
Perché nessuno ne ha parlato?
Belluno, 2 ottobre 2025 – Com’è possibile che una delibera regionale così rilevante sia
passata completamente sotto silenzio? Perché nessuno – né dalla Regione, né dalle
direzioni sanitarie – ha ritenuto di comunicarla pubblicamente fino ad oggi? E soprattutto:
questa unificazione informatica tra Ulss 1 Dolomiti e Ulss 2 Marca Trevigiana è davvero solo
una questione tecnica, oppure segna l’inizio di un processo di accorpamento più ampio tra le due aziende sanitarie?
Sono le domande che si pone con forza Alessandro Del Bianco, consigliere comunale a
Feltre, candidato alle elezioni regionali del 23 e 24 novembre con il Partito Democratico e
segretario provinciale, temporaneamente autosospeso, del PD bellunese.
«Quando pochi giorni fa, durante una ricerca sul Bollettino Ufficiale della Regione, ci siamo
imbattuti nella delibera di Giunta Regionale n. 854/2025, pubblicata il 12 agosto, siamo
rimasti senza parole. Non solo per il contenuto tecnico, ma soprattutto per la portata
politica e strategica che questa decisione può avere. Ancora più incredibile è stato
scoprire che nessuno ne aveva parlato prima: nessuna comunicazione ufficiale, nessuna
informazione ai territori».
Il provvedimento votato dalla Giunta Zaia, e illustrato dall’assessora Manuela Lanzarin,
istituisce un Dipartimento interaziendale “Sistemi informativi per la transizione digitale” tra
l’Ulss 1 Dolomiti e l’Ulss 2 Marca Trevigiana. «Si parla di fatto di una vera e propria
fusione dipartimentale. E allora ci chiediamo: se si trattasse davvero solo di un passaggio
tecnico, perché riguarda esclusivamente l’Ulss 1 Dolomiti e l’Ulss 2 Marca Trevigiana? A
quanto ci risulta, nessun’altra azienda sanitaria in Veneto ha avviato un processo
simile di fusione dei servizi informatici con un’altra Ulss. Perché proprio Belluno?
Perché sempre Belluno?»
Le preoccupazioni si inseriscono in un contesto già critico: l’Ulss 1 Dolomiti è l’unica in
Veneto a non avere un direttore generale, ma un commissario il cui incarico scade solo
nella primavera del 2026, dopo Olimpiadi e Paralimpiadi. Una scelta temporanea che, unita
a questa nuova delibera, lascia intravedere un disegno più ampio di riorganizzazione, se non di vera e propria fusione.
«Si tratta forse di una razionalizzazione sanitaria mascherata?» chiede Del Bianco. «E i
rappresentanti locali? Sono stati informati? I sindaci di Belluno e Feltre, che ricoprono a
rotazione il ruolo di presidente e vicepresidente della conferenza dei sindaci dell’Ulss
1, sapevano di questa delibera?
A giudicare dalle parole evasive pronunciate dalla sindaca Fusaro in consiglio comunale a Feltre, sembrerebbe proprio di no. E Oscar De Pellegrin, sindaco del capoluogo, è stato messo al corrente? E se sì, perché non ha detto nulla? Perché non è mai stata data una comunicazione pubblica trasparente?»
I cittadini hanno diritto di sapere cosa sta accadendo – e soprattutto cosa accadrà nei
prossimi mesi. A fronte di un progressivo svuotamento dei servizi, è lecito chiedersi se il
destino dell’Ulss Dolomiti sia segnato. Serve un chiarimento immediato e pubblico: la
politica regionale deve rispondere.
Di fronte a questo scenario, rivolgiamo un appello chiaro alla politica regionale, a partire
dal presidente della Giunta e dall’assessore alla sanità, ma anche a tutti i
rappresentanti parlamentari veneti, in particolare quelli eletti in provincia di Belluno: è
necessario fare immediatamente chiarezza su quanto sta accadendo.
Francamente, questi segnali non sembrano affatto denotare attenzione della giunta
regionale per la sanità bellunese. Tutt’altro. Il rischio che anche l’Ulss, come troppo
spesso già avvenuto con altri servizi pubblici, venga “trascinata a valle” è uno
scenario che non ci possiamo permettere, tanto meno in un territorio difficile, fragile e
complesso come il nostro.



