
Il PD e il Movimento 5 Stelle, seconda e terza forza politica del Paese, riprendano il progetto De Gasperi – Spinelli di una Comunità Europea di Difesa per un’Europa politica, federale, equa, sicura e pacifica.
Dateci un sogno, unica cittadinanza e unico passaporto europeo
Ultime da Meloni, su difesa militare, difesa commerciale e democrazia, ma gli Stati Uniti d’Europa non sono nella mente del capo del governo
I recenti interventi del capo del governo, prima al Senato e poi alla Camera, ne hanno disvelato la postura rispetto alle sue due cariche, istituzionale e di partito, cioè di parte. Dopo tre mesi di assenza, il vertice di Palazzo Chigi è ricomparso nelle aule parlamentari, per chiarire la posizione italiana in sede UE sul programma ReArm dimostrando scarsa attenzione verso contenuto e oratore di turno, specie se questi proveniva dalle fila dell’ opposizione.
Giorgia Meloni ha inoltre dimostrato negligenza per le problematiche sollevate a Palazzo Madama dal senatore Renzi, il quale le aveva chiesto chiarimenti sul caso di spionaggio nei confronti del direttore del giornale online Fanpage, realizzato con Paragon Solution. Chi negli apparati ha autorizzato l’utilizzo della riservatissima tecnologia israeliana per mettere sotto controllo il giornalista? Ma il/la Presidente del Consiglio tacque. Alla Camera, poi, la sua performance è stata persino peggiore. Terminata la comunicazione sul ReArm, Giorgia Meloni nulla ha risposto alle aspre critiche dell’onorevole Fornaro per la sua lettura di due brani di un testo, il Manifesto di Ventotene, datato 1941 e fondante della moderna storia dell’Europa, perché li aveva utilizzati in modo fazioso, strumentale e ultroneo in relazione all’argomento in discussione.
Risolutezza e protervia hanno connotato il suo comportamento nel replicare oltre che agli oppositori in aula, anche ai cinquantamila che sabato 15 marzo con quel Manifesto in mano, avevano partecipato, con entusiasmo e passione civile, alla “Piazza per l’Europa” promossa da Michele Serra, giornalista di “La Repubblica”.
«Il manifesto di Ventotene non è la mia Europa», è stata la chiosa di Giorgia Meloni dopo aver letto pochi brani di quel documento alla Camera dei deputati, il 20 marzo 2025, esprimendo con chiarezza un pensiero politico che viene da lontano e che oggi raccoglie notevoli consensi.
Vale la pena di approfondire il tema, approfittando del servizio del Quotidiano Nazionale online ( un gruppo di testate giornalistiche vicine all’esecutivo in carica) che ha riportato l’intervento del Presidente del Consiglio e confrontandolo con il testo originale del Manifesto.
Meloni: «Anche in quest’aula è stato richiamato da moltissimi partecipanti il Manifesto di Ventotene, ora io spero che tutte queste persone in realtà non abbiano mai letto il Manifesto di Ventotene, perché l’alternativa sarebbe francamente spaventosa”. Analisi corretta, in effetti persone simili sono assimilabili ad analfabeti funzionali, soggetti che leggono ma che non capiscono ciò che leggono . Però a beneficio di “chi ci guarda da casa e di chi non dovesse averlo mai letto io sono contenta di citare testualmente alcuni passi salienti” del Manifesto».
Meloni prosegue leggendo il primo passo saliente: «la rivoluzione europea per rispondere alle nostre esigenze dovrà essere socialista “; e fino a qui vabbè… – ironizza e prosegue – “La proprietà privata deve essere abolita, limitata…». Si tratta di una lettura quanto meno frettolosa perché a ben vedere il Manifesto di Ventotene dice esattamente questo: “La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè, dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita. La bussola di orientamento per i provvedimenti da prendere in tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita e tollerata solo in linea provvisoria, quando non se ne possa proprio fare a meno“ e cioè chi scrisse quel Manifesto pensava che la questione dovesse essere affrontata in modo piuttosto articolato.
