
Zaia e Salvini celebrano il cronoprogramma rispettato, ma le critiche non si placano
Cortina d’Ampezzo, 28 marzo 2025 – La pista da bob di Cortina è pronta nei tempi previsti, e il governatore del Veneto, Luca Zaia, insieme al ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, non perde occasione per autoincensarsi. Ma se il cronoprogramma è stato rispettato, resta l’amarezza di chi considera l’impianto il simbolo di una gestione politica arrogante e di uno spreco di risorse pubbliche senza precedenti.
“Ci mancava solo che non la finissero in tempo!” esclama Paolo Perenzin, segretario provinciale di Sinistra Italiana Belluno/AVS. “Dopo i costi esorbitanti e i danni ambientali, sarebbe stato il colmo. Ma il vero problema rimane: la pista è e resta un monumento alla follia, come l’ha definita lo stesso Zaia.”
Un’opera contestata da più fronti
La pista da bob di Cortina non è l’unico intervento olimpico a destare perplessità. Secondo Sinistra Italiana Belluno, ogni cantiere aperto nella località dolomitica solleva interrogativi sulla sostenibilità e sulla reale utilità a lungo termine delle opere.
La nuova funivia di Socrepes, per esempio, sorgerà su un terreno franoso, senza infrastrutture adeguate, e rischia di restare inutilizzata dopo le Olimpiadi. Il villaggio olimpico, invece, viene costruito a Fiames, un’area naturale a rischio esondazione, con un investimento di 40 milioni di euro per un complesso destinato a essere smantellato dopo l’evento.
E mentre i cittadini della Val Boite scoprono dalla stampa che il trasporto dei container del villaggio olimpico bloccherà per mesi la statale Alemagna nelle ore notturne, il progetto di finanza legato all’ex stazione ferroviaria sembra privilegiare interessi privati più che il bene pubblico.
Una pista da bob più inutile che olimpica
Per Sinistra Italiana, la pista da bob è l’esempio più lampante di come le Olimpiadi siano state gestite senza alcuna attenzione ai reali bisogni del territorio. “Negli Stati Uniti, con un’economia ben più solida della nostra, esistono solo due piste da bob omologate per competizioni olimpiche. In Europa, con quella di Cortina, arriveremo a nove. Possiamo davvero permettercelo?” si chiede Perenzin.
A rendere ancora più paradossale la situazione è il fatto che il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) aveva suggerito di utilizzare impianti già esistenti, e lo stesso Consiglio provinciale aveva approvato una delibera per trovare soluzioni alternative. Delibera rimasta lettera morta.
E il Bellunese? Sempre più isolato
Se i milioni spesi per la pista fossero stati destinati ad altre opere, il territorio bellunese avrebbe potuto risolvere problemi ben più urgenti. “Con quei soldi avremmo potuto mettere in sicurezza le scuole, costruire studentati, sistemare la viabilità della Valzoldana e della Feltrina, migliorare il trasporto pubblico”, sottolinea Perenzin. “Ma evidentemente, la follia ha prevalso sul buon senso.”
E mentre Zaia definisce la pista di Cortina il “Guggenheim del ghiaccio”, gli studi scientifici confermano che i ghiacciai dolomitici sono ormai oltre il punto di non ritorno. Il rischio, in futuro, è che l’unico ghiaccio visibile sarà davvero nei musei.
“Zaia, dì la verità: stai lavorando per Crozza?” ironizza Perenzin. “Peccato che governare il Veneto sia una cosa più seria di un programma di satira.”
