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Sanità veneta: Regione sotto accusa per i mancati rimborsi del personale infiermieristico alle strutture di Medicina di gruppo

Le MGI (Medicine di Gruppo Integrate) sono aggregazioni di medici di famiglia che garantiscono alla popolazione un accesso alle cure 12 ore al giorno dal lunedì al venerdì e il sabato mattina (08-10).
Negli stessi orari è assicurata la presenza di personale infermieristico e di segreteria, indispensabile per ottimizzare la gestione degli appuntamenti, delle urgenze quotidiane e delle cronicità.
Uno studio SVEMG – Società Veneta di Medicina Generale, sul dataset Milleinrete condotto su 170 mila pazienti seguiti per 10 anni, ha dimostrato che la struttura organizzativa delle MGI è associata a una maggiore efficacia delle cure, migliorando la presa in carico e riducendo inappropriatezze.

Il costo del personale di supporto, secondo gli Accordi Regionali e i contratti stipulati sulla loro base, deve essere integralmente rimborsato dalle ULSS. In violazione di tali accordi, dal 2024 le ULSS hanno smesso di rimborsare gli incrementi di costo del personale previsti dai nuovi Contratti Collettivi Nazionali di Categoria, giustificandosi con l’attesa di indicazioni dalla Regione. Ma è proprio la Regione, responsabile principale di questo modello organizzativo, a non avere mai fornito risposte, nonostante le numerose diffide inviate.
Così, le spese stanno oggi ricadendo sui singoli medici, che non possono né ritengono giusto sostituirsi alle Istituzioni. Una scelta che, se non corretta immediatamente dalla Regione, porterà in breve tempo alla chiusura delle MGI, con un grave danno assistenziale per i pazienti, che perderanno i vantaggi derivanti da una presa in carico globale e da ampie fasce orarie di servizio. Le ricadute colpiranno soprattutto la gestione della cronicità, la prevenzione e le urgenze, con inevitabile aumento degli accessi impropri al Pronto Soccorso.

Inoltre, la chiusura delle MGI – che consentono l’incremento del massimale di assistiti per medico da 1500 a 1800 – aggraverebbe ulteriormente la crisi dell’assistenza territoriale, rischiando di lasciare senza medico di base migliaia di cittadini veneti.
Non va dimenticato che è stata la Regione Veneto, con la DGR 751/2015 in attuazione della LR n. 23/2012 (Piano Socio-Sanitario Regionale 2012-2016), a decidere lo sviluppo delle Cure Primarie attraverso il modello di Medicina di Gruppo Integrata (MGI), approvando il contratto di eserciziotipo e prevedendo forme transitorie (medicina di rete e di gruppo) per la graduale estensione su tutto il territorio. In tale quadro, era la stessa Regione a garantire che il personale di studio (amministrativo e sanitario) e i relativi costi fossero coperti direttamente o indirettamente da risorse pubbliche.

Le MGI, istituite in Veneto nel 2015, sono oggi 77.
Eppure, nonostante le dichiarazioni dell’Assessore Regionale Lanzarin – secondo cui le Case di Comunità, previste per giugno 2026, non sostituiranno le MGI, data la loro comprovata efficacia – i fatti dimostrano l’opposto: la Regione, pur avendo creato e promosso le MGI, oggi ne mette a rischio la sopravvivenza, sottraendo i finanziamenti dovuti.
Alla luce dell’invecchiamento costante della popolazione, del crescente fabbisogno di cure e della sanità pubblica già in forte sofferenza, risulta incomprensibile la scelta della Regione di non adempiere agli impegni assunti e di scaricare sui medici costi che spettano invece all’Istituzione pubblica.
Una scelta che finirebbe per impoverire ulteriormente l’assistenza sanitaria, penalizzando
soprattutto quella parte di popolazione che non può permettersi prestazioni private e che, sempre più spesso, si trova costretta a rinunciare a curarsi.

- Advertisement - Roberto Denart
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