Tutti i segreti tecnici svelati dal musicista bellunese Roberto Bogo, interprete del genere musicale Jazz-Fusion (Carlton, Ford), bilanciato al sound orchestrale e raffinato di Battisti
I tuoi mostri sacri sono Larry Carlton e David Gilmour, chitarristi noti per far ‘cantare’ lo strumento. Per ottenere quel suono ‘morbido’ e ‘jazz fusion’ che deve fondersi con i violini senza sovrastarli, quale chitarra hai scelto come tua ‘Number One’?
“Per questo tour, la mia preferita è l’Eastman T486 semi-acustica, proprio per il suo suono morbido e caldo, in perfetto stile Carlton. Si sposa benissimo con gli archi e dona quel tocco jazz a brani come Prendila così o Innocenti evasioni. La uso anche su pezzi come Una giornata uggiosa; nel disco originale c’è un’acustica, ma io preferisco dare un tono più definito nella ritmica iniziale e una presenza maggiore sulla melodia del ritornello.
Ho riscoperto Battisti entrando nella band – prosegue Bogo – e ho notato subito che i suoi brani hanno diversi richiami al Fusion e al Jazz degli anni ’80: accordi complessi, parti con note out, dissonanze volute, inoltre il genio Battisti si avvicinava anche al funky…! non poteva mancare la mia Fender Stratocaster del 2002, perfetta in 10 Ragazze o Una donna per amico.
Per le atmosfere eleganti e delicate (Pensieri e parole, Non è Francesca) uso la mia Godin Natural Classica, un omaggio ai miei studi di chitarra classica a Belluno in gioventù. E, ovviamente, la Yamaha APX per gli acustici puri come La canzone del sole.
Infine, non può mancare la Sire Larry Carlton L7 come muletto di lusso per le emergenze, ha un suono Les Paul più moderno e morbido.”
Disponi di un arsenale completo dunque. Ma come amplifichi tutto questo per mantenere quel suono ‘Fusion’ pulito che non litiga con gli archi? E le acustiche le mandi dirette al mixer o passano dall’ampli?
“In effetti, sono l’incubo del fonico! Ho scelto da tempo la fedeltà dei valvolari Fender: l’Hot Rod Deluxe 40W e, sui palchi più grandi, un Blues Junior IV collegato in stereo. Mi piace il suono Fender pulito come tela per i pedali.
Per bilanciare il volume tra l’Eastman (con l’humbucker) e la Strat (single coil) uso un RC Xotic acceso: livella i volumi e mi dà quella spinta leggera per il funky.
Sono fedele ai pedali: l’elemento cruciale è il Boss CS-3 Compressor, sempre acceso, anche nei soli, per eliminare i picchi e ammorbidire l’attacco. Questo è fondamentale per non disturbare l’orchestra e per dare un suono bilanciato alle ritmiche funky.
La sezione Pre è il cuore: uso l’Ibanez TS9 (insostituibile) per il calore su Prendila così e sul
primo solo di Con il nastro rosa. Per i soli finali e più aperti, mi affido all’Xotic BB Preamp.
E per le ritmiche più ‘cattive’ (Il tempo di morire) uso Xotic AC Booster, che mi dà una distorsione morbida, meno cupa di un classico TS9.
Per alcuni arpeggi, su ‘Mi ritorni un mente’ per citare un brano, uso il Blues Driver della Boss lo trovo interessante se usato con poco Gain.
Le chitarre acustiche e la Godin vanno invece dirette al mixer, con una DI box, per ottenere la massima pulizia”.
Il solo finale di Con il nastro rosa. Qual è il tuo ‘Secret Sauce’, il tuo ingrediente segreto per quel momento? Cosa succede tra le tue mani e la tua pedaliera per creare l’apice emozionale del concerto?
“Direi che il mio secret sauce in quella coda finale è un mix di controllo e istinto. Parto dal BB Preamp per dare spessore, poi apro il Boss DD-7 con una ripetizione a metà tempo: crea quel tappeto che si intreccia con l’orchestra. Aggiungo un tocco di Hall
of Fame per allargare il suono in una dimensione più emotiva. Il CS-3 è lì a fare da guardia per ammorbidire l’attacco.
A quel punto mi affido molto alla dinamica della mano destra. Lascio che le note ‘galleggino’, come un richiamo Gilmourian, cercando un finale che sia più melodia che virtuosismo, dove lo spazio tra una frase e l’altra diventa parte dell’emozione. L’orchestra
spinge, e io la seguo.”
