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Veneto al bivio * di Enzo De Biasi

Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto

Nell’intervista elettorale andata in onda il 18 novembre in Rai, il candidato alla Presidenza della Regione, il leghista Alberto Stefani ha sostenuto che a “otto anni dal referendum sull’autonomia veneta c’è voluto un governo di destra per fare un deciso passo avanti”.

In retorica, si chiama mistificare la realtà, distorcere i fatti al fine di trarre vantaggio dalla credulità altrui, nello specifico da chi andrà a votare il 23-domenica e il 24-lunedi prossimi.
Del resto, nel raccontare fandonie al popolo veneto la Lega e Zaia in particolare, sono e sono stati eccellenti venditori di fumo. Tutti ricordiamo il motto “paroni a casa nostra”, ebbene l’attuale aspirante a Palazzo Balbi è stato scelto da due romani e un lombardo. E che dire di “meno tasse a Roma” ? L’impegno programmatico assunto dalla signora Giorgia Meloni durante i comizi del 2022, trascorsi tre anni a Palazzo Chigi è stato ampiamente disatteso. Afferma la stampa economica analizzando i dati ISTAT “la pressione fiscale ai massimi da dieci anni, le promesse tradite di Meloni”. Segnaliamo al cittadino e alle imprese che l’aumento del prelievo tributario sulle persone fisiche e sulle attività economiche, va addebitato non solo al PcM, Fratelli d’Italia, ma anche ai due Vice-Presidenti del Consiglio, Matteo Salvini, Lega e Antonio Tajani, Forza Italia.

Il fatto che tre leader regionali di peso, Luca Zaia per la Lega, Flavio Tosi per Forza Italia e Luca De Carlo per FdI aiutino il giovane Stefani, non significa che questi potrà agire in “Libertà ed Autonomia” se diventerà Governatore. La netta sensazione è che Alberto Stefani è (sarà) un “vaso di coccio”, Presidente nell’ufficialità ma obbligato a fare i conti sempre, comunque e dovunque con i tre navigati alligatori politici dalle mascelle potenti, dalla pelle corazzata e dai sensi acuti, una specie di cavalier servente più padroni.
A questo punto forniamo, in estrema sintesi, gli eventi succedutesi che hanno impedito al Veneto di avere l’ A.D. che non è stata “portata a casa” da un quarto di secolo.
Luca Zaia, Conegliano 1968, è stato bravo nell’aver imbambolato per vent’anni, l’opinione pubblica, le associazioni datoriali, quelle sindacali e i partiti ben oltre quello di appartenenza, allorché fin dal lontano 2007 nelle vesti di Vice-Presidente di Giancarlo Galan, presentò la “pratica” dell’ Autonomia Differenziata, applicativa dell’art.116 comma 3 della Costituzione debitamente modificata sei anni prima. La legge che assegnava più potere alle regioni ordinarie, tra queste il Veneto, era stata voluta dal Centro-Sinistra, elaborata dal Governo D’Alema, confermata dai cittadini con apposito referendum e vigente fin da gennaio 2001. Il centro-destra, governante il Veneto dal 1995, avrebbe potuto avvalersi della norma statale per diventare più autonomo da “Roma Ladrona”. La volontà politica non c’è stata, il fatto non è accaduto.

Molto più facile raccogliere consenso eccitando la propria base sociale, urlando e pregustando i battimani che sarebbero seguiti all’urlo dal palco di “Roma Ladrona” e poi andare a bere in compagnia degli astanti un prosecchino doc meglio se docg millesimato.
Il 18 dicembre del 2007, il Consiglio Regionale approvava all’unanimità la richiesta di avere più funzioni e risorse da Roma. Il Centro-Sinistra, collaborante in materia, in quel dicembre di 18 anni or sono segnalava al Cdx che accolse, l’esigenza d’integrare la lista delle materie con: “cooperazione transfrontaliera, rapporti internazionali e con l’Unione europea” conoscendo il tessuto produttivo regionale e la propensione all’export di buona parte delle PMI, piccole e medie imprese venete. La domanda licenziata da Palazzo Ferro Fini sul Canal Grande in Venezia venne spedita a Palazzo Chigi per il seguito di competenza.

