L’associazione punta il dito contro la gestione del Colle: «Perché sul Monte Avena si scia e qui no? La politica e i personalismi hanno frenato il rilancio».
Belluno, 27 dicembre 2025 – Un augurio di buone feste che somiglia molto a un atto d’accusa. L’associazione Vivaio Dolomiti, da anni in prima linea per la tutela e il rilancio del comprensorio del Nevegal, chiude l’anno con una riflessione amara, trasformando i classici bilanci di fine stagione in una serie di interrogativi scomodi diretti alla politica e ai vertici gestionali.
Il quadro dipinto dall’associazione è desolante. Tra cronica mancanza d’acqua, autorizzazioni ottenute dopo iter burocratici definiti “estenuanti” e continue integrazioni documentali, il Colle bellunese sembra vittima di una maledizione che va oltre il cambiamento climatico.
«Il Nevegal è diventato il set perfetto per la rievocazione di un Fantozzi bellunese», punge Vivaio Dolomiti, sottolineando come l’impegno profuso nel tempo sia stato sistematicamente vanificato da «personalismi di soggetti che non hanno mai avuto a cuore il futuro del colle».
Il punto centrale della polemica riguarda la disparità di trattamento e di risultati rispetto ad altre stazioni sciistiche limitrofe. Se per Piancavallo, Asiago o il Passo Broccon si potrebbe invocare la differenza regionale, il paragone con il Monte Avena rende la questione puramente locale.
«Anche sul Monte Avena oggi l’impianto è aperto. Stessa provincia, forse meteorologi diversi?» si chiede provocatoriamente l’associazione.
La nota di Vivaio ricorda come, storicamente, il Nevegal riuscisse ad aprire sempre prima della stazione feltrina, sia sotto le gestioni SIS e NIS, sia con le cordate Curti-Casagrande e il gruppo Nevegal 2021 (Molin, Slaviero & c.). Quest’ultima gestione, pur essendo stata — secondo l’associazione — osteggiata da operatori e detrattori, garantiva la continuità stagionale.
Vivaio Dolomiti invita a un “gioco” di riflessione: cosa è cambiato realmente negli ultimi tre anni? Non il clima, non le risorse idriche e nemmeno i conflitti internazionali possono giustificare l’attuale stallo. La risposta, secondo l’associazione, va cercata nella capacità amministrativa e nella volontà politica.
La nota si chiude con un ringraziamento che sa di beffa per l’amministrazione del capoluogo: «Grazie al Monte Avena per essere ancora una realtà territoriale e grazie all’amministrazione di Pedavena, capace di far sciare i nostri bambini». Un messaggio chiaro: dove c’è competenza e visione, gli impianti girano. Sul Nevegal, invece, sembra rimasto solo il copione di una commedia degli equivoci.


