
Belluno, 30 agosto 2025 – La possibile costruzione di un nuovo supermercato nell’ex area AGIP, da anni inutilizzata, riaccende il dibattito in città. Propulsore della polemica è il Comitato di Quartiere Baldenich24, guidato dal capofrazione Luigi Filippo Daniele, che si oppone fermamente al progetto e ha annunciato una serie di iniziative per ostacolarne lo sviluppo.
L’iniziativa, che mira a contrastare la variante urbanistica che renderebbe possibile l’insediamento commerciale su un’area privata, prevede una serie di incontri e banchetti per la raccolta firme. La prima assemblea pubblica si terrà il 5 settembre, mentre i successivi punti di raccolta toccheranno vari quartieri di Belluno. L’obiettivo dichiarato è presentare una serie di osservazioni formali contro il progetto.
Le motivazioni del comitato si basano su quattro punti chiave: la presunta illegittimità della delibera, la mancanza di interesse pubblico, l’impatto negativo sul traffico e l’eccessivo consumo di suolo. Il Comitato Baldenich24 sostiene che un nuovo insediamento commerciale non risponda ai bisogni della collettività, ma favorisca invece interessi privati.
“Ribadiamo con forza che il nostro quartiere e la città hanno bisogno di spazi sociali e culturali, non dell’ennesima struttura commerciale”, ha dichiarato Daniele, sottolineando come la questione non si limiti al solo quartiere di Baldenich.
Lo stallo di un’area da anni in attesa di sviluppo
Al di là delle legittime preoccupazioni espresse dal Comitato, la situazione solleva interrogativi sulla gestione del territorio urbano e sulle dinamiche del mercato immobiliare locale. L’area dell’ex AGIP, al centro del contendere, è rimasta invenduta e poi in stato di abbandono per un periodo prolungato, con notevoli difficoltà a trovare acquirenti disposti a investirvi. La variante urbanistica in discussione rappresenta una potenziale opportunità per riqualificare e dare nuova vita a uno spazio che altrimenti rischierebbe di rimanere un vuoto urbano, in attesa di un improbabile acquirente disposto a realizzarvi un’opera diversa.
Mentre il comitato propone l’idea di “spazi sociali e culturali”, non è chiaro chi si farebbe carico della realizzazione e della gestione di tali strutture in un’area privata. In altre parole, chi paga? Il timore, espresso da alcuni osservatori, è che un’opposizione troppo rigida possa portare a un nuovo stallo, condannando l’area a un ulteriore degrado e prolungando l’attesa per una soluzione che finora non è mai arrivata.
In un contesto dove la riqualificazione urbana è una priorità, il dibattito su quest’area specifica mette in luce la tensione tra la necessità di rigenerare il patrimonio immobiliare esistente e le aspirazioni di sviluppo alternativo da parte dei comitati civici. La discussione, che ora passa ancora attraverso la cittadinanza con la raccolta firme, dirà se un’opportunità di riqualificazione potrà concretizzarsi o se l’area rimarrà un vuoto in attesa di un’altra, forse impossibile, destinazione.
