Statistiche web
13.9 C
Belluno
martedì, Febbraio 17, 2026
HomeCronaca/PoliticaElezioni Venezia: il futuro della città nelle mani di chi non ha...

Elezioni Venezia: il futuro della città nelle mani di chi non ha votato a novembre * di Enzo De Biasi

Per il centrodestra è Luca Zaia nativo di Conegliano il probabile candidato sindaco.  Il centrosinistra punta su Andrea Martella nato a Portogruaro. Entrambe candidature di “Sindaci-Foresti”.

Vincerà chi porta alle urne la quota maggiore dei 114.000 rimasti a casa a novembre del 2025.

Ma c’è l’incognita del terzo candidato, con memoria storica e  progettualità futura: Alessio Vianello

Si, l’anno corrente forse il 23 e 24 maggio la città di Venezia andrà al voto per rinnovare l’Amministrazione Municipale. I cittadini saranno chiamati alle urne per eleggere nuovo Sindaco e Consiglio Comunale. Sebbene non ci sia ancora una data stabilita tra il 15 aprile e il 15 giugno, le forze politiche sono già in movimento.  Spetterà al Governo decidere il quando. Nel frattempo, Il 22 e 23 marzo si terrà il  Referendum sulla separazione delle carriere dei giudici, a seguire le amministrative prima della stagione estiva. L’esito referendario influenzerà la fissazione della chiamata alle urne  o più verso il termine inziale oppure scivolando verso quello finale.

All’appuntamento la città lagunare arriva dopo i due mandati di Luigi Brugnaro (eletto nel 2015 e riconfermato nel 2020) che – per legge – non può più ricandidarsi. La successione a Ca’ Farsetti appare contendibile per entrambi gli schieramenti più votati, ma molto dipenderà dalla qualità e consistenza dei  player (le candidature a Sindaco) ed annesse liste di sostegno.

In campo, oltre ai giocatori presenti nelle liste delle coalizioni/ partiti/comitati/movimenti) che  si stanno allenando, peseranno altre due entità non di poco conto  e rilevanza.  La prima è plurima, sono i media quelli tradizionali e quelli  moderni presenti in rete. Dai loro servizi giornalistici dipenderà – in parte – il formarsi di un’opinione pubblica cosciente se sarà correttamente informata su fatti, persone, programmi in gara.  In terra veneta, Venezia non fa eccezione, i mezzi di comunicazione di massa sono in prevalenza filo-governativi con chi comanda e a Roma e al Balbi sede della Giunta Regionale.

L’altra entità  è la magistratura penale che nel frattempo farà il suo corso”. Le sue determinazioni saranno lette attraverso il filtro, valorizzazioni, sfumature riportati dai giornalisti e – inevitabilmente – influenzeranno il formarsi di una convinzione che l’elettore/trice si porterà in cabina oppure resterà a casa. Vale il detto: “ tanto i politici sono tutti uguali”, atteggiamento di avversione/indifferenza/menefreghismo verso la “politica tout-court”, comportamenti già registrati alle regionali 2025. Solo gli interessati (rectius i loro legali)  si concentreranno nella lettura delle ordinanze, la quasi totalità della cittadinanza sarà  resa edotta dalla vulgata narrata e divulgata dagli operatori dell’informazione in cartaceo, postata in internet e da radio tam-tam via social e bar.

Il focus è e sarà  l’inchiesta ribattezzata “La Palude” dalla Procura di Venezia, condotta  dai pubblici ministeri Roberto Terzo e Federica Baccaglini. Il nome non è solo suggestivo, ma ha un’origine tecnica e una giornalistica che si sono intrecciate.  L’origine giudiziaria. L’appellativo è stato scelto dagli inquirenti per descrivere i“sistema di sabbie mobili” amministrative che, secondo l’accusa, veniva utilizzato per bloccare o sbloccare le pratiche edilizie a piacimento. La titolazione giornalistica la “Palude di Venezia” si deve a  “Report” (Rai 3resa ddominio pubblico e “virale” grazie alle puntate in onda inizialmente nel 2023 e aggiornata nel dicembre 2024. Sigfrido Ranucci e la sua squadra hanno scoperto ed anticipato molti dei dubbi poi confluiti nell’ordinanza di custodia cautelare, fissando nell’immaginario collettivo l’idea di una Venezia “impantanata” in conflitti d’interesse.

