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La mistificazione della realtà, ieri Berlusconi, oggi Salvini e Meloni * di Enzo De Biasi

Berlusconi in Veneto, giugno 2023

Silvio Berlusconi: l’illusionista che fece ‘Sognare gli Italiani’ e l’eredità di Cinque Miliardi di Euro

Le forze politiche di destra-centro, Lega, Forza Italia, FdI (già An), sono contestabili per la loro ipocrisia sull’Autonomia Differenziata non realizzata in Veneto. Nonostante il Consiglio Regionale  avesse votato all’unanimità, la richiesta di autonomia già nel 2007, questi stessi partiti (allora nel Governo Berlusconi 2008-2011) non accolsero la richiesta: diciotto anni or sono. Oggi, ottobre-novembre 2025, in piena campagna elettorale, è comico vedere  Zaia e Stefani-Lega, De Carlo-FdI e Tosi-F.I. riproporre la promessa non mantenuta perfino dopo il costoso referendum del 2017 e il fallimento del Governo M5Stelle -Lega, 2018-2019, Vive Presidente  M. Salvini, otto anni fa.

Il Governo Berlusconi IV è durato solo tre anni prima di concludere malamente l’esperienza a guida forzista. La crisi fu innescata da una ragione interna: nel 2010, Gianfranco Fini lasciò il Popolo della Libertà (PdL) per fondare “Futuro e Libertà per l’Italia” (FLI), mossa che, pur destabilizzando l’esecutivo, non portò successo elettorale al nuovo partito.

La crisi del debito sovrano rappresentò la seconda scossa che portò alla caduta del Governo Berlusconi. Lo spread (differenza tra BTP italiani a 10 anni e Bund tedeschi) superò i 550 punti base, segnalando una grave sfiducia dei mercati finanziari verso l’Italia. Ciò evidenziò l’incapacità dell’allora Premier, sebbene abile nei suoi affari privati, di gestire efficacemente i conti pubblici nazionali.

Il discorso televisivo di Silvio Berlusconi del 1994 – memorabile e trasmesso, urbi et orbi, a tutta la “gente” – sancì la sua “discesa in campo” con parole chiare e dirette: L’Italia è un Paese che amo. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature.”

Indro Montanelli, amico della cerchia ristretta in gioventù fascista liberalconservatore in maturità, cercò di dissuadere Silvio Berlusconi dall’assumere la guida del Paese. La critica del Maestro del giornalismo si concentrava sul principio che un imprenditore con rilevanti interessi privati non dovesse guidare la Nazione. La censura non era diretta solo al nascente “partito-azienda”, ma al “principio stesso di mescolare affari pubblici con quelli personali e imprenditoriali.” Per Indro Montanelli, la politica era una missione e un servizio pubblico che richiedeva onestà, assenza di demagogia e una “attenzione scrupolosa al bilancio dello Stato”, una volta liberi da “interessenze proprie”. Questi principi, che egli applicava alla critica della politica contemporanea, erano da lui visti come gli ideali perseguiti dalla destra liberale dei primi anni del Regno d’Italia, età monarchico-sabauda.

Le scelte di Silvio Berlusconi si discostarono dai moniti di Montanelli. Il titolare di Fininvest entrò in politica nei primi anni ’90 pur trovandosi in una delicata condizione finanziaria a causa dell’elevato debito aziendale, stimato in migliaia di miliardi di lire. Questo avvenne in un contesto storico di profonda crisi, dovuto al crollo del Muro di Berlino (1989) e allo tsunami giudiziario di Mani Pulite (1992), che aveva provocato il collasso dei partiti tradizionali, lasciando un vuoto di potere. Il crollo dell’URSS -Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche, causato dall’implosione del regime comunista russo, eliminò la ragione d’essere del PCI (Partito Comunista Italiano), il secondo partito più votato in Italia. Il PCI si trasformò progressivamente in PDS, poi in DS, fino a confluire nel 2007 con La Margherita, insieme di laici e cattolici,  nel PD (Partito Democratico), il cui simbolo attuale presenta i colori della bandiera italiana.

