Il 44% degli edifici in città è vuoto. Tra paura della morosità e giustizia lenta, il Comune cerca la chiave per sbloccare gli affitti.
Belluno, 28/03/2026 – Non è solo una questione di mattoni, ma di futuro sociale ed economico. Stamane la Sala Affreschi di Palazzo Crepadona ha ospitato il convegno «Abitare a Belluno: locazione, cosa fare?», un appuntamento cruciale ribattezzato dall’amministrazione comunale con il nome evocativo di Bell’Host.
L’obiettivo dell’incontro, che ha visto seduti allo stesso tavolo istituzioni, ordini professionali e associazioni di categoria, è stato quello di analizzare e fornire strumenti concreti per contrastare una delle emergenze più silenziose del territorio: la cronica carenza di alloggi in affitto in una provincia dove le case non mancano, ma restano sbarrate.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, con dati che fotografano una realtà impressionante. Nel solo Comune capoluogo, su un totale di circa 24.000 edifici residenziali, il 44% risulta libero. La situazione non migliora su scala provinciale, dove la quota di abitazioni inutilizzate oscilla tra il 30 e il 35%.
«Si tratta di un patrimonio immenso — ha sottolineato il primo cittadino — costruito, riscaldato e tassato, che non produce nulla, né per i proprietari né per la comunità».
Perché i proprietari non affittano?
Oltre ai numeri, ci sono ragioni profonde che spingono un proprietario a preferire una casa vuota a una messa a reddito. La scelta di tenere le serrande abbassate è spesso una forma di autotutela contro un sistema percepito come inefficiente.
A frenare l’offerta sono principalmente tre fattori critici:
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L’incubo della morosità: il timore che l’inquilino smetta di pagare il canone, trasformando l’investimento in un costo vivo.
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La fragilità del possesso: la paura di occupazioni prolungate o di danni all’immobile senza possibilità di risarcimento rapido.
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Una giustizia civile lenta: la percezione di una tutela legale debole, dove i tempi della magistratura per rientrare in possesso del proprio bene in caso di controversia sono lunghi, scoraggia anche il proprietario più propenso al rischio.
La ricetta di Bell’Host: garanzie e rete professionale
Il progetto Bell’Host nasce proprio per rispondere a queste paure, cercando di ricostruire quel “patto di fiducia” tradito dalla burocrazia. Attraverso il coinvolgimento di commercialisti, avvocati, agenzie immobiliari e sindacati (Confedilizia, ASPPI, FIMAA, FIAIP), l’amministrazione punta a offrire:
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Canoni concordati per rendere l’affitto sostenibile e fiscalmente vantaggioso.
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Strumenti di garanzia che tutelino il proprietario in caso di inadempienza.
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Supporto tecnico per riqualificare un patrimonio edilizio spesso datato.
Mettere a reddito quel “44% di vuoto” non è solo un’operazione immobiliare, ma una strategia vitale contro lo spopolamento. Trasformare una casa chiusa in un’abitazione vissuta significa ridare ossigeno ai quartieri e permettere a giovani e lavoratori di scegliere Belluno come luogo dove costruire il proprio futuro.