Caduto il Governo Prodi il 6 di maggio 2008, l’8 di maggio 2008 entra in scena il Governo Berlusconi quater che durerà fino al 16 novembre 2011. Del team governativo fanno parte quattro importanti ministri leghisti. I componenti sono: Umberto Bossi delegato alle “riforme per il Federalismo”, Roberto Maroni “Interni”, Roberto Calderoli “semplificazione normativa” e Luca Zaia “politiche agricole” Le materie chieste dal Veneto erano 13 sulle 23 concedibili, la richiesta è rimasta inevasa, sepolta tra le scartoffie nei cassetti ministeriali.
I politici leghisti Calderoli e Zaia oggi sotto i riflettori per la pre-intesa , sono gli stessi del 2008-2011, nulla combinarono allora e non credibili né affidabili sono a novembre 2025.
La prima sonora bocciatura tutta politica va addebitata alla Lega e agli altri partner nazionali e regionali. Di questo, poco si è discusso nei successivi dieci anni , dentro i partiti e la “dirigenza” imprenditoriale e sociale. L’argomento è stato debitamente rimosso ed occultato all’opinione pubblica da parte dei mass-media locali. Evidentemente, i sedicenti fautori dell’Autonomia Differenziata erano forti e fermi (come il vino d’annata) in Veneto, a Roma -invece- bevevano altri vini mangiando pietanze più succulente. L’ A.D. purtroppo, è (è sempre stata) una leggenda metropolitana da far girare tra la “gente” del condominio veneto, poco prima del voto come sta succedendo in queste ore e giorni !
Seconda bocciatura.

Nel 2014 il Consiglio Regionale approva due leggi richiedenti al Governo di poter interpellare il popolo veneto al fine di avere un’ Autonomia Differenziata “taylor made“, locuzione zaiana semplice ed efficace. Ebbene, il Governo impugna le norme e la Corte costituzionale boccia ben cinque quesiti referendari sui sei richiesti. La stroncatura della Consulta è inequivocabile: NO al Veneto indipendente e sovrano, NO al Veneto Regione a statuto speciale, NO a che le tasse raccolte restino in Veneto per l’80%. NO a che la Regione decida autonomamente come spenderei le risorse trasferite da Roma. Un NO netto su tutta la linea del sogno non solo leghista, dell’impostazione giuridico-istituzionale curata dalla difesa regionale, della narrazione divulgata dalle emittenti radio-televisive, dai giornali cartacei e presenti in rete, nei circoli sociali e pubblici esercizi, soprattutto bar.

Il diktat giudiziale è inappellabile e data 1° luglio 2015. La nuova Giunta Regionale presieduta da Luca Zaia, entrata in carica dopo le elezioni vinte alla grande dal Cdx, segue un doppio binario: negoziare con Roma per avere il massimo del potere conferibile ma e -nel contempo – attivarsi per attuare l’unico referendum, il sesto, rimasto in piedi e che recita “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?” Quesito consultivo, fissato dalla Corte ripetendo in forma interrogativa l’art. 116 comma 3. in quanto la sostanza contenuta negli altri cinque era stata cassata, azzerata.

Qualche trattativa sull’asse Roma-Venezia ha luogo, ma senza alcun esito in quanto Zaia ritiene più vantaggioso procedere con il referendum e quindi, successivamente, negoziare da una posizione “più forte” l’Autonomia Rafforzata. Il 22 ottobre 2017 i risultati alle urne danno un 57.2% di affluenza al voto con un 99.8% di SI e un 43,8% non votanti. La trattativa riparte e il 28 febbraio 2018, il Governo Gentiloni- Centro Sinistra e Regione firmano un accordo preliminare che fissa tempi, procedure e materie trasferibili al Veneto. Le materie sono tra le altre: politiche attive del Lavoro, Istruzione tecnica- professionale, servizi integrativi delle università, Sanità in particolare politiche di gestione del Personale dipendente, convenzionato e accreditato, Tutela dell’ambiente e del territorio, Rapporti internazionali e con l’Unione Europea.

