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Venezia, maxi frode fiscale nella pelletteria: sequestrati 1,3 milioni di euro

Smantellato un sistema basato su fatture false e società “cartiere”. Denunciata un’imprenditrice orientale: la Guardia di Finanza ha messo i sigilli a conti correnti, gioielli e immobili tra Cannaregio e Marghera.

Venezia, 24/02/2026 – Un castello di carta fatto di costi inesistenti e società fantasma, costruito con l’unico obiettivo di abbattere le tasse e gonfiare i profitti. I Finanzieri del Comando Provinciale di Venezia hanno inferto un duro colpo a un sofisticato sistema di evasione fiscale, eseguendo un sequestro preventivo per l’ingente somma di 1,3 milioni di euro.

L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dai militari del 1° Nucleo Operativo Metropolitano di Venezia, vede come principale indagata un’imprenditrice di origine orientale, amministratrice di una S.r.l. veneziana operante nel settore della pelletteria.

Il meccanismo: le società “cartiere”

L’indagine è partita dal monitoraggio di alcune cosiddette società “cartiere”: imprese formalmente attive nel commercio di articoli da viaggio, ma prive di una reale struttura operativa e gestite da prestanome. Queste entità, sparse su tutto il territorio nazionale, avevano un unico scopo: emettere centinaia di fatture per operazioni mai avvenute.

Secondo le ricostruzioni delle Fiamme Gialle, la società veneziana avrebbe beneficiato di costi fittizi per circa 3 milioni di euro, ottenendo così un risparmio d’imposta illecito pari a 1,3 milioni di euro tra IVA e imposte sui redditi.

Il sequestro: case, contanti e preziosi

A seguito delle verifiche fiscali e degli accertamenti bancari, il GIP del Tribunale di Venezia ha disposto il sequestro del profitto del reato. I finanzieri hanno così messo sotto sigillo un patrimonio variegato riconducibile all’indagata e alla società:

  • Immobili: due appartamenti situati rispettivamente a Venezia (sestiere di Cannaregio) e a Marghera.

  • Liquidità: conti correnti, titoli e denaro contante.

  • Beni di lusso: automezzi e oggetti preziosi.

Le accuse

L’imprenditrice è stata denunciata per il reato di “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti” (art. 2 del D.Lgs n. 74/2000).

L’intervento si inserisce in una più ampia strategia della Guardia di Finanza volta a tutelare l’economia legale e a contrastare le frodi sull’IVA, che sottraggono risorse preziose alla collettività e creano una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori onesti.

il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari. Nei confronti delle persone sottoposte a indagine vige il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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