
Concamarise (Verona) – Il Clinto, vino dal passato controverso ma dalla storia affascinante, è stato protagonista della decima edizione del Simposio sul Clinto, tenutosi domenica 30 marzo 2025 a Concamarise, in provincia di Verona. Un’edizione che ha parlato anche feltrino, grazie alla partecipazione dell’azienda agricola “Al Fol” di Nicole Slongo, con sede ad Agana di Fonzaso (BL).
L’azienda ha nuovamente dimostrato il successo della propria filosofia produttiva, basata su una viticoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Niente fitofarmaci, lavorazioni manuali e trattamenti esclusivamente naturali: queste le scelte che hanno permesso a “Al Fol” di ottenere un prodotto di alta qualità, coltivando la rara uva Clinton Marion. A rappresentare l’azienda, Enzo Slongo, padre di Nicole e membro del direttivo dell’associazione Clinto de Marca, che ha ripercorso la storia e le normative che dal 1931 hanno reso il Vin Clinto un prodotto vietato per la sua presunta tossicità.
Nonostante il divieto di commercializzazione, il lavoro dell’associazione Clinto de Marca ha portato a un importante riconoscimento: il Ministero delle Politiche Agricole ha autorizzato l’inserimento dell’uva Clinton e della varietà Fragola (bianca e nera) nell’albo dei prodotti agroalimentari tradizionali. Ciò consente la trasformazione in succhi e confetture, aprendo nuove possibilità di utilizzo. L’intervento ha suscitato grande interesse tra i presenti, sottolineando l’importanza storica e culturale di questo vitigno. A rendere omaggio al Clinto, anche l’ultima opera dello scultore feltrino Paolo Schenal: una suggestiva scultura in legno intitolata “Il valore del Clinto in una mano”, svelata dal sindaco di Concamarise durante il simposio.
Un futuro incerto per l’azienda Al Fol
Se da un lato il Simposio ha celebrato il valore del Clinto e l’impegno delle aziende che ne portano avanti la tradizione, dall’altro la realtà per Al Fol si prospetta tutt’altro che rosea. L’azienda agricola fonzasina è infatti destinata a chiudere a causa di un progetto di Terna Rete Italia, che prevede la rimozione di 6 km di linea aerea e la posa interrata di circa 2 km di cavi elettrici. Una transizione ecologica dal valore di 6 milioni di euro che, tuttavia, rischia di cancellare nove anni di duro lavoro della famiglia Slongo.
Il nuovo traliccio, alto circa 40 metri, verrebbe ricollocato proprio al centro dei terreni aziendali, distruggendo un vigneto di 500 piante destinato alla produzione di uva Clinton. Un colpo durissimo non solo per l’azienda, ma anche per le associazioni che operano nel mondo della disabilità e che trovavano in Al Fol un punto di riferimento.
La famiglia Slongo ha presentato osservazioni e proposte alternative alla sede di Terna a Padova, ma il futuro resta incerto. Il Comitato Vivaio Dolomiti e altri sostenitori si stanno mobilitando per evitare che il progetto segni la fine dell’azienda, ma la battaglia si preannuncia difficile. Il rischio è che, in nome del “bene comune” e della normativa sulla servitù di elettrodotto (art. 1775 del Testo Unico dell’11 dicembre 1933), la proprietà privata venga espropriata senza possibilità di opposizione.
“La cosa più amara – commentano i membri della famiglia Slongo – è constatare che stiamo combattendo da soli. Chi avrebbe dovuto prendere posizione, finora non lo ha fatto. Il tempo passa e quando qualcuno deciderà di intervenire, potrebbe essere troppo tardi.”
Nel frattempo, l’azienda Al Fol non si ferma: il 4, 5 e 6 aprile rappresenterà il territorio feltrino in Francia, al Festival Internazionale dei Vini Ribelli, che si terrà nel Castello di Bouthéon, sulla Loira. Un’ulteriore conferma della qualità di un prodotto che, paradossalmente, rischia di scomparire proprio nel suo luogo d’origine.
