
L’assegnazione del premio “Carlo Magno” a Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea pro tempore, avvenuto in data 29 maggio 2025 ad Aquisgrana in Germania, si configura come la celebrazione di un potere che si autoassolve e si autoreferenzia, incarnando una crisi profonda di legittimità che la filosofia politica classica aveva già ampiamente denunciato.
Aristotele, nella “Politica”, aveva chiarito come il potere legittimo debba fondarsi sulla “phronesis”, la saggezza pratica che si manifesta nella giustizia e nella trasparenza, elementi oggi radicalmente disattesi: si veda, ad esempio, la gestione opaca dell’emergenza pandemica. La negoziazione segreta con il CEO di Pfizer, Albert Bourla, condotta via SMS e oscurata sistematicamente, è stata giudicata dal Tribunale dell’Unione Europea una palese violazione del principio di trasparenza amministrativa, confermando che la Commissione ha cercato di sottrarsi al controllo pubblico e democratico. Questa vergognosa condotta tradisce il fondamento giusnaturalista della legittimità politica, espresso da Cicerone, per cui “lex” e “ratio” devono guidare il governo con la conseguenza che ogni forma di potere che si sottrae alla legge naturale della giustizia perde il proprio titolo di sovranità.
L’occultamento di atti e comunicazioni fondamentali a tutela della salute pubblica non è mera irregolarità tecnica, bensì un fallimento morale che mina le basi della convivenza civile.
Nel contempo, il piano di riarmo, c.d. “Re-Arms Europe”, promosso da von der Leyen, rappresenta molto bene l’avviarsi dell’ordinamento comunitario lungo una strada volta ad amplificare le tensioni e la precarietà dell’ordine internazionale. Una precarietá che cerca in ogni modo lo scontro bellico (che ora avviene sulla pelle degli ucraini) al fine di tentare, sia pure follemente, di porre le premesse per uno nuovo ordine.
Premiare Ursula von der Leyen significa, dunque, sancire una separazione irreparabile tra potere e giustizia, fra governo e popolo, celebrando una liturgia di legittimazione che oscura le responsabilità concrete e rifiuta il confronto critico.
Come ricordava Platone nella “Repubblica”, il potere senza giustizia non è che tirannide e la vera leadership deve essere fondata sulla verità e sul bene comune, non sull’autogiustificazione e sull’interesse autoreferenziale.
In questo scenario, il premio Carlo Magno a Ursula von der Leyen appare come un triste simbolo della decadenza europea, che si autocelebra mentre abbandona i principi più alti della filosofia politica classica.
Per uscire da questa crisi, è necessaria una rinascita fondata su una rifondazione della politica secondo i principi di Aristotele, Cicerone, Platone e san Tommaso d’Aquino, in cui la trasparenza, la giustizia e la responsabilità siano nuovamente i pilastri insostituibili della politica quale arte della regalitá.
Daniele Trabucco
