Roma – La XII Commissione “Tutela e Diritti degli Animali” dell’Intergruppo Parlamentare Sud, Aree Fragili e Isole Minori lancia un allarme sul rischio concreto di declassamento del lupo (Canis lupus) da “specie rigorosamente protetta” a “specie protetta”. Una decisione che, secondo il comunicato stampa diffuso oggi, potrebbe aprire le porte a piani di abbattimento, minando seriamente la sopravvivenza della specie in Italia e in Europa.
Il cambiamento normativo prende origine dalla recente modifica alla Convenzione di Berna e dal mandato del Consiglio dell’UE al Parlamento europeo affinché allenti la protezione attualmente garantita dalla Direttiva Habitat. La nuova classificazione, pur mantenendo un margine di tutela, permetterebbe agli Stati membri di adottare piani di gestione che potrebbero includere l’uccisione di esemplari.
“Siamo di fronte a una scelta del tutto irragionevole – afferma Sara Spiniello, presidente della Commissione – soprattutto se si considera che in Italia i lupi sono circa 3.000, distribuiti tra le Alpi, gli Appennini e alcune zone boscose del Nord Est. Gli avvistamenti al di fuori di aree scarsamente abitate sono rari e solo lo 0,05% del bestiame risulta colpito da attacchi del lupo. Non esiste, quindi, alcuna emergenza che giustifichi una simile misura”.
Il sospetto, secondo la Commissione, è che dietro al declassamento si celino pressioni politiche volte ad accontentare specifici gruppi di interesse, legati in particolare al mondo agricolo e zootecnico, nonché ad alcuni segmenti dell’elettorato ostili alla presenza di fauna selvatica. Una deriva politica che potrebbe stravolgere l’equilibrio ecologico.
“Il lupo, in molte regioni virtuose come la Toscana, è considerato un alleato nella difesa delle colture – aggiunge Luigi Giovenco, consulente tecnico della Commissione – contribuendo al contenimento della popolazione dei cinghiali, che causano ingenti danni ai vigneti e ad altre coltivazioni”.
Una volta approvata dal Parlamento europeo, la modifica alla Direttiva dovrà essere recepita anche dal Parlamento italiano. Le Regioni, nell’ambito delle loro competenze, potranno così legiferare in merito agli abbattimenti, ignorando il ruolo chiave del lupo nel mantenimento dell’equilibrio naturale, già sancito dall’articolo 9 della Costituzione.
“È grave che l’Italia, pur essendo firmataria della Convenzione di Berna, non abbia presentato obiezioni al declassamento – dichiara Diego Carmenati, vicepresidente della Commissione – a differenza di Paesi come Monaco, Svizzera e Repubblica Ceca che hanno deciso di tutelare maggiormente i propri ecosistemi”.
Anche le implicazioni ambientali e di sicurezza vengono sottolineate. Paolo Bernini, coordinatore per il Nord Est, evidenzia come l’incremento degli abbattimenti possa aggravare il già critico problema dell’inquinamento da piombo causato dalle munizioni dei cacciatori. Paolo Sola, coordinatore per il Centro Italia, mette in guardia contro le possibili conseguenze di un’interpretazione distorta del provvedimento da parte del mondo venatorio, come già avvenuto nel 2023, con incidenti anche in ambito urbano.
“In nome della tutela ambientale, della sicurezza pubblica e del rispetto per gli animali selvatici – conclude il comunicato – ribadiamo la nostra ferma contrarietà al declassamento dello status di protezione del lupo. È una decisione miope, guidata da interessi di parte, e non supportata da dati oggettivi”.