I firmatari sono: per il Governo, il Sotto Segretario Gianclaudio Bressa, già sindaco di Belluno e parlamentare del Partito Democratico e dall’altra parte il Presidente del Veneto, Luca Zaia. Subito dopo l’esecutivo decade si va ad elezioni vinte dai 5 stelle che, assieme alla Lega danno vita al Conte I. I due vice premier, L. Di Maio e M. Salvini, stipulano un “contratto di governo” nel cui testo per l’ A.D. è prevista una “conclusione rapida”. Il Ministro per gli affari regionali è una leghista, di Vicenza, avvocato Erika Stefani. Tutto si è svolto così in fretta, così celermente, che l’A.D, fatta su misura di Veneto, sarto e sartina dotati di metro, ago, filo e forbici si stanno ancora rincorrendo nei palazzi ministeriali.
Terza altisonante bocciatura, concausa principale la Lega. L’A.D. veneta, quella “taylor made” a 23 carati, pardon a 23 materie ex art. 116: impacchettata e in lista d’attesa per le generazioni future !.

Dell’Autonomia Differenziata, si sta occupando il veterano leghista e Ministro Roberto Calderoli che- lavorando sodo- ha portato in porto la legge nr. 86/2024. La norma in questione aveva tanti meriti, ma un unico difetto, spaccava l’Italia in due: Nord contro Sud, guelfi contro ghibellini, Orazi contro Curiazi. Oltre 1milionee 330 mila cittadini e cinque regioni avevano chiesto il referendum abrogativo, epperò la Corte costituzionale ha sottratta la norma al giudizio popolare, ma giudiziosamente l’ha inaridita dai “contenuti innovativi”, proprio quelli voluti dal Governo Meloni.
La “Calderoli” è stata rispedita al mittente, il Parlamento, che con calma , la riscriveranno. Nell’anno in cui riapparirà in Gazzetta Ufficiale ( numeri da giocare al lotto) può sempre accadere che una Regione insoddisfatta, forse una del Sud, ripresenti ricorso alla Consulta, quindi: altro giro, altra corsa, altri “Calderoli”.

Nel frattempo, il Ministro Calderoli non sta con le mani in mano. A pochi giorni dalle votazioni di domenica prossima a 18 anni dalla prima richiesta di Autonomia Differenziata partita dal Veneto bocciata dal Governo Berlusconi quater, a otto anni dal referendum regionale farlocco e a sette anni dalla terza bocciatura a cura del Governo Conte-Salvini, a Palazzo Ferro-Fini si sono incontrati Zaia e Calderoli dove hanno firmato una pre-intesa apponendo le loro firme su quattro materie: Sanità, Protezione Civile, Professioni e Previdenza complementare e integrativa. La questione merita qualche accenno.
La pre-intesa è un mero accordo politico, un assist per Alberto Stefani leghista come i due firmatari e non è immediatamente esecutivo, validità assicurata fino al giorno delle elezioni. Inoltre, il documento dovrà essere sottoposto alla Corte dei conti per la verifica di legittimità, specialmente sui costi impliciti, quindi ricevere l’approvazione formale dal Consiglio dei ministri per diventare un’intesa in senso proprio.