Contemporaneamente, lo tsunami giudiziario iniziò il 17 febbraio 1992 con l’arresto in flagranza di reato dell’esponente del PSI Mario Chiesa a Milano per una tangente di 7 milioni di lire (circa € 7.230 in potere d’acquisto rivalutato). Questo evento diede il via a Mani Pulite. L’arresto di Mario Chiesa – che il Segretario Nazionale del PSI, Bettino Craxi, aveva inizialmente minimizzato come il caso di un “mariuolo isolato” – in realtà “scoperchiò il vaso di Pandora” del sistema di corruzione diffuso a tutti i livelli; segnando così l’inizio della fine della prima fase della Repubblica.

Indro Montanelli commentò la stagione di Tangentopoli affermando che “la corruzione era cosa nota e risaputa a tutti i livelli, … finché c’era il comunismo non si poteva cambiare la classe politica che c’era …crollato il muro …… gli italiani aspettavano Tangentopoli…” Utile ricordare che Bettino Craxi, leader del PSI nazionale travolto da Mani Pulite, era amico personale di Silvio Berlusconi e garante dello sviluppo della sua galassia aziendale.

I testi di economia definiscono l’imprenditore liberale colui che ama e ricerca la concorrenza, la competizione libera e alla pari per massimizzare l’innovazione e il benessere collettivo. Viceversa, l’imprenditore che cerca “aiuto” di politici amici per conquistare fette di mercato non agisce secondo i principi liberali, ma si muove nell’ambito del clientelismo e della ricerca di rendita., “rent-seeking”. Il tycoon milanese è stato un brillante imprenditore, concentrato in due settori: edilizia e frequenze televisive. Questi rami, apparentemente distanti, sono accomunati dal fatto di dipendere fortemente dalle regole, dai criteri e dai tempi fissati dalla dirigenza politica, che ha il potere di legiferare e amministrare le istituzioni pubbliche.

 

Il soggetto pubblico, (le Pubbliche amministrazioni competenti), è l’entità che dà  i permessi e concessioni, sia per il “lotto fisico di terreno” nell’edilizia che per quello “spaziale di natura immateriale” delle frequenze TV. Le società private, concessionarie, pagando il dovuto, lavorano in questi ambiti per trarne il massimo profitto, beneficiando di “diritti esclusivi” sulle attività autorizzate. In questo mercato a concorrenza limitata (edilizia, TV), la variabile strategica per l’imprenditore è disporre di “ottime relazioni ed entrature politiche”. Un esempio emblematico è il salvataggio delle reti Fininvest (Canale 5, Italia 1, Rete 4) nell’ottobre 1984. Dopo che i pretori le avevano oscurate per violazione del monopolio RAI, il Governo Craxi I emanò d’urgenza un decreto-legge (non ostacolato dal PCI) che permise alle reti di Silvio Berlusconi di continuare imperterrite   a trasmettere su scala nazionale.

Dopo il collasso dell’ancien régime partitocratico tra il 1989 e il 1992, l’editore televisivo Silvio Berlusconi “scende in campo”, fondando “Forza Italia”. Questo partito padronale e monarchico gli permise di intervenire direttamente nelle istituzioni per tutelare i propri interessi personali e aziendali.

