Riqualificazione o conservazione? Le criticità del progetto su via Feltre
Il futuro di Belluno non può essere “calato dall’alto”
In questi giorni abbiamo assistito ad una forte mobilitazione dopo la notizia del progetto milionario di riqualificazione di via Feltre ad opera di un noto benefattore. Il progetto, presentato solo poche settimane fa alla cittadinanza e al Consiglio Comunale, ha messo sotto i riflettori diverse criticità che non riguardano solo la via stessa, ma l’intero contesto urbano del centro cittadino.
C’era un tempo in cui il centro storico di Belluno rappresentava un punto di riferimento per tutta la provincia. Per ovvie ragioni, era il luogo più raggiungibile e fornito di negozi, botteghe, bar, ristoranti, attività commerciali, dalla bottega del barbiere all’edicola, non sempre presenti nelle frazioni.
Vivere di ricordi esaltando gli antichi fasti di un passato glorioso non aiuta a comprendere le sfide del presente. Di certo, quel mondo sembra lontanissimo dallo stato di decadenza che vediamo nel presente. Un cambio di rotta è quindi necessario e auspicabile, sia per il centro in sé, sia per le zone abitate immediatamente limitrofe.
Pedoni e ciclisti: destino comune
Uno dei punti più criticati del futuro progetto in Via Feltre è la scelta di fare una pista ciclopedonale, per non sacrificare lo spazio della carreggiata e (di conseguenza) i parcheggi lungo strada. Anche in questo caso, prevale una visione conservativa e (come già fatto notare da altre associazioni come la Fiab) “autocentrica”. Il Comune di Belluno ha speso 80 mila euro per il PUMS-PGTU (Piano per la mobilità sostenibile), che aveva correttamente
identificato una ciclabile separata dai pedoni. Perché optare ora per una ciclopedonale urbana, sconsigliata dallo stesso Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti? L’investimento in reti ciclabili continue può essere, se correttamente implementato, un’occasione per aumentare l’indotto per i commercianti locali, ridurre i negozi vuoti e l’inquinamento, aiutando le persone a muoversi con modalità alternative alla macchina senza creare pericoli agli utenti dei marciapiedi (soprattutto le categorie più fragili come
anziani, bambini e persone con disabilità motoria). Ancora una volta si sceglie di ignorare ciò che altrove funziona creando ricchezza e benessere. Invece, i cittadini del quartiere, visto l’imminente abbattimento degli alberi e considerate le temperature sempre più alte per via del cambiamento climatico, sperimenteranno molto presto cosa significhi abitare lungo il lato “sbagliato” della strada.
Un centro per auto
E proprio l’auto è, ancora oggi, una scelta obbligata per potersi muovere liberamente. Questo crea due ordini di problemi: la cronica assenza di parcheggi, che non basteranno mai considerato che ogni famiglia ha in media un auto per componente; l’aumento del traffico, che nelle ore di punta è paragonabile a quello di città molto più popolose di Belluno. Un trasporto pubblico degno di questo nome e l’investimento nella ciclabilità urbana potrebbero essere un primo passo per provare a liberare il centro cittadino
dalla morsa delle auto. Siamo uno dei pochi capoluoghi di provincia privi di una rete ciclabile usabile, ma dotati contemporaneamente di un centro storico completamente accessibile alle auto. Se vogliamo che piazze e vie siano di nuovo attive e centrali non possiamo continuare a fare “come si è sempre fatto”. Serve un cambio di passo e l’affiancamento con altre forme di mobilità più economiche ed efficienti verso le quali è sempre più forte la domanda, ad esempio in ambito turistico. Spiace, invece, dover constatare che l’unico tra gli assessori dei capoluoghi di provincia della regione assente ai tavoli della fiera del cicloturismo di Padova era, guarda caso, quello di Belluno.
Lo spazio pubblico come spazio privato
La questione forse più delicata e importante è il ruolo dell’Amministrazione Pubblica. Alcuni esponenti di questa maggioranza hanno rivendicato più volte come un successo del centrodestra quello di aver ottenuto il record di finanziamenti privati per la riqualificazione di importanti spazi della città.
Qualche esempio: la fontana di Piazza dei Martiri, il Parco Città di Bologna e, appunto, Via Feltre. C’è qualcosa di profondamente sbagliato, a mio avviso, nel rivendicare questo come un risultato politico. La capacità di trovare risorse è importante, ma lo è altrettanto quella di sapere come investirle. E quando si parla di spazio pubblico, ogni amministratore pubblico deve essere libero di poter dire “questo sì , questo no”.
In altre parole: il detto “a caval donato non si guarda in bocca” vale per i regali di Natale o di compleanno. Non quando si governa una città. Ma se ad occuparsi di una materia così delicata come l’Urbanistica c’è una persona che pensa che le regole dell’imprenditoria privata siano applicabili anche alla cosa pubblica, è scontato che il risultato sia questo. Siamo schiavi della logica del fare pur di fare, bene o male che sia, convinti che sia più importante portare a casa il minimo risultato prima possibile.
Eppure non servirebbe inventarsi nulla di nuovo: basterebbe guardare cosa si è fatto in città a noi vicine che hanno risolto i nostri stessi problemi mutuando ciò che funziona in altri contesti. A Padova, per esempio, si è scelto di investire sul tram pur sapendo che si sarebbero creati dei disagi importanti nel breve periodo. Ma come ha perfettamente spiegato Sergio Giordani, sindaco al secondo mandato, quando i cittadini sono coinvolti nei processi decisionali e gli obiettivi vengono condivisi, sono proprio loro i primi a sostenere
progettualità così importanti. Quando invece le scelte vengono calate dall’alto, ignorando la voce dei residenti, il malcontento diventa dilagante. Dice niente la vicenda dell’Ex Agip?
Insomma, per dirla con uno slogan comprensibile: Belluno deve pensare in grande. Un capoluogo di provincia, anche se piccolo, non può aver paura di guardare più in là del proprio recinto. Siamo, senza dubbio, uno dei contesti più adatti per dimostrare che si può vivere lo spazio in modo diverso, sfruttando tecnologie, nuove conoscenze e competenze.
Si chiama futuro, ma probabilmente questa destra è rimasta ancorata alle proprie nostalgie.
Noro Davide
Segretario PD Città di Belluno