Stato dell’arte a inizio febbraio . Cdx  alle prese con l’ inchiesta penale e chi per il post-Brugnaro ? Per il Csx la leadership è di  Andrea Martella (Pd), sufficit, sufficiente per arrivare in meta?

Venendo alla sfida elettorale in fieri, in progress, qui lo stato dell’arte a fine gennaio 2026 riferito alle due maggiori aggregazioni contrastantesi .

Centrodestra. Deve ancora individuare un erede che possa dare continuità all’amministrazione uscente. Convitato di pietra è – appunto – l’inchiesta penale tuttora in pieno svolgimento, andrà avanti incidendo  “incidentalmente” sulla preferenza depositata (oppure dal mancato deposito)  della scheda nell’urna.  Al momento non c’è il nominativo ufficiale del Leader, tuttavia il dibattito interno tra le componenti di: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e le civiche di Brugnaro, è intenso con andirivieni a Roma per proporre e  consultazioni.  In sede locale i media danno spazio a Simone  Venturini-civico moderato- ritenuto, da alcuni, erede designato da Brugnaro. Epperò, il segretario regionale di FdI Luca De Carlo dopo la nomina di Luca Zaia  a Presidente del Consiglio Regionale, ricordato il pareggio tra  le Cdx e Csx nella città lagunare di pochi mesi fa, ha chiosato che  il ruolo nazionale ed internazionale di Venezia comporterà un supplemento d’indagine per  trovare il “miglior candidato possibile”. Decodificato, se le destre temeranno di perdere il Serenissima, entrerà in campo chi può fare la differenza, il “Maradona ”il recordman delle preferenze già stato Governatore del Veneto.

Centrosinistra e Opposizioni. Chi si oppone, si sa , parte per primo e si porta avanti con il lavoro. Ad agosto 2025 il senatore Andrea Martella (Pd) ha posto la sua attenzione su Venezia depositando una proposta di legge di rango costituzionale per conferire alla città uno Statuto Speciale, potestà legislativa e risorse adeguate. L’iniziativa, co-firmata dalla senatrice vicentina Sbrollini di Italia Viva, attesta che il “Campo Largo ” era già in allestimento , perlomeno a livello parlamentare mesi prima. L’asse Martella-Sbrollini è stato un buon ricostituente per ricompattare l’intera area progressista alle Regionali 2025 a sostegno di Giovanni Manildo, portando la coalizione a sfiorare il 30%. Tuttavia, la regia del prode Martella si è limitata a una mera operazione di “ristrutturazione condominiale”‘: ha raggruppato i simboli dei partiti, ma non ha allargato il bacino dei consensi ottenuti nel 2020. Insomma, non più “sparpagliati”, ma cinque anni dopo  “vincoli”, uniti. L’esito finale è servito a cristallizzare uno schema perdente, lasciando intatto il muro dell’astensionismo, la propria area è stata presidiare, fisso e fermo il proprio  perimetro  d’azione politica. Senza nuovi innesti di rilievo e una proposta capace di rompere l’isolamento ideologico. Il Csx  presentatosi  in città di Venezia con il medesimo schema, più appiattito sull’asse rosso-verde, limitandosi a parlare a chi è già convinto, patirà la difficoltà di farsi ascoltare (votare)  dagli oltre 114 mila veneziani rimasti in silenzio, quota-parte significativa di quel mezzo milione ed oltre che delusi dalla Lega e soci si sono auto ibernati, rimasti in “quarantena” alle regionali .

Tralasciando queste banalità, chi l’anno scorso, pur rappresentando il Veneto Orientale, ha iniziato a piantonare le criticità di Mestre e Venezia, ha dimostrato una lungimiranza tattica invidiabile. Oggi, quel percorso lo ha incoronato ufficialmente Chief Commander di un centrosinistra allargato, dove il PD — guidato proprio dal Martella Segretario Regionale — è il partito di maggioranza della minoranza attuale. Chapeau! Complimenti ! Ma se l’affinità politica e l’amore per Venezia restano fuori discussione, è proprio sul metodo che qualche  noticina va evidenziata.

Noticina  n. 1: Il miraggio del DDL n. 1630

La prima riflessione riguarda il pilastro programmatico della proposta Martella: il DDL n. 1630, solennemente intitolato “Modifiche all’articolo 114 della Costituzione per il conferimento di forme e condizioni particolari di autonomia alla città di Venezia”. Il testo, depositato in Parlamento il 7 agosto 2025 annunciato in Commissione il 29 ottobre, ha avuto il pregio di riempire le cronache nel periodo ferragostano, ma la chance che questa “Venezia Città Speciale” arrivi in porto è realisticamente, inesistente. Il “funzionario elettivo” di weberiana memoria con cinque legislature in saccoccia, sa bene che per modificare la Magna Carta non bastano gli annunci. Gli esempi storici parlano chiaro: le riforme costituzionali di Berlusconi (2006) e di Renzi (2016) hanno impiegato circa due anni per approdare in Gazzetta Ufficiale, per poi essere bocciate dal voto popolare.