La commistione tra interessi pubblici e privati fu immediatamente evidente: a luglio 1994, il primo Governo Berlusconi adottò un decreto che modificò la Legge Mammì e prorogò l’uso delle frequenze da parte di Mediaset. Questo atto, uno sfregio delle regole a favore di uno non uguale agli altri davanti alla legge, salvò di fatto Rete 4 dall’obbligo di cessare le trasmissioni, evitando il passaggio al satellite o al digitale. La legge ad personam del luglio 1994 a favore di Mediaset suscitò la ferma opposizione del PDS (ex-PCI), che denunciò i rischi per la democrazia. Come conseguenza, cinque ministri del PPI (Partito Popolare Italiano, già DC), tra cui Sergio Mattarella (attuale Presidente della Repubblica), si dimisero per dissenso. Il Ministro Carlo Fracanzani (PPI) criticò in particolare il decreto perché in contrasto con i principi europei di concorrenza e trasparenza. Queste tensioni interne ed esterne portarono al naufragio del primo Governo Berlusconi il 22 dicembre 1994.

Sergio Mattarella (allora Ministro dell’Istruzione) e Carlo Fracanzani (Partecipazioni Statali), assieme ad altri tre Ministri DC (Martinazzoli, Mannino, Misasi), si dimisero nel luglio 1990 dal Governo Andreotti VI per motivi etici e costituzionali.  La protesta era contro la cosiddetta Legge “Mammì” (n. 223/agosto 1990) che, legalizzando la posizione dominante di Fininvest (Silvio Berlusconi), “legittimava la situazione di monopolio/duopolio esistente”. I due lasciarono poi anche il Governo Berlusconi I (1994-1995) per gli stessi motivi: la legge favoriva “l’interesse privato di un singolo imprenditore a scapito del bene pubblico”, tradendo i principi di pluralismo e concorrenza.

“Business is business”. In questa e in molte altre circostanze, le logiche del profitto personali e aziendali di Silvio Berlusconi prevalsero sugli interessi pubblici e sulla pluralità dell’informazione. I precetti liberali di Montanelli vennero totalmente ignorati, relegati a mere questioni accademiche, trattate in “dotte analisi” e libri per una ristretta élite, a dimostrazione della scarsa incidenza etica sulla realtà politica italiana.

Silvio Berlusconi tentò espansioni all’estero: ebbe successo con Telecinco in Spagna, ma subì un disastro economico in Francia con La Cinq, liquidata nel 1992, due anni prima della sua “discesa in politica”. Ancor oggi, il core business di MFE-MediaForEurope rimane l’Italia: nel 2023, su ricavi netti totali di 2.808 miliardi di €, circa il 65% (1.825 mld €) è stato generato dal mercato italiano (Mediaset S.p.A.), e il restante 35% ($983$ mln €) dal mercato spagnolo (MFE-Spain).

I quattro governi berlusconiani  non hanno prodotto una crescita economica significativa e non hanno risolto i problemi strutturali italiani.

La “rivoluzione liberale” di Silvio Berlusconi è rimasta solo uno slogan, promessa fin dall’esordio ministeriale (1994) ma mai realizzata; è stata sfruttata in abbondanza solo nei momenti elettorali. Sul risanamento del debito statale e la riduzione fiscale, il giornalista economico Oscar Fulvio Giannino ha dichiarato: “Debito Pubblico? I Governi Berlusconi sono stati i maggiori responsabili”. Nello specifico, il Governo 1994-1996 produsse un incremento giornaliero del debito pubblico pari a 330 milioni di €, mentre l’ultimo esecutivo (2008-2011) generò 217,8 milioni di € di debito giornaliero. La “palma del più virtuoso” nella gestione del debito spetta ai governi di centrosinistra (D’Alema: 76,3 mln €/giorno, Prodi: 96,2 e 97,5 mln €/giorno). Oscar Giannino conclude che, su un debito pubblico totale di 1.931 miliardi di € stimato a settembre 2011, i quattro governi Berlusconi hanno contribuito per 557,2$ miliardi, ovvero il 28,8% del debito totale generato nei circa 3.200 giorni della sua governance.

