HomeCronaca/PoliticaTragedia nei boschi del Bellunese: Flai Cgil lancia l'allarme sicurezza

Tragedia nei boschi del Bellunese: Flai Cgil lancia l’allarme sicurezza

Federazione Lavoratori Agroindustria CGIL

Belluno, 17 maggio 2025 – Un altro tragico infortunio mortale colpisce il settore forestale del Bellunese. Ieri pomeriggio, 16 maggio, un operaio ha perso la vita durante i lavori di esbosco. Le dinamiche dell’incidente sono ancora al vaglio delle autorità competenti, ma il dolore e l’indignazione si fanno sentire forti, soprattutto tra chi da anni denuncia la pericolosità di questo settore.

La FLAI CGIL del Veneto e di Belluno interviene con una nota accorata ma determinata: “Il lavoro nei boschi è tra i più rischiosi in assoluto – dichiarano Sebastiano Grosselle e Daniele Girardi – e spesso le condizioni operative degli addetti sono tutt’altro che sicure”. Le lunghe trasferte, i turni superiori alle otto ore giornaliere e i ritmi esasperati imposti per massimizzare profitti, aggravano un quadro già fragile dal punto di vista della sicurezza.

Il sindacato insiste sulla necessità di controlli capillari e preventivi. “Serve un filtro a monte – scrivono – per accertarsi, prima dell’ingresso nei cantieri forestali, che le imprese siano in regola, abbiano formato i lavoratori, dispongano delle tecnologie necessarie e assumano personale adeguatamente, evitando il ricorso a subappalti opachi.”

Un primo passo è stato compiuto nei mesi scorsi con l’istituzione presso la Prefettura di Belluno di un tavolo permanente di controllo, grazie all’impegno della stessa FLAI CGIL. Il tavolo ha rafforzato la capacità ispettiva grazie al coordinamento tra organismi di controllo e carabinieri forestali, ottenendo già risultati concreti. Tuttavia, come sottolinea il sindacato, questi sforzi restano ancora insufficienti di fronte all’ennesima vittima sul lavoro.

Ora la FLAI CGIL chiede con forza l’intervento della Regione Veneto affinché si completi l’iter per introdurre le necessarie verifiche preliminari. “Senza queste misure – concludono Grosselle e Girardi – continueremo a piangere morti che potevano e dovevano essere evitate.”