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Il bimotore turboelica italiano C-27 Spartan della Leonardo sopra la Valbelluna con destinazione Rzeszów-Jasionka in Polonia

Belluno, 13 agosto 2025 – Quello che avete sentito sorvolare in Valbelluna alle ore 14:30 di oggi, sopra Santa Giustina, è il C-27J Spartan, dell’aeronautica militare italiana. Un aereo bimotore turboelica da trasporto tattico di medie dimensioni, e prodotto dalla Leonardo (già Alenia Aermacchi). E’ utilizzato per il trasporto di truppe, materiali, evacuazione medica, lancio di paracadutisti e rifornimenti, sia in scenari militari che civili. E’ dotato di due motori turboelica Rolls-Royce AE2100-D2/D2A.
Il bimotore è partito stamane dall’aeroporto di Pisa ed è diretto in Polonia, all’aeroporto di Rzeszów-Jasionka.

Aaeroporto di Pisa
E’ intitolato a Galileo Galilei ed è sede della 46ª Brigata Aerea dell’Aeronautica Militare “Silvio Angelucci”. Questa brigata, con origini dal 46º Stormo da bombardamento terrestre, è la più decorata tra tutti i reparti di volo dell’Aeronautica Militare, secondo YouTube. L’aeroporto, oltre al traffico civile, gestisce anche voli militari, compresi quelli della 46ª Brigata Aerea, secondo Wikipedia.

Aeroporto di Rzeszów-Jasionka
L’aeroporto Rzeszów (Polonia) è la porta sull’Ucraina, è diventato oggi al centro del mondo. Fino a qualche anno fa era uno scalo secondario, una piccola pista nel sud-est della Polonia buona solo per qualche raro volo low-cost. Oggi, l’aeroporto di Rzeszów-Jasionka è diventato il punto nevralgico del mondo, un crocevia strategico per leader politici, aiuti umanitari e, soprattutto, vite umane. La sua posizione geografica, a ridosso del confine con l’Ucraina, lo ha reso l’ultima fermata possibile prima di entrare in una nazione in guerra, e da qui, tutti i cieli a est sono chiusi.
Dall’inizio del conflitto, l’aeroporto ha visto un viavai incessante. I leader mondiali, da Joe Biden a Giorgia Meloni, da Boris Johnson a Roberta Metsola, sono tutti transitati qui, diretti a Kiev. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha utilizzato questa pista per i suoi rari viaggi all’estero, a Washington e Bruxelles. Ma Rzeszów non è solo il punto di transito per la diplomazia internazionale; è anche un’ancora di salvezza.
Ogni giorno, l’aeroporto gestisce un traffico aereo impressionante, con stime che superano i cento voli giornalieri. Questo volume, in netto contrasto con la ventina di voli settimanali di prima, non trasporta solo personalità di spicco, ma anche un flusso costante di aiuti umanitari e, in particolare, persone.
Migliaia di rifugiati ucraini hanno trovato una prima accoglienza in città, che ha visto la sua popolazione raddoppiare in pochi giorni nelle prime fasi della guerra. Ma l’aeroporto è diventato cruciale soprattutto per i voli sanitari. Decine di persone, tra cui malati oncologici e soldati feriti, arrivano qui ogni giorno per ricevere cure mediche in Europa. Per assisterli, lo scorso settembre è stato allestito un centro medico di emergenza direttamente all’interno dello scalo.
La guerra, a Rzeszów, si sente, si vede e si vive. Le strade sono animate da diplomatici, funzionari NATO e militari provenienti da tutta Europa, che hanno riempito gli alberghi della città, un tempo vuoti. Le scuole hanno accolto oltre millecinquecento studenti ucraini, e le case della città offrono rifugio a migliaia di persone in fuga.
Ma il dettaglio più evidente e al tempo stesso più angosciante è visibile lungo la pista d’atterraggio: una fila di missili Patriot, a guardia di un aeroporto e di una città che, suo malgrado, è diventata l’avamposto occidentale della guerra. Rzeszów, una modesta città polacca, si è trasformata in un simbolo di resilienza e di speranza, un crocevia dove la pace e la guerra si toccano.