Ad oggi, la scheda del Senato rivela la natura di “spot elettorale” dell’operazione: l’atto è fermo in 1ª Commissione Affari Costituzionali e non appare ancora calendarizzato. Per vedere la luce, dovrebbe superare l’iter dell’Art. 138 (quattro letture parlamentari distanziate) e ottenere il via libera da altre quattro Commissioni (Bilancio, Finanze, Cultura e Regionali). Promettere una riforma costituzionale localistica sottoscritta solo da due senatori assenti gli altri 14 veneti scadendo la legislatura il prossimo anno e a pochi mesi dal voto comunale, significa fare attività di marketing politico. In altre parole, una corazzata di carta destinata a restare polvere nei cassetti parlamentari, mentre la città affonda tra spopolamento e turismo selvaggio. Peggio del ddl fasullo, resta solamente il lancio pubblicitario della “Città Stato” avvenuto -sempre in agosto- da parte dell’ex- Presidente del Veneto intervistato dal Corriere della Sera a seguire da altri quotidiani nazionali. Amaramente, da un lato una proposta inconsistente,  dall’altra parte il niente ! Da sinistra o da destra, ciò che conta è apparire

Noticina n. 2tre parlamentari  del Pd grandi esclusi e il rito dei 252 iscritti.

Se la politica fosse ancora il luogo del confronto, il centrosinistra veneziano avrebbe avuto l’imbarazzo della scelta. Prima di blindare il Segretario Regionale, si sarebbe potuto attingere a curricula di esperti professionisti a professionalità elevata,  per storia, esperienza  e competenza. Eccoli in ordine alfabetico:

Andrea Ferrazzi: Vice-Presidente della Provincia di Venezia, Assessore Municipale Urbanistica e Edilizia nella Giunta Orsoni 2010-2014 e Senatore dal 2018/2022. È l’uomo che ha inciso  sulla Carta costituzionale come motore della riforma dell’Articolo 9 che, modificato, inserisce la tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi tra i principi fondamentali della Repubblica. Materie strategiche per la città lagunare di ieri, di oggi e di domani. Egli è anche il parlamentare che con altri, nell’agosto 2018, si è fatto carico della difesa dei circa 200.000 risparmiatori veneti (tra queste centinaia di famiglie veneziane)  traditi dal crollo delle banche popolari di Vicenza e di Montebelluna. Positiva è stata la sua battaglia senatoriale per rendere fruibile  un ristoro economico a carico dello Stato e a favore dei risparmiatori truffati. Nei fatti, è uno che le riforme le firma in Gazzetta Ufficiale e le battaglie le combatte nel fango della realtà, non nei comunicati stampa di Ferragosto.

Michele Mognato. Veneziano di terraferma, incaricato vicesindaco da Orsoni  per il patrimonio e il personale tra le altre attribuzioni, deputato per LeU (XVII Legislatura), una memoria storica che conosce ogni calle, campo, strada e vicoli stretto o largo del centro storico e della terraferma senza bisogno di navigatori elettorali. Dopo la parentesi in Articolo 1 al fianco di Pier Luigi Bersani, Mognato è rientrato con i “compagni” nel PD conduzione Elly Schlein dal 2023, portando in dote quella cultura del lavoro e quel radicamento che i flussi elettorali confermano essere intatti. I numeri, per lui, parlano chiaro: nella sfida senatoriale del 2022  ha raccolto in città 40.541 voti. Un consenso che ha superato di oltre cinque mila voti  le liste di supporto a P. Baretta perdenti al ballottaggio 2020 contro Brugnaro e in linea con la recente performance di Giovanni Manildo, 40.915 voti. Mognato è la prova vivente che la presenza storico-territoriale porta voti veri, non solo sigle sulla carta. Intervistato da un’emittente radiofonica nazionale (Radio 24 ore-Confindustria) su “qual’ è adesso il suo stato d’animo  per non essere stato rieletto ?” rispose “molto tranquillo, …continuerò a impegnarmi in politica  e nel sociale”. Un modello da indicare per chi vuole  impegnarsi in “politica” non programmando benefici personali.

