
Da modella a icona dell’hard, la svedese Marina Hedman Bellis, nota come Marina Lotar, fu tra le prime dive a luci rosse in Italia, destreggiandosi tra l’erotico e il cinema d’autore con Fellini e Risi.
Milano, 17 Novembre 2025 – In un’epoca di profonde trasformazioni sociali e cinematografiche, il nome di Marina Lotar risuona come quello di una pioniera, una donna che con coraggio e spregiudicatezza ha ridefinito i confini dell’industria dello spettacolo per adulti in Italia. Nata Marina Hedman Bellis a Göteborg, Svezia, nel 1944, l’attrice è stata molto di più di una semplice interprete del genere, lasciando un segno indelebile in un periodo culturalmente e politicamente turbolento.
L’arrivo di Marina in Italia è legato a una storia d’amore “tradizionale”: il matrimonio con il popolare giornalista Rai Paolo Frajese, dal quale ebbe due figli. Questo legame, che per un periodo l’ha portata a usare anche il cognome “Frajese”, sembrava preannunciare un percorso di vita convenzionale.
Tuttavia, negli anni ’70, in un’Italia in piena fermentazione, la sua vita prese una svolta radicale. Dopo il divorzio, l’ex modella svedese abbracciò l’industria cinematografica, inizialmente con ruoli nel genere erotico e soft-core, fino al debutto nel cinema hardcore che la consacrò con lo pseudonimo di Marina Lotar. La sua scelta, audace e inaspettata per l’epoca, provocò inevitabilmente scandalo e discussioni, sfidando le convenzioni sociali del tempo.
Ciò che rende la carriera di Marina Lotar particolarmente affascinante è la sua capacità di muoversi su due binari paralleli. Mentre affermava la sua fama nel cinema per adulti, collaborando con registi come Joe D’Amato, l’attrice riusciva a ottenere ruoli anche in pellicole mainstream di grande rilievo.
Il suo nome compare nei cast di alcuni mostri sacri del cinema italiano:
Federico Fellini: La volle nel suo onirico “La città delle donne” (1980).
Dino Risi: Partecipò a “Primo amore” (1978).
Bruno Corbucci: Recitò al fianco di Tomas Milian in diversi film del ciclo dell’Ispettore Giraldi, come “Delitto a Porta Romana” (1980) e “Delitto al Blue Gay” (1984).
Questa versatilità la posizionò come una figura anomala e complessa, dimostrando che i confini tra cinema “alto” e cinema “di genere” potevano essere fluidi, una prova della sua determinazione a perseguire la propria visione artistica senza curarsi degli stereotipi.
Dopo aver girato decine di pellicole che ne hanno consolidato la fama come una delle prime dive dell’hard italiano, Marina Lotar si è ritirata definitivamente dalle scene all’inizio degli anni ’90.
Nonostante occasionali tentativi di riportarla davanti alla telecamera, come l’offerta per una parte nella fiction “Carabinieri” nel 2008, l’attrice ha scelto di mantenere una vita discreta e riservata, lontana dai riflettori. La sua storia, fatta di scelte audaci e di sfide al conformismo, rimane un racconto avvincente e un pezzo significativo, benché controverso, della storia del cinema italiano.
