Venezia, 10 settembre 2025– Con il suono della prima campanella, gli studenti veneti sono scesi in piazza per chiedere una scuola diversa. Questa mattina, la Rete degli Studenti Medi ha organizzato azioni e flash mob davanti a diversi istituti per protestare contro un sistema d’istruzione che definiscono “anacronistico” e “strutturalmente critico”.
«Abbiamo scelto la parola ‘vento’ per i nostri striscioni per ribadire il ruolo storico degli studenti nel trasformare la realtà che li circonda», ha spiegato Viola Carollo, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Veneto. La protesta ha toccato diversi temi, dall’edilizia scolastica alla didattica, ma il “filo rosso” che lega tutte le rivendicazioni è il desiderio di un cambiamento concreto.
Secondo la Rete, il sistema scolastico italiano ha bisogno di una riforma profonda. La valutazione numerica, in particolare, viene considerata un metodo che “etichetta invece di far crescere”, mentre i programmi didattici non riescono a preparare gli studenti a comprendere la complessità del mondo contemporaneo.
Un esempio citato è la gestione di temi internazionali come il conflitto in Medio Oriente. Gli studenti denunciano il modo in cui la scuola ignora o presenta parzialmente la storia del popolo palestinese, e chiedono una conoscenza storica che sia “libera da lenti coloniali e razziste”.
La protesta, tuttavia, si scontra con quello che gli studenti definiscono un “apparato istituzionale che reprime il dissenso”. Carollo ha menzionato i recenti episodi di repressione contro le manifestazioni studentesche, come l’uso dei manganelli e l’introduzione del Decreto Rave. Questa “logica repressiva”, sostiene, è entrata anche nelle scuole.
La coordinatrice ha citato l’esempio degli studenti che a luglio hanno fatto “scena muta” agli esami per protestare contro un sistema scolastico oppressivo. La risposta del Ministro Valditara è stata, secondo gli studenti, non il dialogo, ma una “riforma punitiva che minaccia la bocciatura per chiunque replichi tale forma di protesta”.
«Il governo dimostra di non voler ascoltare chi la scuola la vive ogni giorno», ha concluso Carollo, «ma di voler soffocare ogni forma di resistenza con la minaccia e la punizione». La mobilitazione di questa mattina segna l’inizio di un nuovo anno scolastico all’insegna delle proteste studentesche, con gli studenti che si propongono come il “vento” del cambiamento.