Nicola Pellicani: Giornalista e Deputato in carica, colui che attraverso la “Fondazione Pellicani” e i dossier pubblicati sulla Nuova Venezia nel 2024, ha messo nero su bianco il destino finanziario della città. È stato lui a denunciare che la manutenzione del MOSE costerà cento milioni l’anno: una voragine che rischia di divorare ogni altra possibilità concreta per interventi massicci di politiche in edilizia e nel sociale. Mentre Martella “promette” risorse future, Pellicani ha già calcolato quante ne stiamo perdendo oggi. Egli nel volume “Ri-pensare Venezia” propone 100 idee nate grazie a due anni di workshop con 250 cittadini, per lo più giovani. I punti focali sono il ripopolamento tramite il rilancio della residenzialità, la gestione dell’overtourism e l’eco-welfare. Il cuore del progetto è la partecipazione dal basso, con laboratori civici, bilanci partecipativi e patti di collaborazione per trasformare Venezia in una “città arcipelago” policentrica e solidale. Ma Pellicani non si è fermato qui. A lui si deve il cosiddetto ‘Emendamento Pellicani’ (art. 37-bis del DL 50/2022), una norma pionieristica che ha conferito al Comune di Venezia — unico caso in Italia — poteri speciali per regolamentare le locazioni turistiche brevi. La sua proposta mira a un equilibrio vitale: limitare a 120 giorni l’anno l’affitto dei bed & breakfast e degli appartamenti turistici, a meno di non cambiare la destinazione d’uso dell’immobile. Un provvedimento concreto nato per rendere gli affitti ai residenti nuovamente competitivi rispetto al business del “mordi e fuggi”, e che ha fatto scuola venendo poi preso a modello da città come Roma, Firenze e Napoli. Mentre altri annunciano DDL ferragostani, Pellicani ha consegnato al Comune le chiavi per chiudere i rubinetti dell’overtourism; chiavi che l’amministrazione attuale, però, sembra aver paura di usare.

In estrema sintesi.  Andrea Ferrazzi: l’uomo dell’inserimento della tutela ambientale nei principi fondativi della Costituzione. Michele Mognato: memoria storica non solo della terraferma, capace di avere un “alto gradimento” tra i votanti. Nicola Pellicani: colui  che si è posto la domanda: chi pagherà il costo del MOSE? Ed ha elaborato un progetto organico per il prossimo quinquennio della “città arcipelago” . Questi tre profili avrebbero potuto essere  i protagonisti di primarie interne. Invece, si è preferito il metodo del silenzio, un lavoro di “sottotraccia”  post periodo feriale dell’anno passato.  Chissà se i 252 iscritti convocati e presenti  il 17 gennaio, avranno avuto modo da  settembre 2025 di poter discutere e valutare  candidature alternative già oggetto di preventiva discussione tra  chi se ne stava occupando.  Le norme statutarie piddine prevedono perfino le primarie di coalizione, dubbi amletici avranno assalito i decisori: primarie interne o estese a tutta la tavolata partecipante? Quesiti irrisolvibili, ovvio.

Forse Michele Mognato avrebbe potuto cedere il passo ad Andrea Martella, in omaggio al fatto che l’attuale senatore era stato il giovane funzionario di partito ai tempi della trasformazione dal PCI al PDS. Ma gli altri due, Ferrazzi e Pellicani, rappresentati competenti ed autorevoli, cosa avrebbero risposto se interpellati e fortemente sollecitati alla competizione interna/esterna per la candidatura a Sindaco ? Non lo sapremo mai!

Spettava in ogni caso al segretario regionale muovere il primo passo, spronare e convincere i due o almeno uno dei  parlamentari cittadino , se non altro per rafforzare sé stesso già legittimato dalla sua funzione a concorrere nel Capoluogo del Veneto per la carica di Sindaco.

Le primarie, poi, sarebbero state un ottimo tonificante per coinvolgere e ravvivare la base sociale, attirare i riflettori mediatici sulle carenze del Brugnaro-due, permettendo di testare -dal vivo e in anteprima rispetto alle elezioni istituzionali- cosa vuole il “popolo sovrano”, la città. Inutile accampare la scusante che non c’era tempo, poiché la normativa in vigore dagli anni Novanta assicura per chi vince la governabilità per cinque anni e per chi perde (il Csx ha perso nel 2020) di mettersi in marcia almeno un anno prima per individuare papabile a Cà Farsetti, squadra e programma.  “Chi ha tempo, non aspetti tempo” recita l’antico adagio popolare, così non si è fatto perché non si è voluto, si è preferita arrivare sotto data e dispensare “pubblicità ingannevole”: il DDL 1630 ferragostano “Venezia Speciale”.

