HomeCronaca/PoliticaProvincia, il paradosso di Padrin: prima si blinda la poltrona, poi si...

Provincia, il paradosso di Padrin: prima si blinda la poltrona, poi si vota il Consiglio

Un cortocircuito democratico a Palazzo Piloni: il Presidente convoca le elezioni per la propria conferma con il Consiglio uscente, rimandando a giugno il rinnovo dell’aula. La scusa della “continuità” nasconde una manovra di autoconservazione?

Belluno, 06/02/2026 – C’è un modo per garantirsi la rielezione senza dover fare i conti con le incognite del nuovo che avanza? A Palazzo Piloni sembra di sì. Il Presidente della Provincia, Roberto Padrin, ha rotto gli indugi e ha fissato la data: mercoledì 18 marzo 2026 si vota per la Presidenza. Ma c’è un dettaglio, non proprio trascurabile, che fa storcere il naso a chi mastica di logica democratica: a votare sarà il Consiglio uscente, ovvero quello che scade appena due giorni prima del voto (il 16 marzo). Per il rinnovo dell’aula, invece, se ne riparlerà con calma, forse a giugno.

Il “colpo di mano” del calendario

La mossa è tecnicamente legale, grazie alle maglie larghe della contestata Legge Delrio, ma politicamente appare come un raffinato esercizio di equilibrismo tattico. Slegando i due momenti elettorali, Padrin si assicura di essere giudicato (e votato) da una platea di consiglieri e sindaci di cui conosce già umori, pesi e contrappesi. In pratica, si chiede la fiducia a chi l’ha sostenuto finora, invece di attendere che il nuovo Consiglio – espressione aggiornata del territorio – si esprima sulla guida dell’ente.

Il paravento della “continuità” e il rischio della cohabitation francese

Il Presidente giustifica la scelta parlando di «continuità amministrativa» e della necessità di evitare «periodi morti» in un momento cruciale per il Bellunese. Una spiegazione che però suona debole: perché la continuità dovrebbe essere garantita solo dalla figura del Presidente e non anche da un Consiglio nel pieno delle sue funzioni e della sua legittimità temporale?

Il rischio è quello di creare un’anomalia: un Presidente eletto “in extremis” da una vecchia maggioranza che potrebbe trovarsi, tra tre mesi, a dover governare e coabitare con un Consiglio di colore o sensibilità completamente diverse. Un potenziale stallo che, ironia della sorte, è esattamente l’opposto della “prosecuzione senza fratture” auspicata da Padrin.

L’ironia della elettività diretta

Il passaggio più singolare del comunicato di Padrin è però il suo accorato appello al ritorno del voto popolare. Definire l’elettività diretta come «condizione indispensabile» per un governo adeguato, proprio mentre si utilizza al massimo il cinismo procedurale di una legge (la Delrio) che ha tolto la parola ai cittadini, appare quantomeno paradossale.

Se Padrin crede davvero nel primato del voto popolare e della rappresentanza, perché temere il giudizio di un Consiglio rinnovato? Perché blindare la Presidenza a marzo se il decreto “Milleproroghe” potrebbe accorpare tutto a ottobre in un vero Election Day?

Una strategia di sopravvivenza?

L’impressione è che, dietro i tecnicismi e il richiamo alla stabilità, ci sia la volontà di mettere il cappello sulla sedia prima che i venti politici cambino. Con la scusa di evitare il “vuoto”, si rischia di creare un “pieno” di dubbi sulla reale volontà di confronto con il territorio. Belluno e la montagna meriterebbero una governance forte della propria attualità politica, non una Presidenza blindata nei tempi supplementari di un mandato ormai agli sgoccioli.

- Advertisement - Roberto Denart
- Visite -

Pausa caffè

Sport & tempo libero

Il Giro è nel vivo: venerdì la 19ma tappa si decide ad Alleghe, ai Piani di Pezzè

Tanti gli eventi: giovedì 28 studenti ai Piani di Pezzè per l’Alleghe Summer Eco Tour Dalle 18.30 a Caprile divertimento targato Aspettando la Notte Rosa...