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Geopolitica e visione del Signore del Castello: l’ombra di Sigonella 

Castellar Ponzano, 01/04/2026 – Tra le mura cariche di storia del Castello Sforzini, sede del Centro Studi Rinascimento Nazionale, il dibattito politico non si limita alla cronaca, ma cerca le radici della strategia nazionale. È qui che Luca Sforzini, presidente del Centro, traccia una linea netta e impietosa tra il passato e il presente, partendo dall’anniversario di uno dei momenti più iconici della sovranità italiana: il caso Sigonella.

L’occasione è la recente gestione diplomatica di un dossier internazionale che ha riportato alla mente il braccio di ferro tra Bettino Craxi e gli Stati Uniti. Ma, secondo Sforzini, le somiglianze si fermano alla superficie.

«Il confronto tra il 1985 e oggi è impietoso», dichiara Sforzini senza giri di parole. «Il punto non è essere contro gli Stati Uniti o a loro favore. Il punto è avere — o non avere — una visione geopolitica».

Per il presidente del Centro Studi, quella di Craxi a Sigonella non fu una prova muscolare fine a se stessa, ma il culmine di una dottrina precisa sulla collocazione dell’Italia nel Mediterraneo. Un contrasto stridente con l’attuale gestione governativa, definita da Sforzini come puramente amministrativa e priva di anima strategica.

«Oggi siamo davanti a un diniego motivato da procedure, camuffato e subito seguito da rassicurazioni per evitare tensioni», incalza Sforzini. Il giudizio sul governo attuale è sferzante: viene descritto come un esecutore di dossier tecnici piuttosto che un decisore politico. L’accusa è quella di “cerchiobottismo”: un’assenza di posizione trasformata artificiosamente in prudenza operativa.

L’analisi che emerge dal Castello Sforzini dipinge un’Italia del 2026 che ha smarrito la propria bussola strategica.

  • L’Italia del 1985: Aveva un’idea chiara dell’interesse nazionale.

  • L’Italia di oggi: Reagisce agli eventi invece di guidarli; gestisce l’esistente senza decidere il futuro.

«Senza visione, qualunque decisione diventa episodica e debole», conclude Sforzini. «Craxi agiva dentro una strategia. Oggi, invece, si naviga a vista».

Il monito che arriva dal Centro Studi Rinascimento Nazionale è chiaro: la sovranità non si misura nei “no” gridati o nei “sì” sussurrati, ma nella capacità di sostenere una scelta all’interno di un progetto coerente. In un mondo multipolare sempre più complesso, l’appello di Sforzini è un invito a ritrovare quella “dottrina” che sembra essere rimasta confinata tra i libri di storia delle grandi dimore d’epoca.

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