HomeArte, Cultura, Spettacoli, ScienzaBurro o cannoni? I bellunesi scelsero cannoni. Mussolini a Belluno il 24...

Burro o cannoni? I bellunesi scelsero cannoni. Mussolini a Belluno il 24 settembre del 1938

Benito Mussolini a Belluno il 24 settembre 1938

“Burro o cannoni?” Il 24 settembre 1938 Benito Mussolini in visita “all’eroica provincia della Piave” e pronuncia il famoso discorso che anticipa l’entrata in guerra dell’Italia

La sua prima visita ufficiale risale al 1923. Ma il vero bagno di folla a Belluno Mussolini lo fece il 24 settembre del ’38, accompagnato da una roboante retorica che riempì le cronache dell’epoca:
“Una colata d’acciaio, una fiammata di gente montanara che divallando dai monti, con l’impeto dei corsi d’acqua, affluiva al piano per scorrere possente sotto gli occhi del condottiero”. All’adunata fascista all’Eroica provincia della Piave, confluiscono oltre centomila persone provenienti da tutta la provincia. Una sfilata di due ore con cinquantamila uomini e donne inquadrati per file di otto che si succedono davanti al podio di Piazza Campitello, oggi Piazza dei Martiri, alla presenza del Segretario del Partito nazionale fascista Achille Starace. Ci sono le Camicie nere, la Gioventù del littorio, gli Avanguardisti moschettieri, i dopolavoristi con le organizzazioni femminili del dopolavoro in maglia e gonna chiara e la bicicletta al fianco, i lavoratori dell’industria e dell’agricoltura nelle loro casacche blu, i reduci della Campagna d’Africa in divisa coloniale. E ancora gli sciatori, i rocciatori e le guide alpine nei loro costumi sportivi e le Giovani italiane che si esibiscono in un saggio ginnico. Tutti fieri nelle loro uniformi. Perché non c’è dubbio, Benito Mussolini, nel suo fatale provincialismo, conosceva benissimo le ambizioni segrete degli italiani, e un grado e una divisa lo diede a tutti, dallo spazzino all’ingegnere.

Alla sfilata in Piazza dei Martiri, segue il famoso discorso del “Burro o cannoni”, pronunciato al Campo del Littorio, oggi sede del Parco città di Bologna:

“Bellunesi! – dice Mussolini rivolgendosi alla folla – Lasciate prima di tutto che io manifesti la mia ammirazione per la magnifica sfilata alla quale ho assistito. Voi non avete del resto bisogno di particolari incitamenti. Voi appartenete ad una antica e fortissima gente che ha dato in ogni tempo prove memorabili del suo indomito valore.
Voi siete quindi, i meglio dotati per essere integralmente fascisti, poiché il fascismo significa sempre dovere, spirito di sacrificio, sprezzo del pericolo”.

Parole generiche, insomma, senza particolari contenuti politici, sorrette esclusivamente da una retorica e da una interpretazione formidabili, da grande attore attento alla mimica, alle pause e agli accenti.

“I nostri avversari di oltralpe, – prosegue Mussolini – legati ancora a ideologie più che superate, trapassate, non ci conoscono e sono troppo stupidi per essere pericolosi. Essi dimostrano di essere in ritardo di almeno un quarto di secolo. Durante questo quarto di secolo l’Italia si è temprata al fuoco di quattro guerre. – a questo punto le acclamazioni della folla esplodono – Quando a Ginevra i 52 stati presieduti dall’attuale presidente della repubblica di Praga – si alzano fischi ed urli dalla folla – si riunirono per decretare le sanzioni contro l’Italia – …anche questi vostri fischi sono stati uditi dal mondo – osserva Mussolini – …dicevo 52 Stati si unirono per decretare le sanzioni contro l’Italia, o non ho mai dubitato un istante delle virtù e del coraggio del popolo italiano.

Circolarono allora delle alternative assolutamente ridicole: burro o cannoni? Noi abbiamo scelto che cosa?”

E la folla compatta urla: cannoni!

“Ma i cannoni stessi, per quanto costruiti di temperatissimo acciaio, sarebbero una materia inerte, se dietro non ci fossero uomini dello stesso metallo. E questi uomini ci sono dalle Alpi alle isole, fino ai limiti del deserto sotto i segni del Littorio sempre pronti a combattere.”

Quella volta scegliemmo cannoni, senza renderci conto del tutto di ciò che ci aspettava, come giura qualcuno che quel giorno era presente al memorabile discorso. I cannoni, infatti, cominciarono a tuonare poco meno di due anni dopo, quando l’Italia, benché militarmente impreparata, dichiara guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Tra la sfilata in piazza dei Martiri e il discorso al Parco città di Bologna, Mussolini inaugura il Sacrario dei caduti della Rivoluzione d’Africa e Spagna “lucente di marmi e mosaici” a Palazzo Littorio, in piazza Duomo, oggi sede della Provincia, dove consegna anche le onorificenze alla memoria dei caduti della Guerra di Spagna. Tra di essi ricordiamo il sergente maggiore pilota Ermenegildo Dal Pan, decorato con medaglia d’oro, che riuscì a rientrare con il velivolo, benché colpito durante una missione di guerra sulle coste sud della Spagna. Morirà a soli 22 anni, a Palma de Majorca nel marzo del ’37 in conseguenza alle ferite riportate. A Dal Pan, verrà intitolata una via e la Scuola media, che rimase a suo nome fino al 1974. Dopodiché, per evitare l’imbarazzo di dover spiegare chi fosse questo Dal Pan, tirando in ballo i suoi precedenti di volontario fascista, si preferì intitolare la scuola ad “Ippolito Nievo”, nome che conserva tutt’oggi.

Mussolini passa quindi in rassegna i mutilati del lavoro, visita il palazzo delle Poste e Telegrafi ed i cantieri e le officine dell’Istituto tecnico industriale, dove assiste ai lavori degli allievi. Alla casa della G.I.L. (Gioventù italiana del littorio), quella costruzione che c’era davanti alla Questura, che ospitò fino al ’68 alcune classi della vecchia Scuola media “Dal Pan” (poi trasferita in via San Lorenzo, oggi sede dell’Istituto professionale Brustolon) ed abbattuta per edificare l’odierno Palazzo di giustizia, Mussolini premia gli atleti vincitori delle gare nazionali su ghiaccio e si sofferma poi a visitare l’esposizione di quadri dei pittori bellunesi di ogni epoca, che si apre con Tiziano. In auto raggiunge il nuovo stabilimento di Faè, a Longarone, per la produzione della “Faesite”, il legno compresso che darà il nome alla fabbrica, tutt’oggi attiva, dopo le trascorse vicissitudini che la portarono alla chiusura all’inizio degli anni ’80. L’adunata, si conclude con il ritorno in città di Mussolini che, salutato dalla folla lungo il percorso, raggiunge Piazza Duomo dove assiste alle danze paesane dei gruppi folcloristici corali e strumentali, con i tipici suonatori di clarinetto dell’Alpago. “Dando vita a tutto quel patrimonio di tradizioni, che affermano la genuina italianità del carattere e del costume dell’antica, sana e laboriosa gente bellunese” come scrisse Sergio Tomasini, allora cronista dell’evento.

Roberto De Nart