La riduzione delle aliquote IRPEF (da cinque a quattro scaglioni) avvenne nel 2007, sotto il Governo Prodi II. Nonostante fossero definite “forze politiche irresponsabili e immature” da Berlusconi, i governi guidati da D’Alema e Prodi hanno dato attenzione al debito e alla riduzione delle aliquote fiscali, mantenendo l’Italia un “Paese liberale”. Di tale contesto ha beneficiato anche Silvio Berlusconi, il cui “proficuo e onorato servizio prestato alla Nazione” ha incluso un patrimonio stimato oggi in circa cinque miliardi di € lasciato agli eredi.

L’unica questione aperta riguarda il destino di Forza Italia (FI), che ha un debito di quasi cento milioni di € verso il suo fondatore, Silvio Berlusconi, il quale lo aveva saldato personalmente alle banche. Il creditore è ora il defunto Presidente, la cui presenza in FI è solo “in remoto, in ritratto”. La decisione di riscuotere il credito spetta agli eredi che, finora, si sono astenuti. I familiari, “persone di stile e di sostanza” che conoscono il valore dei “buoni servigi” offerti dal partito al Governo, si limitano a fornire “consigli e proposte” dall’esterno.

L’Influenza di Fininvest sulla “Tassa Extra-Profitti”

In una riunione pubblica il 23 ottobre 2023, Marina Berlusconi (azionista di Mediolanum, posseduta tramite Fininvest) criticò aspramente la “tassa extra-profitti” sulle banche del Governo Meloni. Forza Italia (FI) colse il “suggerimento”: la tassa fu rapidamente modificata in un’opzione facoltativa per gli istituti di credito. Le banche potevano scegliere tra pagare la tassa riformulata o accantonare un importo pari ad almeno $2,5$ volte l’ammontare dell’imposta stessa in un fondo non distribuibile agli azionisti. I banchieri optarono per la seconda possibilità.

Nella Finanziaria 2026 (versione depositata al Senato il 23 ottobre), il gettito stimato da banche e assicurazioni per i prossimi tre anni è di circa $10$ miliardi di €. Di questi, $4,24$ miliardi deriveranno da un mix di misure: aumento IRAP, imposta sostitutiva sugli extraprofitti e rimodulazione temporale delle DTA (crediti d’imposta).

I due Vicepremier mantengono una “campagna elettorale permanente” fatta di polemiche pubbliche, ignorando i bisogni reali dei cittadini (salute, lavoro, salario minimo, ambiente). Questa situazione crea una dicotomia ironica tra coloro che sono “influenti, senza avere l’influenza”, oltre ai due volti noti, va aggiunta la primadonna  Presidente del Consiglio dei  Ministri, la triade governante che influenza i media. Mentre i milioni di italiani , da ben tre anni (2022-2025) sono in lista d’attesa  non vedendo affrontati  i loro problemi concreti, quelli del carrello della spesa.

“M. Salvini, il populista inconcludente: Zero Tituli sulla Legge Fornero e l’Autonomia Differenziata

La scarsa consapevolezza degli italiani riguardo ai conti pubblici e la loro tendenza a privilegiare gli interessi privati sul bene comune hanno reso necessario, nel 2011, l’intervento di un governo tecnico. Per salvare la credibilità internazionale dell’Italia e scongiurare la bancarotta, il Presidente Napolitano nominò Mario Monti. L’economista varò immediatamente la “Legge Fornero” (fortemente richiesta dall’UE e dai mercati), basata su tre pilastri: 1)Aumento dell’età pensionabile, 2)Passaggio al sistema contributivo, 3)Adeguamento della pensione all’aspettativa di vita.

Il Vicepremier Matteo Salvini non è riuscito ad abolire la Legge Fornero. Nonostante le sue ripetute e aggressive minacce verbali, una “norma schifezza” o “legge infame”, in quasi tutti i governi post-2011 a cui ha partecipato, la Legge Fornero resta pienamente in vigore. Ciò accade perché la normativa è considerata indispensabile per mantenere l’equilibrio dei saldi finanziari italiani, condizione necessaria sia per l’approvazione del bilancio da parte di Bruxelles sia per mantenere la fiducia degli acquirenti dei titoli di stato (i mercati finanziari). La necessità economica ha prevalso sulla retorica politica d’accatto di matrice salviniana.