Ora si ricorrerà ai ripari, offrendo agli esclusi di far parte della “squadra di Martella”, già successo oggi con l’aiuto chiesto all’On.le Pellicani e all’avv.to Alessio Vianello. Sul secondo più avanti. Per il primo, un conto è essere stato messo in gara fin dall’inizio e alla pari del pre-destinato, altro è essere un ufficiale gentiluomo cooptato per necessità e riconoscimento postumo. Si sa, gli effetti pratici ricadono non su chi è arruolato per “interessi superiori”,  ma sui chi va a chiedere il voto per la causa che si sente (sentirà) meno motivato.  In proposito basti osservare le due foto apparse sulla cronaca cittadina e pubblicate da “Nuova Venezia” il 18 scorso dopo l’adunata dei soci Pd. In quel contesto appaiono tante teste canute, sguardi un po’ spenti e l’immagine iconica di un militante seduto con il volto rivolto alla parete della sala tutta  intenta a leggersi il quotidiano. Evidentemente ciò che succedeva sul “palco” di fronte all’uditorio,  era poco stimolante.

Venezia 1993-2015: Dall’età dell’oro al civismo di reazione. Il Laboratorio Venezia  e come si può vincere

Per comprendere l’abisso in cui è caduta la partecipazione politica veneziana, con quel record di 114.000 astenuti alle regionali del 2025, è necessario riavvolgere il nastro al 1993. In quegli anni Venezia era il Laboratorio” d’Italia: la sinistra vinceva perché aveva imparato l’arte del compromesso alto, uscendo dai recinti ideologici per abbracciare il ceto medio produttivoIl segreto del successo delle giunte di Massimo Cacciari e Paolo Costa risiedeva in un’area di Centro dinamica e trasversale, capace di pesare tra il 12% e il 14% . Nel 1993, Cacciari vinse perché seppe unire il rigore del filosofo all’entusiasmo della società civile, rassicurando i moderati. Nel 2000, Paolo Costa — l’economista manager — portò questo modello al suo apice: con una coalizione che vedeva i cattolico-democratici e i socialisti pesare quasi quanto i DS, il centrosinistra parlava direttamente a: lavoratori,  professionisti e imprese. Era una Venezia che funzionava perché aveva un “ago della bilancia” moderato che impediva derive radicaliEsemplificando, la Lista Costa includeva: PPI-Democratici.-RI-UDEUR, più  SDI – PRI (Socialisti e Repubblicani), totale “Area Centro”  17.688 voti, il 13.6%

Va ricordato che nel 1993, il “verde Bettin” fu il valore aggiunto per Cacciari rappresentando -al tempo–  un’ecologia sociale capace di dialogare con il pragmatismo amministrativo. Era la sinistra che si sporcava le mani con i problemi reali di Marghera e della Laguna, senza perdere il contatto con il centro moderatoPoi la situazione si indirizzò verso un’ altra direzione.

Il corto circuito ideologico e la deriva radicale

Tuttavia, il meccanismo iniziò a incepparsi quando la spinta civica si appiattì sulla sinistra storica e sul giustizialismo. Il “fattore Bettin”, da risorsa trasversale, divenne il simbolo di una polarizzazione che finì per spaventare Mestre. Il legame d’acciaio con Felice Casson segnò l’inizio della fine.

Nel 2005, nella sfida fratricida contro Cacciari, l’asse Bettin-Casson rappresentò l’anima più radicale. La città però scelse il Cacciari “centrista”, percepito come più attento verso lo sviluppo della città. Quella lezione non venne appresa. Nel 2015, la candidatura di Casson blindata ancora una volta da Bettin e dalla sinistra radicale, apparve alla Terraferma come il “partito dei vincoli”. Per chi viveva a Mestre e Marghera, quel centrosinistra era diventato il custode di una Laguna musealizzata, sordo alle grida di una terraferma che chiedeva lavoro e sicurezza.

