Limana, 11 ottobre 2025 – Tensione e dibattito acceso nel Consiglio Comunale di Limana di lunedì 29 settembre, dove l’approvazione del nuovo Regolamento della Consulta dei Servizi e delle Attività Sociali ha innescato una dura contrapposizione tra la maggioranza e le minoranze. Il nuovo organismo, ideato per fare da raccordo tra l’amministrazione Talo e le realtà associative e di volontariato, è stato bersaglio di forti critiche per la sua struttura e le sue presunte “storture”.
I consiglieri di minoranza, in particolare Milena De Zanet e Alex Segat del gruppo Oltre Limana, hanno sollevato forti perplessità, temendo che il regolamento, così come formulato, possa ottenere l’effetto contrario rispetto a quanto auspicato.
“Un simile organismo, anche se non formalizzato, esisteva già,” ha esordito la capogruppo De Zanet. Ha ricordato l’efficacia del precedente gruppo, coordinato dalla Responsabile dei Servizi Sociali, che coinvolgeva stabilmente dieci associazioni e si era dimostrato estremamente operativo in momenti critici, come l’accoglienza dei profughi ucraini e dei richiedenti asilo. L’assenza di “eccessive formalità” aveva permesso a queste realtà di agire rapidamente, fornendo fondi, beni di prima necessità, alloggio e supporto.
La nuova Consulta, invece, prevede la costituzione di un’assemblea più ampia e di un Consiglio Direttivo di soli 7 membri. Per Oltre Limana, questo assetto rappresenta un “inutile appesantimento” e una scelta che rischia di marginalizzare le associazioni.
Il nodo cruciale del dissenso risiede nella composizione del Consiglio Direttivo. Dei sette membri previsti, ben cinque rappresenteranno la maggioranza (Sindaco, Assessore Competente, tre consiglieri di maggioranza), contro un solo rappresentante della minoranza e un unico componente scelto dall’assemblea delle associazioni.
Questa sproporzione ha portato Oltre Limana ad appoggiare la proposta di emendamento di Limana Insieme, che mirava ad aumentare a due i rappresentanti della minoranza (uno per gruppo), ma la richiesta è stata respinta.
La critica di fondo delle minoranze è che un organo consultivo dovrebbe dare pieno spazio alle realtà che operano direttamente sul territorio e che si desidera consultare, anziché essere “occupato dai consiglieri di maggioranza che dovrebbero ricevere consigli”. Le associazioni limanesi si troverebbero, di fatto, messe in secondo piano.
Gli inviti concilianti di tutti i consiglieri di minoranza a ritirare il punto all’ordine del giorno e a rivedere la struttura del regolamento assieme, lasciando poi l’ultima parola alla maggioranza sul testo finale, sono caduti nel vuoto.
Secondo la minoranza, la maggioranza di Limana Futura si sarebbe “cocciutamente arroccata sulle proprie posizioni, negando persino le evidenti contraddizioni in seno al regolamento emerse durante il dibattito.”
Di conseguenza, entrambi i gruppi di minoranza sono stati costretti, “a malincuore”, a votare contro una proposta che, se meglio formulata e più inclusiva verso le associazioni, avrebbe potuto trovare “unanime consenso”.
Il comunicato si conclude con una pesante accusa politica: l’episodio sarebbe “l’ennesima conferma che questa maggioranza usa le parole ‘condivisione’, ‘ascolto’ e ‘partecipazione’ come semplici slogan, anziché come metodo di lavoro.”