Il Quotidiano Nazionale riporta inoltre, diligentemente: «Meloni aggiunge altro, citando poi un nuovo passaggio: “la politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria ». Anche qui val la pena vedere con attenzione a che fardello si riferiva il Manifesto e ne riportiamo dunque l’intero passo: “La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria. Man mano che i democratici logorassero nelle loro logomachie la loro prima popolarità di assertori della libertà, mancando ogni seria rivoluzione politica e sociale, si andrebbero immancabilmente ricostituendo le istituzioni politiche pre-totalitarie, e la lotta tornerebbe a svilupparsi secondo i vecchi schemi della contrapposizione delle classi”. Secondo il Quotidiano Nazionale, il Manifesto di Ventotene conclude con due frasi: – “il partito rivoluzionario attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto, non da una preventiva consacrazione da parte dell’ancora inesistente volontà popolare, ma nella sua coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna”. “Attraverso questa dittatura del partito si forma il nuovo Stato e attorno a esso la nuova democrazia “.
Il Quotidiano Nazionale omette però la frase di mezzo, indispensabile per comprendere il senso complessivo delle affermazioni degli autori: “Dà in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale alle informi masse”; e omette inoltre del tutto la pur breve conclusione: “Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge, così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie fra i giovani.
Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo. La via da percorrere non è facile, né sicura“.
Dunque, dalla testuale lettura del Manifesto di Ventotene si ricava il voluto utilizzo strumentale della lettura meloniana: per chi «non dovesse averlo mai letto» – cioè, la gran parte degli italiani – la Governante è «contenta di citare testualmente alcuni passi salienti»,… davvero gentile! In realtà, quei “passi salienti”, attenzionati verosimilmente nella segreteria di Palazzo Chigi, sono usati per più platee e i testi, troncati e scollegati tra loro, sono decontestualizzati dal loro momento storico-politico-sociale e linguistico. I brani esposti risultano dunque arbitrariamente alterati rispetto al significato elaborato dagli autori. Il non detto dall’oratrice è in sostanza “chi ha scritto il Manifesto di Ventotene sognava (come, intende, sognano oggi i suoi estimatori!) la dittatura comunista instaurata dal partito rivoluzionario” … un effetto sicuramente cercato e recepito da chi ascoltava, che ha acceso forti reazioni nella stessa aula parlamentare. In verità, si è assistito semplicemente ad una mistificazione di infima qualità, che non trova alcuna corrispondenza nei fatti succedutisi negli ultimi ottant’anni, a partire dal prevalere delle democrazie liberali in Europa e dal 1948 ;inverarsi della nostra Costituzione che ha metabolizzato visione e metodo democratici anticipati proprio dal Manifesto di Ventotene. Ora, grazie anche al coraggio di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, le nazioni europee non hanno più mosso guerra le une contro le altre.
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Trump, dispone dazi a 180 Paesi, il 20% alla UE, esclusi: Russia, Corea del Nord, Cuba, regimi dittatoriali, illiberali, autocratici, ciò non è a caso.
Sì, è vero, una mano ce l’ha data anche lo zio Tom con la NATO. Adesso, però, il Presidente Trump, non un radical chic ma un destrorso radicale eversivo, ha sentenziato: “basta fottere l’America”, intendendo, cioè, che noi europei dobbiamo pagarci la nostra difesa e sicurezza. Inoltre, beni e servizi esportati negli USA, andranno tassati, gravati da dazi, lui vuole che l’America torni grande: Make America Great Again, lui è Mr. MAGA.
L’Italia in questo esordio della sua presidenza ha recitato nello scenario internazionale la parte che in commedia spetta ad Arlecchino servitore di due padroni: Mr. MAGA e UE.