La mutazione genetica: dal Petrolchimico a Brugnaro e La decrescita infelice del Centro Storico

Mentre la politica si avvitava in queste sfide concettuali, il tessuto sociale di Venezia subiva una mutazione genetica. Marghera, la “Stalingrado del Veneto“, stava scomparendo. Il Petrolchimico, che negli anni d’oro garantiva ancora decine di migliaia di tute blu fedeli al sindacato e alla sinistra storica, subì un’emorragia inarrestabile. Con la chimica di base ridotta a poche centinaia di addetti, svanì il blocco sociale che aveva sostenuto la sinistra per cinquant’anni. L’operaio fordista era stato oramai sostituito da una classe lavoratrice frammentata, addetta ai servizi e alla logistica, che non cercava più protezione di lunga durata ma risposte immediate. In questo vuoto pneumatico, nel 2015, è esploso il “Fenomeno Brugnaro“.

Brugnaro non ha vinto per un colpo di fortuna, ma occupando militarmente lo spazio lasciato vuoto dal “Centro” e parlando alla pancia di una Mestre ferita. Il suo “cinismo d’affari” prometteva il pragmatismo dell’imprenditore ricco che non ha bisogno di razziare (un’illusione che oggi si scontra con l’inchiesta “Palude”). Nel 2015, il travaso fu epocale: la lista di Brugnaro divenne il primo partito col 20,8%, drenando i voti di quei moderati che un tempo votavano Cacciari e Costa e che, stanchi del radicalismo rosso-verde, scelsero l’uomo dell’intraprendere, che si rivelò molto intraprendente nel perseguire i propri interessi !.

A questo travaso politico si è aggiunta la decrescita infelice del Centro Storico, roccaforte dell’area riformista , che ha perso il suo peso specifico insieme ai suoi abitanti. Se agli inizi degli anni Novanta Venezia insulare contava ancora circa 76.000 residenti, nel 2020 il dato era già crollato a 51.000. Oggi, all’inizio del 2026, il contatore della Farmacia Morelli in Campo San Bartolomeo — il termometro implacabile dello spopolamento — segna una cifra drammatica: siamo scesi sotto la soglia psicologica dei 49.000 abitanti. Meno residenti significa meno voti per la sinistra “lagunare” e più potere decisionale a una Terraferma che, però, dopo dieci anni di Brugnaro, si scopre oggi tradita nelle promesse di sicurezza e decoro.

Il periodo 1993-2015 si chiude così: con una Laguna che vota a sinistra per abitudine e una Terraferma che sceglie la destra per reazione. È la fine del “Laboratorio Venezia” e l’inizio di una frammentazione che ha portato oltre la metà della città a non votare più, in attesa di una proposta che sappia finalmente unire la competenza tecnica alla visione civica. Tuttavia, resta un’eredità sospesa quella del Genius loci, Massimo Cacciari l’interprete supremo dell’anima di Venezia città d’acqua e di terra. Paolo Costa, pragmatico e rassicurante l’ultimo garante del compromesso alto.

La Scacchiera del 2026

Il candidato Simone  Venturini appare quindi più una figura di passaggio aspettando qualchedun altro. Il vero nodo si scioglierà a Roma, e il via libera alla candidatura di Luca Zaia a Sindaco di Venezia risponde a una duplice esigenza del Cdx. Da un lato, restituirebbe un’immagine di “istituzionalità pulita” a un’amministrazione travolta dalle inchieste; dall’altro, libererebbe la poltrona di Palazzo -Fini per Fratelli d’Italia secondo partito in Veneto e primo in  Venezia.

A sparigliare le carte Ugo Bergamo, ultimo Sindaco di Venezia prima dell’era dell’elezione diretta (1990-1993). Esponente di spicco dell’area moderata della DC che per decenni è stata l’architrave del potere veneto, già parlamentare e membro laico del CSM, Bergamo ha colpito duramente il “Doge”.  In un’intervista al Gazzettino, ha definito l’intero quindicennio del governo Zaia come “irrilevante” per le sorti del Veneto e quindi di Venezia. Un giudizio pienamente condiviso e apprezzato che però , data la persistente notorietà e reputazione di Luca Zaia,  sposta poco sul piano elettorale. Ugo Bergamo ha, nel merito ragioni da vendere, ricordiamolo l’ex- Presidente non ha affrontato né tantomeno risolto alcun problema strutturale, anzi ! Ha lasciato al suo successore al Balbi A. Stefani, un buco in bilancio di oltre mezzo miliardo in prospettiva per la Pedemontana, ha fallito in toto sull’Autonomia, più poteri al Veneto, ogni anno 8.500 giovani emigrano all’estero (come facevano i loro nonni) poiché qui non hanno né stipendi adeguati né ambienti di lavoro che  valorizzano le loro alte professionalità.

