
Intervista a Quinto Piol, già Assessore alla Viabilità e Trasporti della Provincia di Belluno
Belluno, 29 agosto 2025 – Il dibattito sulla Ferrovia delle Dolomiti è tornato ad infiammare le pagine dei giornali locali e nazionali. La recente notizia della chiusura semestrale della tratta Ponte-Calalzo e l’abbandono del progetto Calalzo-Dobbiaco hanno riacceso la discussione. Ne abbiamo parlato con Quinto Piol, che tra il 2004 e il 2009, da assessore provinciale alla Viabilità e Trasporti, Giunta Reolon, ha contribuito a definire il futuro infrastrutturale della provincia.
La polemica sulla Ferrovia delle Dolomiti è tornata d’attualità. Come si sente a riguardo, considerando il suo passato ruolo?
“Non riesco a rimanere in silenzio. Per il ruolo che ho avuto e per quanto ho vissuto, mi sento in dovere di intervenire. La ferrovia per la nostra provincia non è un vezzo, ma la spina dorsale necessaria per un servizio di trasporto pubblico moderno integrato ferro-gomma che contrasti lo spopolamento e renda il nostro territorio vivibile e attrattivo”.
Partiamo dall’inizio. Il testo che ha fornito cita uno studio del 2000. Ci può spiegare cosa prevedeva?
“Quello studio, commissionato dalla Regione Veneto all’ingegner Vitaliani dell’Università di Padova, era un progetto completo e lungimirante. Prevedeva il prolungamento Calalzo-Cortina-Dobbiaco , elettrificata fino da Venezia, una ferrovia moderna e veloce, capace di connettere direttamente Venezia con le Dolomiti e quindi Austria. L’obiettivo era creare un collegamento strategico di alto impatto internazionale, unendo due siti di fama mondiale.
All’epoca, nel Piano Strategico Provinciale della Giunta Reolon (2004-2009), avevamo previsto proprio questo: un potenziamento/ammodernamento della rete esistente e il ripristino di quel tratto cruciale”.
Nel 2016 sembrava che il progetto fosse ripartito con un accordo tra Veneto e Bolzano. Cosa è successo dopo?
“Sembrava fatta! L’inizio di un percorso concreto condiviso straordinario. Il 23 febbraio 2016 a Cortina, di fronte al ministro dei trasporti, i presidenti Zaia e Kompatscher firmarono l’accordo per la Ferrovia delle Dolomiti. Sembrava che si potesse finalmente partire, ma non è stato così. Sei mesi dopo, la Provincia di Bolzano, attraverso la Sad, ha presentato un proprio progetto a Castel Presule. Lo chiamavano “Treno delle Dolomiti”, ma in realtà era un “Trenino delle Dolomiti”: da Bolzano a Cortina, attraverso la Val Gardena e la Val Badia, con tratti a cremagliera. Un percorso prettamente turistico, concepito per gli interessi di Bolzano”.
Quale fu la reazione della Provincia di Belluno?
“Totale immobilismo. Anzi, peggio: hanno alimentato i contrasti tra le valli sul tracciato, e qualcuno ha persino riesumato il fantomatico “sfondamento autostradale a nord”. Il tempo passava, e intanto la Regione Veneto affidava un nuovo studio di fattibilità a Helmut Moroder, lo stesso ingegnere bolzanino che aveva progettato il “Trenino delle Dolomiti” di Castel Presule! Le sue conclusioni erano ovvie: “Il collegamento Venezia-Cortina-Dobbiaco non è conveniente”. Non è conveniente per chi? Per chi, mi chiedo? Per noi o per i turisti bolzanini”?
Quali sono le sue conclusioni su questa vicenda?
“È chiaro che per la classe politica bellunese la questione si è risolta con l’immobilismo e la resa. Il presidente della Provincia Padrin ha dichiarato che si accontenta dell’elettrificazione fino a Ponte, un contentino, senza nemmeno attendere le conclusioni ufficiali. Il senatore De Carlo si accontenta di una “rinfrescata” alle stazioni, mentre la tratta Ponte-Calalzo depotenziata con le chiusure semestrali già programmate da RFI rischia la chiusura definitiva”.
Secondo lei si può accettare un destino del genere? Si può rinunciare a una ferrovia collegata direttamente con l’aeroporto di Venezia (in atto), con il resto del Paese, e con l’Europa?
“La montagna bellunese, per l’economia turistica, i cittadini giovani e meno giovani per continuare a vivere qui, hanno bisogno di un servizio di trasporto pubblico efficiente moderno integrato ferro-gomma, quindi di una ferrovia vera, moderna, non di un trenino turistico. Un servizio di trasporto pubblico moderno efficiente che colleghi il nostro territorio La sostenibilità di un servizio pubblico la decide la politica che deve fare una valutazione complessiva socioeconomica non RFI che, per il ruolo che ha, guarda solo all’aspetto economico, non un tecnico bolzanino che lavora/ha lavorato per la SAD. Spero che un minimo di dignità politica torni a farsi sentire”.
Pure Mainardi, qualche giorno fa, si è convertito alla ferrovia per lo sfondamento a nord.
“A dire il vero pare che le dure prese di posizione che abbiamo assunto abbiano mosso qualcosa: Zaia dopo aver mandato avanti Padrin a “contentarse” della elettrificazione fino a Ponte pare abbia cambiato idea pure lui. Solo campagna elettorale dicono. Io non mi fido. Non possiamo fidarci di chi fino ad oggi ha fatto solo promesse e continua a bistrattare e prendere in giro i bellunesi! Non possiamo fidarci ne di lui ne dei suoi valvassini bellunesi e non”!