Epperò, il ruolo autoassegnatosi e giocato è stato quello di avere una parte ben piccina, esaltata dai giornalisti amici come “funzione ponte”. Ma, chi l’ha vista? Adesso, il presidente imperiale ha piazzato dazi al 20% sulle merci europee verso gli USA, ma pari a 0 (zero) sulle merci esportate dalla Russia (e parimenti zero dazi sulle merci provenienti da Nord-Corea e Cuba). Mr. MAGA si è accoppiato con lo zar di Russia per “fottere l’Europa”, per dirla con le sue stesse parole. Il Governo Meloni si è dunque improvvisamente svegliato davanti a questa nuova realtà (forse anche il ministro al made in Italy) e il presidente del Consiglio dei ministri ha dovuto dichiarare che i “dazi sono sbagliati” e perfino Bimbominkia, fraternamente così chiamato dai Fratelli d’Italia, non ha più insistito sulla sua iniziale intuizione «I dazi Usa? un’opportunità di crescita per le nostre aziende!». Ma, chissà quella sua previsione potrebbe perfino rivelarsi azzeccata, ma intanto, in prima battuta faranno da test le piccole e medie imprese di tutto il Nord-Est fino a Brescia e Bergamo che oggi lavorano per AUDI, Mercedes, Volkswagen, assieme all’intera filiera agro-alimentare italiana. Sul pezzo da mesi e pronta invece a intervenire, Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione UE, che ha dato la direzione di marcia: i dazi di Trump sono un «colpo all’economia globale … con conseguenze terribili su milioni di persone. Ma “l’Unione Europea reagirà, anche se resta pronta a negoziare e in caso di fallimento metterà contro- dazi…… la nostra unità è la nostra forza». L’Italia dovrà adeguarsi, … e cos’altro può fare un esecutivo che nell’ultima decisione europea sul piano Re-Arm, si è diviso in tre? Con il sì di Forza Italia, il no della Lega e l’ astensione di Fratelli d’Italia.
È vero però che nella fase attuale le destre protezionistiche, illiberali e sovraniste navigano sull’onda del consenso. Agli inizi del Novecento, le democrazie allora agli albori cedettero a regimi con a capo unico Hitler, Mussolini e altri, esperienze superate al prezzo di milioni di morti e immani macerie materiali e morali. Trascorso poco meno di un secolo, anche per demerito delle classi dirigenti attuali, pur espressione del popolo sovrano, certe libertà vengono percepite da una parte di cittadini come intralci superati, superflui e farraginosi: eppure, si tratta delle libertà di pensiero, di opinione e movimento, dei diritti civili, delle norme internazionali e degli organismi multilaterali. Le catastrofi accadute appaiono incidere poco nella memoria e nel sapere acquisito delle più giovani generazioni, attratte da chi via social e media sembra capace di decidere presto e bene senza perdere tempo con vetusti riti “democratici.
Noi siamo invece fermamente convinti che nulla può sostituire l’agorà, il dibattito, l’assunzione di decisioni ponderate e partecipate. I tre sognatori e patrioti antifascisti di Ventotene, ci indicano che il loro progetto di un’Europa unita nella diversità, soggetto politico, autonomo, sovrano, indipendente, federale, è tuttora valido e anzi indispensabile e urgente.
La base che può reggere l’edificio va fondata sul “cittadino europeo” civis degli Stati Uniti d’Europa. Qualcosa di simile, uno spunto cui attingere c’è già: è la Federazione USA che paradossalmente, se reggerà lo tsunami MAGA, è un esempio da prendere in attenta considerazione. Nel passaporto americano sta scritto semplicemente “Passport e United States of America” . Chi lo possiede è un cittadino statunitense, non esiste il passaporto, la cittadinanza e la nazionalità texana, californiana, newyorchese, hawaiana ecc. Oggi la nostra direzione di marcia non può che volgersi, per quanto lunga, complicata e difficile sarà questa marcia, agli “Stati Uniti d’Europa”, una federazione di stati, in cui ciascun residente del vecchio continente abbia pari diritti, doveri e opportunità grazie alla sua cittadinanza europea.