In ogni caso, non sono solo i calcoli politici dell’asse Roma-Venezia a suggerire il nome di Luca Zaia per Ca’ Farsetti. È la città stessa a chiamarlo, come accaduto simbolicamente ieri tra le calli del Ghetto. Mentre le istituzioni ricordavano l’orrore della Shoah, il grido di una signora da un balcone “Zaia Sindaco”, ha squarciato il silenzio, trovando immediata eco negli smartphone dei liceali presenti. È il segno che, nonostante le inchieste e il logoramento d’immagine dovuto a Brugnaro, il carisma del “Doge” resta l’unico vero argine capace di mobilitare ancora un consenso emotivo e popolare.

Il Cdx, indubbiamente,  gode di un vantaggio competitivo enorme: il potere, calamita da sempre per il consenso spicciolo e che va a votare. Giulio Andreotti, super-esperto in materia, usava dire “il potere logora chi non ce l’ha” e d’altra parte, la futura amministrazione dovrà dialogare con Regione e  Governo nazionale per risolvere i problemi cittadini. Agli occhi dell’elettorato  che “bada al sodo”, apparirà una carta in più rispetto agli avversari.

Se Andrea Martella offre un profilo istituzionale maturato in Parlamento, l’alleanza sconta un’incertezza cronica nei partner aggiuntivi ma essenziali per tentare di arrivare in meta. In assenza di una data certa  per le elezioni, il Csx è in costante evoluzione.

“Le due aggregazioni uscite a novembre 2025 si equivalgono (circa 40mila voti cadauna)”, vero ma ciò  non deve illudere  soprattutto – il Csx. Che farà chi ha disertato ? ovvero le 114mila persone in carne e ossa ?.  Vincerà chi saprà conquistarne la quota maggiore rispetto alla concorrenza. Osservando le votazioni pregresse, 2022 e 2020 va segnalato che sia nel collegio senatoriale che nelle elezioni comunali l’area progressista è sotto di 18.000 nella  prima data e di 30.000 nella seconda.

C’è l’inchiesta “ Palude” in corso, tuttavia la responsabilità penale è personale, non di per sé- trasferibile ai restanti partner di Brugnaro che non c’è. Inoltre,  l’area del non-voto veneziano è parte di quella regionale, 551.000 che non sono passati al Csx. Se il tasso d’affluenza cresce, verosimile, che chi tornerà al seggio in percentuale prevalente rivoteranno l’area governante in carica, specie se il candidato Sindaco sarà Luca Zaia.  Il suo competitor, al di là di come è maturata la premiership, sconta il fatto che a fronte di un personaggio pubblico conosciuto anche tra calli, campielli e terraferma, ha un elevato profilo di pubblico amministratore locale. Luca Zaia è stato: Assessore e Presidente della Provincia di Treviso, Assessore e Presidente del Veneto, mentre Andrea Martella -in gioventù- fu Vicesindaco e Assessore alla Cultura e allo Sport del Comune di Portogruaro. Elementi oggettivi sui quali vale la pena di riflettere.

Mentre il Cdx è notoriamente “unito e coeso” almeno fino al giorno delle votazioni, il Csx è più complicato e frammentato con singole liste e candidati sindaci, dove si fatica a vedersi parte attiva per “mandare a casa “ l’amministrazione attuale così da chiudere una triste pagina di Venezia .  Altra questione delicata è la capacità del candidato Sindaco ad attrarre, grazie al voto disgiunto, consenso provenienti dalla parte avversa. In questo contesto, contano notorietà, reputazione, stima della società  civile verso il leader, la sua leadership e team di accompagnamento.

Da ultimo, le elezioni comunali prevedono  il doppio turno, con il primo ci si pesa  e con il secondo i primi due competono fino all’ultimo voto utile, se il distacco non è esorbitante. Qui l’interrogativo riguarda unicamente il “Campo Largo”. Se  tanti segni fanno presumere che sarà Luca Zaia l’avversario da battere, metaforicamente va in pista un solo cavallo,  Andrea Martella perché si ha la certezza di vincere seccamente al primo turno, oppure è opportuno gareggiare  con un secondo cavallo, cioè una candidatura autorevole ed accreditata, condividendo entrambi le priorità fondamentali inserite in un medesimo orizzonte politico-programmatico?  Due cavalli o uno solo per arrivare al ballottaggio e poi unitariamente vincere?