Ogni anno, in prossimità della Legge di Bilancio (Finanziaria), le dichiarazioni di Matteo Salvini sul tema delle pensioni riappaiono puntuali, ma sono percepite come una mera performance retorica, una gag prevedibile e paragonabile a uno “show” comico di Maurizio Crozza. Le attuali misure previdenziali (come Quota 103) sono state oggetto di pesanti ma corrette critiche da parte del leader CGIL nella recente manifestazione di Roma. Infatti, esse sono più penalizzanti e meno chiare della Legge Fornero del 2011 e Landini ne ha tratto la conclusione “Tanto vale tornare alla Fornero”, almeno era strutturata e chiara.

La differenza tra le classi dirigenti sta nella capacità di risolvere i problemi in modo sostenibile e duraturo. Il Governo tecnico di Monti-Fornero era affidabile, anche se  insoddisfacente, l’attuale esecutivo di Meloni, Salvini, Tajani è incapace di produrre riforme previdenziali serie, questo è  in sintesi il pensiero della dirigenza CGIL.

Dopo tre lustri di presa per i fondelli dei pensionandi, è indubbio che  l‘elettore pro-Lega di Salvini non si aspetta più risposte concrete dal suo leader sui temi previdenziali, avendo già una sicurezza economica personale garantita da altre fonti di reddito o patrimonio: titoli, immobili, azioni. Ad ottobre 2025, per quanto riguarda l’attuazione dell’Autonomia Differenziata, altro tema prioritario per la Lega, si può parlare di un secondo  “nulla di fatto” perdurante dal 2001 in termini di concretizzazione e applicazione sul territorio nazionale.

La copertura mediatica delle azioni e delle dichiarazioni del Vicepremier Matteo Salvini è superficiale e strumentale. I media si focalizzano esclusivamente sulle battute e le provocazioni per un facile titolo, ma ignorano la mancanza di coerenza e la scarsa incisività tra ciò che viene dichiarato alla stampa, il detto e i provvedimenti politici realmente attuati, il fatto. La correlazione e la coerenza tra le sue esternazioni e l’azione di governo sono sistematicamente trascurate. Una lodevole eccezione è stata l’inchiesta di  Piazza Pulita su “ I Bus fantasma di Salvini”, cioè  la  distanza tra l’annuncio e la realtà.

La democrazia non è solo un sistema di voto: è un ecosistema che vive di trasparenza, pluralismo e fiducia. Se l’informazione è adulterata o la comunicazione è manipolativa, le persone non sono in grado di scegliere consapevolmente e senza scelte consapevoli, la democrazia si infragilisce. Un’informazione corretta, esaustiva e indipendente permette  al cittadino di capire, partecipare e valutare condotte, atti e fatti della persona eletta, di come lo rappresenta nelle istituzioni e di ciò che fa.

28 ottobre 2025                                                                                                                     Enzo De Biasi

Fine prima parte, la seconda: Meloni: La Mistificazione tra Radici, Finanziaria 2026 e Democrazia in Crisi

 

Fonti:

https://www.youtube.com/watch?v=WX0Avi2j8Gg Indro Montanelli Onesta e Politica

https://www.youtube.com/watch?v=j0faR95qTaE I. Montanelli  Prima  Repubblica

https://www.la7.it/piazzapulita/video/gli-autobus-semi-fantasma-di-salvini-in-calabria-solo-propaganda-elettorale-16-10-2025-615996  detto e fatto ? di MS

(53) Debito pubblico? i governi Berlusconi sono i maggiori responsabili (Oscar Giannino, Set2011) – YouTube  Berlusconi e il Debito Pubblico di Oscar Giannino

 

 

 

 

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