HomeCronaca/PoliticaMoschee fantasma. Il caso di Schio sollevato dal consigliere regionale Lovat

Moschee fantasma. Il caso di Schio sollevato dal consigliere regionale Lovat

Venezia, 30/03/2026 – “Leggo delle moschee non autorizzate a Schio e del dibattito che ne deriva in Consiglio comunale. Parliamo di più di una moschea, o meglio centro culturale, nei confronti dei quali si sono mobilitati anche i residenti del quartiere Santa Croce”.

Lo evidenzia il consigliere regionale Davide Lovat.

“Ribadisco che, a mio giudizio, il dibattito è impostato male perché incentrato su questioni urbanistiche e normative regionali inerenti titoli abilitativi riguardo i locali.
Nella realtà, invece, si stratta di principi costituzionali che andrebbero applicati e rispettati. In Italia, secondo la Costituzione, tutte le confessioni sono egualmente libere davanti alla legge, ma i loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese. Ebbene, nel caso dell’islam, non esiste un’intesa tra lo Stato italiano e una rappresentanza riconosciuta delle comunità islamiche. Le ragioni sono complesse, ma riguardano anche una questione di fondo: nella tradizione giuridica islamica non esiste una distinzione netta tra sfera religiosa e sfera civile paragonabile a quella maturata nella civiltà cristiana e poi tradotta nel costituzionalismo occidentale. La legge religiosa e la legge civile tendono a coincidere, o comunque la prima rivendica una superiorità sulla seconda. Anche l’adesione ai principi universali dei diritti umani è spesso formulata, nei documenti ufficiali del mondo islamico, con clausole di subordinazione alla legge coranica.

In questo contesto, parlare di costruzione di moschee come se si trattasse semplicemente dell’apertura di un luogo di culto analogo a una chiesa o a un tempio di altre confessioni rischia di essere fuorviante. Senza un’intesa ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione, infatti, manca il presupposto giuridico che regola i rapporti tra Stato e confessione religiosa. Di fatto, e di diritto, il problema non si pone: non si possono aprire moschee. Dunque più che discutere in modo ideologico di edifici religiosi, sarebbe utile interrogarsi sul rapporto tra i valori costituzionali e le proposte culturali che circolano all’interno delle associazioni ispirate alla tradizione islamica. In altre parole, spostare la discussione dal piano simbolico a quello sostanziale: non “moschea sì o moschea no”, ma quale modello di convivenza civile si intende costruire all’interno della società italiana. In una democrazia costituzionale, il pluralismo è possibile solo se tutti riconoscono il medesimo quadro di regole e di diritti che tiene insieme la comunità politica. È da qui che dovrebbe ripartire una discussione finalmente adulta”.

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