Tornando alla sceneggiata andata in onda a Montecitorio, è il caso di ricordare quanto diceva un famoso politico più volte presidente del consiglio: “A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”. Ebbene, la ben recitata lettura di Meloni puntava a istruire il pubblico delle televisioni, della rete e dei social “chi ci guarda da casa”, lo disse lei stessa. In via secondaria, ma altrettanto importante, alla minoranza in aula non è restato che protestare e inveire consentendole di raggiungere il risultato desiderato: la sospensione della seduta e l’affossamento del dibattito parlamentare sul piano ReArm. La Governante pro-tempore, il 20 di marzo ha vinto quattro volte: controbattuto ai 50mila della piazza per l’Europa, educato chi l’ha vista in televisione o in internet, gabbato l’opposizione, infine, in sede UE ha fatto cambiare il nome al programma “di guerra” con un Readiness 2030, enigmatico, incomprensibile ai più, ma più spendibile nei media.
Signora Giorgia Meloni, un ottimo lavoro da influencer, quattro goal ma, tanto fumo e poca sostanza politica! Per noi, altra ed ennesima occasione mancata, per dimostrare agli italiani che il governo non dovrebbe rappresentare solo chi ha votato i partiti della compagine di giro.
L’episodio della nostra mattatrice si presta anche a qualche altra riflessione: incarichi istituzionali di quel livello esigono di “sapere” e non si tratta di esibire personale bagaglio culturale (a ben vedere chi ha davvero letto il Manifesto di Ventotene è certamente una esigua ed elitaria minoranza) ma della necessità di saper imbastire – anche con tutti gli aiuti necessari – ragionamenti al livello del ruolo rivestito. La frase del Manifesto di Ventotene sulla “proprietà privata” rinviava necessariamente all’ art. 42 della nostra Costituzione: “ la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”. Si tratta di un limpido linguaggio giuridico, espresso in un italiano cristallino, che non quadra proprio con la miserevole lettura meloniana e che offre invece una visione e una prospettiva di una vita economica europea libera e liberata dagli incubi della guerra e del burocratismo nazionalistico del tempo. I partiti della destra, che si dicono rispettosi della triade “Dio-Patria-Famiglia”, per dare seguito alle “radici cristiane” dell’Europa, da loro sempre brandite, dovrebbero riconoscere che proprio nel cristianesimo la proprietà dei beni materiali non è un valore assoluto, tantomeno in via esclusiva come accumulo e profitto a favore di sé stessi o di parenti e amici.
Era Giovanni Paolo I, citando Paolo VI, ad affermare che «la proprietà privata per nessuno è un diritto inalienabile e assoluto». Il testo del Manifesto di Ventotene, perfettamente in linea con queste affermazioni, è stato invece sbeffeggiato. Esso è il punto di bilanciamento tra opposti interessi, privato e pubblico, con prevalenza del secondo quando è in ballo il “bene comune” è esattamente codificato dall’ art. 42! Il dettato costituzionale è del resto il risultato finale di un felice amalgama di culture: cattolica, comunista, socialista e laica.
In ogni caso l’art. 42 della Costituzione ci invita ad una pur stringata ricognizione di provvedimenti che hanno, abolito, delimitato, corretto, tollerato la proprietà privata, agevolandone e/o assecondandone con maggiore o minore intensità, due qualità fondamentali: funzione sociale e accessibilità a tutti, recependo in questo contenuti e lungimiranza del Manifesto di Ventotene.
Ebbene, un Ministro dell’Agricoltura, del Governo De Gasperi, approvata una legge di riforma agraria, si preoccupò che alla norma seguissero i fatti. Di conseguenza, nel 1950, 1.600 ettari di terreno agricolo, già in proprietà di latifondisti, furono assegnati ai braccianti calabresi. Il Ministro era Antonio Segni (della Democrazia Cristiana), in seguito Presidente della Repubblica.
