Sempre più frequentemente il mondo dell’informazione torna a parlare dell’energia
nucleare come di una componente indispensabile per il mix energetico del Paese. Spesso,
però, si dimentica che gli italiani hanno votato in massa un referendum contro l’utilizzo
dell’atomo per la produzione di elettricità.
Le ragioni di quel “no” restano, a nostro avviso, del tutto valide. Contrariamente a quanto
si cerchi di far credere, infatti, tra i reattori di nuova generazione non esiste alcun modello
che possa definirsi totalmente “pulito” o “supersicuro”. Alcuni sostengono la possibilità di
utilizzare come combustibile le scorie di altri reattori affinché, per decadimento,
diminuiscano la propria pericolosità. Si omette tuttavia di dire che la maggior parte delle
scorie ha tempi di decadimento praticamente infiniti e non trasmuta affatto all’interno dei
reattori proposti: esse non cambiano natura e restano radioattive per tempi estremamente
lunghi.
Nessuna delle soluzioni attuali evita la produzione, durante il funzionamento, di emissioni
gamma e neutroni. Queste particelle sono le più pericolose: le prime hanno un’energia tale
da spezzare il DNA umano, mentre le seconde sono in grado di trasformare in materiale
radioattivo tutto ciò che si trova in prossimità della loro emissione.
Verso un nuovo nucleare: le reazioni nucleari a bassa energia
(LENR)
La fisica nucleare convenzionale sembra non avere soluzioni sicure. Dobbiamo quindi
opporci al nucleare che ci viene proposto? La risposta è sì. Ma se esistesse un nucleare
privo di emissioni pericolose e che non producesse scorie a lunghissimo decadimento,
saremmo favorevoli? In quel caso, la risposta dovrebbe essere un altro “sì”.
A questo punto sorge un’ulteriore domanda: esiste già un reattore sperimentale in grado di
produrre energia nucleare senza problemi di sicurezza o danni alla salute? Anche qui, la
risposta è affermativa. Tutto nasce dalla cosiddetta “fusione fredda” , un fenomeno
osservato negli anni ’90 da due elettrochimici (un americano e un inglese). I due
sostennero di essere riusciti a far “fondere” due atomi di deuterio (un isotopo dell’idrogeno
presente nell’acqua pesante) a temperatura ambiente, un processo che la fisica classica
riteneva possibile solo alle temperature solari (milioni di gradi).
La vicenda è nota: l’avversione della fisica “ufficiale”, giustificata dalla scarsa replicabilità
iniziale degli esperimenti, ha finito per relegare questo straordinario campo di ricerca nella
categoria della “scienza spazzatura”.
Una svolta per il futuro
Il tempo, però, è stato galantuomo verso quegli scienziati (molti dei quali italiani) che
hanno continuato le sperimentazioni a proprie spese in laboratori improvvisati, subendo
vessazioni ma ottenendo risultati significativi. Il 31 dicembre 2025 , l’Agenzia della Difesa
degli Stati Uniti ha emesso un bando in cui afferma che le reazioni nucleari a bassa
energia (LENR, come viene chiamata oggi la fusione fredda) sono reali e funzionano
tramite la tecnica del confinamento in reticoli metallici (nichel, palladio, titanio, ecc.).
Questa è esattamente la tecnica affinata dai ricercatori italiani. Si apre così la strada a una
nuova energia nucleare, sicura e pulita: al termine della sua vita, un reattore (anche
domestico) potrebbe letteralmente essere smaltito tra i rifiuti secchi, poiché il suo
combustibile è semplicemente l’idrogeno ricavato dall’acqua. Basti pensare che l’energia
estratta dalla fusione di un solo litro d’acqua equivarrebbe a quella di 1.674 tonnellate di
petrolio.
Siamo circondati dall’energia e ora sappiamo come estrarla dall’acqua. È necessario,
però, svegliare una classe politica spesso ignara sul tema, affinché investa seriamente in
questo campo di ricerca trascurato ma straordinario. Nel Cantico delle Creature , San
Francesco d’Assisi chiamava l’acqua “sorella”: mai appellativo fu più felice. Speriamo che
sia proprio “sorella acqua” a salvare l’umanità.
Fabrizio Righes



