
Le opere di Mauro Bianchet, fotografo nato a Belluno nel 1946 e formatosi al Centro Nazionale Mestieri Artistici di Venezia, si distinguono per un approccio che trascende la mera rappresentazione, elevando la fotografia a un dialogo con la pittura, il disegno e l’incisione. La sua carriera, costellata di riconoscimenti come il Premio Primavera (Treviso, 1974), il Diploma d’Onore al Premio Arte Laguna Prize di Venezia e il prestigioso Fiorino d’Oro al Premio Firenze (entrambi del 2024), testimonia un percorso artistico di costante ricerca e affinamento.
Il commento di Tullio Vorano, già direttore del Narodni Muzej di Labin, Croazia, coglie con acume il fulcro della poetica di Bianchet: “La scelta dell’inquadratura è molto ponderata e minuziosa in modo da ottenere composizioni perfette, cui nulla si può aggiungere né togliere.” Questa affermazione svela una meticolosità quasi ossessiva, un perfezionismo che si traduce in immagini di “estrema pulizia e rigore”. L’artista non si limita a catturare la realtà; la riordina, la distilla, come se “avesse prima di persona pulito lo squarcio di paesaggio che poi ha ripreso.” È questa azione di “pulizia” che conferisce alle sue composizioni una qualità quasi astratta, depurata da ogni elemento superfluo.
Nelle opere di Bianchet, si percepisce un’atmosfera pervasiva di “calma, silenzio, riflessione e un tono di tristezza”. Non è una tristezza desolante, ma una malinconia contemplativa che invita l’osservatore a una profonda introspezione. La sua tecnica, descritta come “molto sofisticata”, gli consente di “dematerializzare” il soggetto, estraendone forme e linee che rivelano affinità sorprendenti con altre discipline artistiche. Le sue fotografie non sono solo finestre sul mondo, ma piuttosto specchi che riflettono una visione interiore, un’interpretazione profonda del paesaggio e, per estensione, dell’esistenza stessa.
Il contributo di Bianchet, come evidenziato dalla sua partecipazione al volume collettivo “L’Oro di Cornia. La natura e gli uomini nel paesaggio delle Miniere di Vedana”, si inserisce in una tradizione di artisti che cercano di cogliere l’anima dei luoghi. Tuttavia, Bianchet lo fa con una sensibilità unica, trasformando il visibile in una composizione quasi scultorea, dove ogni linea e ogni ombra sono essenziali. Le sue opere, esposte in spazi prestigiosi come il Museo della Permanente di Milano e l’Arsenale Nord di Venezia, consolidano la sua posizione come figura di spicco nel panorama fotografico contemporaneo, capace di offrire una visione del mondo di rara intensità e bellezza ponderata.




