Un team di ricercatori di epigrafi della Grande Guerra durante un’uscita avvenuta lo scorso settembre nel comune di Pove hanno individuato un’iscrizione del 1800 scolpita su un masso della quale non si conosceva l’esistenza. La scoperta è avvenuta nell’ambito della ricerca di epigrafi e lapidi risalenti al primo conflitto mondiale che Alberto Burbello, capofila del team composto da Francesco Puppo e Roberto Zatta, porta avanti ormai da vent’anni cercando fra i resti delle opere militari iscrizioni lasciate dai combattenti con l’obbiettivo di costruire una catalogazione il più possibile completa di questo fragile patrimonio culturale per preservarlo e valorizzarne la memoria.
Quel giorno però sulla facciata di un masso, semi nascosta da uno spesso strato di muschio, è emersa una grande iscrizione bordata da un cartiglio incompleto di dimensioni di circa cm 80×60 e grazie al buon stato di conservazione dopo un’accurata pulizia, un delicato ripasso con il carboncino e con l’aiuto di Franco Visentini si è potuto leggere la scritta recante: MDCCCVIII, SASSO DEL GIRO, COSTANZELLA/ASOLONE e nella parte inferiore una croce greca e una V rovesciata. In effetti, il masso sede dell’iscrizione datata 1808 in numeri romani è tutt’ora chiamato Sasso del gir mentre Costanzella e Asolone designano località più a monte.
A far luce su questa testimonianza è lo storico Gabriele Farronato autore di numerose pubblicazioni sulla storia di quei luoghi. Secondo la sua interpretazione la scritta non rientra nell’ufficialità delle confinazioni comunali e nemmeno nelle delimitazioni dei pascoli bensì nell’uso pratico della viabilità dell’epoca. In pratica la scritta sorge su un crocevia tra i sentieri che si diramavano dopo il Sasso del Giro e indicava ai passanti la direzione per raggiungere le località descritte. Una sorta di cartello stradale ante litteram, una segnaletica non per gli abituali frequentatori della montagna che da sempre conoscono tutta la sentieristica ma destinata a viaggiatori forestieri che necessitavano di indicazioni precise per raggiungere tali luoghi o per valicare il monte Grappa e scendere verso il feltrino attraverso la valle di Seren. Infatti, come spiega lo storico Farronato, il Sasso del Gir indicava proprio il punto dove risalendo la valle di Santa Felicita si doveva girare (da cui il toponimo) per risalire la strada di Costanzella che portava fino al monte Coston, scendere a malga Termine, risalire al col Martinae giungere al Forcelletto, sede non causale di una storica osteria sorta sul valico da dove iniziare la discesa verso Seren Del Grappa e la conca di Fonzaso e Feltre.
Questa traversata montana che collegava il Bassanese con il Feltrino ha rappresentato per secoli una valida alternativa alla strada della Valsugana perché permetteva di evitare il pedaggio al ponte sul Cismon e e le piene del fiume Brenta che avrebbero potuto rallentare o addirittura impedire il transito sul Canal di Brenta. Gabriele Farronato ritiene che in virtù dei rischi idrogeologici che il Canale presentava il valico montano attraverso il monte Grappa possa essere molto antico, forse precedente l’epoca romana ed è stato usato fino a quando la Grande Guerra lo ha parzialmente distrutto. Successivamente è stato abbandonato perché sostituito dalla più comoda viabilità costruita per necessità bellica.
In conclusione, nonostante tutte le traversie sopportate e la costante frequentazione delle sue pendici, il monte Grappa continua a nascondere tra le sue valli molti segreti e di tanto in tanto sceglie in passante al quale regalare una pagina della sua storia.