È stato interessante leggere le dichiarazioni dei due attori principali, in particolare quelle di Luca Zaia quando firmo la “pre-intesa del 28 febbraio 2018, sette anni or sono in verità un po’ più ricca di criteri, metodi e contenuti.
Comunque, ecco qui l’incipit: “La giornata è storica – commenta il Presidente della Regione del Veneto – non soltanto perché si firma oggi una importante pre-intesa, ma soprattutto perché questo cammino è iniziato con il piede giusto. Questo preaccordo ci consente di cristallizzare e consolidare quello che si è fatto fino ad ora e introdurre metodologie e criteri per le cose da fare nell’immediato futuro, con alcuni principi ormai inderogabili: abbandono della spesa storica, utilizzo dei fabbisogni standard per le determinazioni di spesa, compartecipazione ad alcuni tributi, commissione paritetica sul modello dell’Alto Adige, trattativa su tutte le 23 materie previste dall’art. 116 della Costituzione”. Ad affossare il tutto si adoperò la Lega per Salvini.

La Lega è ( è stata) un movimento sorto per tutelare le aree produttive del Nord, Veneto potenza economica anche se nano politico. Ora, trascorsi 25 anni si può tranquillamente affermare che “la madre di tutte le battaglie”, sovranità ed indipendenza prima, autonomia differenziata poi, sono state definitivamente perse causa incapacità, ignavia, ignoranza della classe dirigente leghista che pure ha sempre goduto della maggioranza assoluta, nell’ultimo periodo, del favore popolare.
Il sistema produttivo-economico-sociale è in forte crisi, senza visione futura, con migliaia di giovani che preferiscono migrare all’estero come fecero i loro nonni, anche se sono laureati e non hanno la valigia di cartone e solo un paio di scarpe. Il “piccolo è bello” fa ormai parte dell’archeologia industriale, il Veneto non è più “potenza economica” ma sempre di più “nano politico”.

Negli ultimi trent’anni abbiamo avuti due Presidenti. Giancarlo Galan- Forza Italia 1995/2010, dipendente di un’azienda del cavalier Berlusconi ha patteggiato una pena a 2 anni e 10 mesi di reclusione per i reati di corruzione e riciclaggio e dopo un breve periodo in carcere, ha scontato il resto della pena ai domiciliari. Luca Zaia, pubblico amministratore fin dall’età di 25 anni (consigliere comunale a Godega Sant’Urbano) ha governato per tre lustri da Presidente del Veneto senza infamia né lode. Il suo successore dovrà innanzitutto occuparsi di far quadrare il bilancio ordinario senza dover ricorrere all’incremento delle aliquote IRPEF e IRAP considerato il buco della Pedemontana, le liste d’attesa e lo spazio che -forse- sarà dato dal Governo per la sanità a condizione che le risorse siano reperite a carico dei contribuenti regionali.
I risultati elettorali regionali delle ultime tre decadi vanno nel medesimo segno, la coalizione di centro-destra. Tuttavia, la legge regionale permette di dare un voto disgiunto, la preferenza al proprio candidato del cuore nel collegio provinciale e optare per il Presidente del Veneto della coalizione alternativa, quella di centro sinistra. In proposito segnaliamo, Giovanni Manildo di mestiere avvocato un non professionista della politica politicante, già sindaco della città di Treviso, che ha presentato una piattaforma programmatica focalizzata su: giustizia sociale, innovazione sostenibile e sanità pubblica e territoriale. “

20 novembre 2025 Enzo De Biasi

Fonti:

Pressione fiscale ai massimi da 10 anni, le promesse tradite del Governo Meloni  Qui Finanza quotidiano economico

https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDcr.aspx?id=203663 L’Autonomia Differenziata richiesta nel dicembre del 2007

https://www.affariregionali.it/it/comunicazione/notizie/autonomia-differenziata-accordi-preliminari-con-le-regioni-emilia-romagna-lombardia-e-veneto/ , la pre-intesa del 2018

https://ilgiornaledeiveronesi.it/notizie-veneto/regione-veneto/presidente-veneto/governo-e-regione-veneto-hanno-firmato-laccordo-preliminare-in-merito-allintesa-prevista-dallart-116-terzo-comma-della-costituzione-il-presidente-il-cammino-verso-lautonom/  dichiarazioni di Zaia siglata l’accordo preliminare nel 2018

Zaia, Luca – Enciclopedia – Treccani  la carriera politica del Presidente uscente