Il concetto di proprietà privata del Manifesto di Ventotene include in particolare i“ mezzi di produzione”, pur trascurati nella lettura meloniana. Un esempio è la legge 1643 del 1962 che determinò la nazionalizzazione del settore elettrico, affidando ad ENEL (oggi ENEL spa) la titolarità delle varie fasi costituenti la: produzione – distribuzione – vendita, lasciando uno spazio alle aziende municipalizzate. Con questa operazione, la corrente elettrica venne garantita a tutti i cittadini e a tutte le realtà produttive: grandi, medie, piccole e micro. Lo Stato si impadronì di una primaria risorsa energetica escludendo da questo mercato i “baroni dell’elettricità”, aziende private operanti – de facto – in regime di monopolio, inefficienti e molto frammentate. Il Presidente del Consiglio dei ministri del tempo era Aldo Moro e non era un comunista.
Altre restrizioni alla proprietà privata sono inserite nella legislazione urbanistica, prodotta in decenni di vita repubblicana anche al fine di agevolare l’accesso a tutti nell’acquisto e/o godimento di un’abitazione propria.
Perfino Berlusconi ha posto qualche limite alla proprietà privata: l’esenzione dalle ordinarie imposte per le donazioni tra vivi vale “solo” fino a importi di 350 milioni lire e per le donazioni di valori immobiliari tra vivi che però sono soggette a imposta se sono cedute a terzi entro 5 anni (legge 383/2001, art. 13, c. 2 e art.16).
Ma, per concludere, se Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, non si riconosce nel Manifesto di Ventotene che non rappresenta la sua Europa, possiamo sapere se forse invece si riconosce in una “Europa delle Nazioni”, come tratteggiata nel seguente discorso di un suo predecessore capo del governo di lunga durata quando ebbe a dire «Non mi attardo a domandarmi che cosa è questa Europa, dove comincia e dove finisce dal punto di vista geografico, storico, morale, economico; né mi chiedo se oggi un tentativo di unificazione abbia migliore successo dei precedenti. Ciò mi porterebbe troppo lontano. Mi limito a dire che la costituzione di una comunità europea è auspicabile e forse anche possibile, ma tengo a dichiarare in forma esplicita che noi non ci sentiamo italiani in quanto europei, ma ci sentiamo europei in quanto italiani. La distinzione non è sottile, ma fondamentale. Come la nazione è la risultante di milioni di famiglie che hanno una fisionomia propria, anche se posseggono il comune denominatore nazionale, così nella comunità europea ogni nazione dovrebbe entrare come un’entità ben definita, onde evitare che la comunità stessa naufraghi nell’internazionalismo di marca socialista o vegeti nel generico ed equivoco cosmopolitismo di marca giudaica e massonica» (Benito Mussolini). Sarebbe questo, Giorgia Meloni, il suo concetto di Europa del terzo millennio?
E, se è possibile porre una domanda anche al Partito Democratico e al Movimento 5 Stelle, rispettivamente seconda e terza forza politica del Paese, perché non rilanciare il progetto di Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli per un’Europa politica, federale, solidale, garantita da una Comunità Europea di Difesa ? Dateci un sogno a noi e alle nuove generazioni, la cittadinanza europea e un passaporto unico per un’esistenza libera, forte e in pace . Le due piazze di popolo, quella del 15 marzo e quella di ieri, lo chiedono, anzi lo pretendono !
07 aprile 2025
Enzo De Biasi
Marco Zanetti
Fonti:
https://www.quotidiano.net/politica/manifesto-ventotene-wkvnq2gk “ Le citazioni del testo della Meloni”
https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/file/repository/relazioni/libreria/novita/XVII/Per_unEuropa_libera_e_unita_Ventotene6.763_KB.pdf Il Manifesto di Ventotene, prefazione di Pietro Grasso, già Presidente del Senato, leggibile in italiano, francese e inglese, da divulgare in quanto ignoto ai più
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https://www.gamberorosso.it/notizie/dazi-usa-salvini-trump/ M. Salvini “ I Dazi ? …..!
https://www.youtube.com/watch?v=Z_hsSvp9SfY Giovanni Palo I, la “proprietà privata”. Audiovideo
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https://www.storiologia.it/mondiale3/liricomilano.htm Benito Mussolini discorso integrale pronunciato Milano, una sintesi audio video Archivio del Quirinale
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