Un orizzonte liberale e riformista: Alessio Vianello candidato Sindaco

Già a novembre 2024, i principali osservatori politici e movimenti come “Tutta la Città insieme!” avevano individuato nell’uscita del libro “I futuri di Venezia” e nel dinamismo di Vianello una disponibilità offerta alla città e in particolare al lato liberal-democratico. Un passo avanti che, allora come oggi, obbliga le forze  riformiste a una accelerazione per non restare schiacciate tra il cinismo della destra  e il pacchetto di mischia,  in direzione rosso verde con una debole presenza dell’area cattolico-moderata. La cronaca recente ci informa e il leader dem ha ufficialmente aperto a Rifondazione Comunista, inclinando l’asse della coalizione. È la conferma di una scelta che rinuncia definitivamente al centro moderato per rifugiarsi in un perimetro identitario e ideologico, lasciando sguarnita l’area del pragmatismo e della competenza. E bene ha fatto oggi l’avvocato Alessio Vianello , a respingere al mittente l’offerta pelosa pervenutagli da Andrea Martella di promettergli un posto nella sua squadra. In verità da novembre 2024 a fine gennaio 2026, si sarebbe potuto costruire programmi e valutare la convenienza nel partecipare con una o due candidature a Sindaco per rappresentare  al meglio il bene della città.

Alessio Vianello è un avvocato cassazionista di chiara fama, partner dello studio MDA in Treviso e già assessore nella giunta Costa, Vianello non è un nome nuovo, ma un volto che incarna la sintesi perfetta tra memoria storica e visione futura. Nel suo manifesto “I Futuri di Venezia” , presentato appunto nel 2024, Vianello ha tracciato una rotta chiara: Venezia non deve più essere una “città divisa in tre” (Laguna, Mestre, Marghera), ma un organismo policentrico che ruota attorno all’acqua. La sua proposta si basa su un pragmatismo solido: finanziamento della residenza tramite una card di servizi turistici, riconversione intelligente di Marghera e, soprattutto, una scommessa totale sui giovani e sul lavoro di qualità. Il suo manifesto politico-programmatico non è un libro dei sogni . In questo quadro, Vianello si pone come il destinatario naturale di quell’eredità in sospeso lasciata dal Laboratorio Venezia di Cacciari e Costa. Egli rappresenta l’elemento attrattore ideale per quell’elettorato rivolto al pragmatismo, a quei moderati e riformisti che oggi si sentono orfani di una proposta seria e non ideologica.

Mentre il Centrosinistra ufficiale si ripiega su schemi del passato e il Centrodestra cerca di nascondere le macerie della “Palude” dietro nomi altisonanti, Venezia ha bisogno di una scossa di competenza autoctona. Non possiamo più permetterci il lusso di “sindaci foresti” o di funzionari elettivi di apparato .

Se è vero, come voleva il pensiero liberale di Burke, che solo chi ha memoria del proprio passato può progettare il proprio futuro, allora la scelta diventa limpida. Cittadini  di terra e di mare, l’ora delle tattiche burocratiche  è scaduta. Alessio, i ‘Liberi e Forti’ ti aspettano per guidare la riscossa della Serenissima: non per occupare una poltrona in una giunta altrui, ma per guidare la città, auspicabilmente come Sindaco!

02 febbraio 2026                                                                                                                                    Enzo De Biasi

Fonti :

https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?tab=datiGenerali&did=59496 ddl Martella -Sbrollini https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Martella

https://www.youtube.com/watch?v=1yqd0KrzjAA Alessio Vianello 30 novembre 2024

https://elezioni2022.comune.venezia.it/ collegio senatoriale Venezia 2022 esito

https://regionali2025.consiglioveneto.it/regionali2025/risultati.jsp Venezia regionali esiti

https://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=G&dtel=20/09/2020&tpa=I&tpe=C&lev0=0&levsut0=0&lev1=5&levsut1=1&lev2=87&levsut2=2&levsut3=3&ne1=5&ne2=87&es0=S&es1=S&es2=S&es3=N&ms=S&ne3=870420&lev3=420  Venezia Comunali 2020

 

 

 

 

 

- Advertisement -
- Visite -

Pausa caffè

Sport & tempo libero

Il Veneto in un calice: a Santa Lucia di Piave torna Vinetia Tasting con 800 etichette

Domenica 22 marzo, il Polo Fieristico trevigiano ospiterà la quinta edizione della manifestazione firmata AIS Veneto. Tra le novità, la partecipazione di otto Consorzi...