L’appello ai candidati in Veneto per “Arginare clientele e sfiducia”
Venezia – L’astensionismo crescente alle elezioni regionali non è più solo un dato statistico, ma si configura come un vero e proprio “allarme per la democrazia”. È questa la premessa con cui l’Associazione Luca Coscioni e il movimento Eumans lanciano una proposta di riforma radicale, denominata lo “Statuto della Partecipazione”, con l’obiettivo di “spostare il baricentro della politica dalle clientele ai cittadini”.
La proposta è stata presentata in occasione della prossima tornata elettorale regionale, con un appello diretto ai candidati in Veneto affinché si impegnino a investire su strumenti di democrazia diretta moderni e inclusivi. La ricetta Anti-Astensione: diritti effettivi secondo Marco Cappato e Lorenzo Mineo, rappresentanti delle due organizzazioni, “non bastano appelli morali al voto: serve rendere la partecipazione un diritto effettivo, continuo e accessibile”.
Lo Statuto della Partecipazione prevede un pacchetto di misure volte a facilitare l’iniziativa popolare e la deliberazione civica:
Referendum Regionali senza Quorum: eliminazione della soglia minima di partecipazione per la validità delle consultazioni.
Assemblee civiche estratte a sorte: introduzione di organi deliberativi composti da cittadini selezionati casualmente. Firme digitali semplificate: possibilità di raccogliere le adesioni con Spid o Cie. Riduzione delle firme: limite massimo di firme richiesto a 1/10 degli elettori.
Tempi certi: obbligo per il Consiglio Regionale di discutere le leggi di iniziativa popolare entro 6 mesi, con convocazione automatica di un referendum in caso di inadempienza.Il
Caso Veneto: strumenti “Distanti dagli standard”
La lente d’ingrandimento delle associazioni si è concentrata sulla situazione attuale del Veneto, definita “distante” dagli standard ideali di partecipazione democratica.
Attualmente, nella Regione:”Non è prevista la firma digitale per le iniziative, il referendum regionale abrogativo richiede 40.000 firme e resta vincolato a un quorum di partecipazione. Lo Statuto regionale non contempla assemblee civiche estratte a sorte né termini per discutere le leggi di iniziativa popolare.
“In sintesi, la Regione Veneto viene criticata per la mancata digitalizzazione della raccolta firme, l’ostacolo del quorum referendario e l’assenza di canali diretti di deliberazione civica. “Vogliamo spostare il baricentro della politica dalle clientele ai cittadini”, ribadiscono Cappato e Mineo, convinti che “solo strumenti partecipativi moderni e inclusivi possono ridare senso al voto e alla responsabilità collettiva” e invertire la tendenza alla disaffezione e alla sfiducia che alimenta le “reti di potere locale sempre meno rappresentative”.
