
Un grido silenzioso dalla “Generazione senza spazi”
Un recente rapporto intitolato “Generazione senza spazi”, presentato alla Camera dei Deputati, svela una realtà allarmante: il 90% dei giovani italiani si sente ignorato dalla politica. Ma non è solo un problema di rappresentanza: la disconnessione è culturale e sociale. Il documento, realizzato da Bidimedia e dal think tank Riforma e Progresso, introduce il concetto cruciale di “spazio politico”, inteso come un’area di partecipazione reale in cui i giovani possano contribuire attivamente. Purtroppo, questo spazio in Italia sembra essere quasi inesistente o svuotato di significato, ridotto a meri riti formali.
I dati emersi dal rapporto sono inequivocabili e disegnano un quadro di profonda disillusione:
Il 60% degli under 35 non mostra interesse per la politica o per la propria comunità.
Solo il 56% dei diplomati partecipa ad attività civiche.
Il 30% dei giovani tra i 14 e i 34 anni non prende parte in alcun modo al dibattito pubblico.
La fiducia nei partiti politici è ai minimi storici, con un punteggio medio di appena 3,5 su 10. Questa mancanza di fiducia e di opportunità si riflette tragicamente anche nel comportamento elettorale. Mentre il rapporto si concentra sui giovani, è un fatto che la disaffezione è un problema che tocca anche gli adulti: solo il 50% circa dei cittadini adulti si reca a votare, un dato che evidenzia una crisi di partecipazione che va oltre le nuove generazioni e si insinua in tutto il corpo sociale.
La mancanza di “spazi” non è solo teorica, ma anche molto concreta. Il rapporto sottolinea una grave carenza di luoghi fisici di aggregazione:
Solo il 55% delle biblioteche è aperto regolarmente.
Le aule studio pubbliche sono raramente accessibili la sera.
Il costo esorbitante dei coworking rende questi spazi inaccessibili a molti.
L’Italia si trova a essere il fanalino di coda in Europa, dove paesi come la Francia, la Germania e la Spagna offrono reti capillari di centri giovanili, finanziati e facilmente accessibili. Il rischio, in Italia, è che i giovani non trovino altro luogo di ritrovo che i bar, perdendo occasioni preziose di confronto e crescita.
L’appello di Belluno: una città senza spazi
Anche la situazione di Belluno – sottolinea il capofrazione di Baldenich Luigi Filippo Daniele – riflette il quadro nazionale. La città manca di veri centri di aggregazione giovanile e sociale, limitando le occasioni di dibattito e di confronto. Sebbene realtà come l’Urban Hub e la Casa dei Beni Comuni offrano un contributo prezioso, il loro sforzo, per quanto encomiabile, non può colmare un vuoto strutturale.
Il rapporto lancia un appello chiaro alle istituzioni, suggerendo al Comune di Belluno di prendere in mano la situazione, magari recuperando un edificio inutilizzato per trasformarlo in un centro culturale e sociale multifunzionale, aperto a tutti. Perché, come sottolinea il documento, il futuro di una città – e di un Paese – non può essere scritto senza la voce e la partecipazione delle nuove generazioni.
