero e proprio documento d’identità militare. Ai lati superiori dominano i simboli del potere dell’epoca: a sinistra la Stella a cinque punte, lo “Stellone” del Regio Esercito; a destra lo Scudo Crociato di Casa Savoia.
Al centro, la data spartiacque: 1917. Sotto di essa, due sigle che identificano i padri di quell’opera stradale: “C.A.” e il numero “854”.

Ma cosa significano questi codici? Grazie alla localizzazione precisa, gli storici possono risalire ai reparti impegnati nel settore Agordino. La sigla rimanda alla 854ª Centuria Lavoratori.
In quegli anni, mentre in prima linea si combatteva tra le trincee, nelle retrovie operavano le Centurie: reparti formati da soldati spesso non più giovanissimi o reduci da ferite, impiegati nel Genio Militare. Il loro compito era titanico: rendere carrozzabili sentieri impervi, costruire muretti di contenimento e garantire che i rifornimenti potessero salire dal fondovalle del Cordevole verso le postazioni in quota.

Il 1917 inciso sulla pietra non è un anno qualunque. È l’anno della fatica estrema e della disfatta di Caporetto. La strada che sale da La Muda faceva parte del sistema della “Linea Gialla”, l’ultima barriera difensiva italiana. Gli uomini della 854ª lavorarono febbrilmente per fortificare questi passaggi, consapevoli che se il fronte principale avesse ceduto, queste strade sarebbero state l’ultimo baluardo per fermare l’invasione austro-ungarica verso la pianura veneta.

Ritrovare oggi questa incisione non è solo una curiosità per appassionati di araldica militare. È un monito che trasforma una semplice escursione in un cammino nella memoria. Quei simboli ci ricordano che ogni curva di queste strade montane è stata pagata con il sudore di migliaia di uomini che, con piccone e scalpello, hanno letteralmente modellato il paesaggio bellunese che oggi consideriamo patrimonio naturale.

Oggi, quella pietra a La Muda continua a presidiare il cammino, silenziosa sentinella di un’epoca in cui la sopravvivenza di una nazione passava anche attraverso la solidità di un muro a secco.