Il Consiglio dei Ministri ha approvato una riforma storica contro la violenza di genere. Così il femminicidio diventa un reato autonomo punito con l’ergastolo (l’omicidio volontario è punito con una pena che va da un minimo di 21 anni all’ergastolo. Ma la durata media della pena inflitta è di 12,4 anni), mentre le pene per maltrattamenti con la nuova legge aumentano fino al 50%. Vengono altresì inasprite le sanzioni per minacce e revenge porn. La nuova legge, varata oggi, alla vigilia dell’8 marzo 2025, segna un cambiamento culturale e giuridico per proteggere le donne e contrastare la violenza in modo più severo.
L’8 marzo rimane comunque un appuntamento simbolico importante, utile per ricordare le disuguaglianze ancora esistenti nel mondo del lavoro, nella politica e nelle retribuzioni. Secondo le proiezioni del World Economic Forum, il progresso verso la parità di genere è lento e caratterizzato da avanzamenti e arretramenti. Con l’attuale ritmo, saranno necessari 134 anni per colmare completamente il divario globale. Nel 2023 si è registrato un miglioramento solo dello 0,1%, ma la parità nella partecipazione femminile alla forza lavoro richiederà 152 anni, mentre per raggiungere l’uguaglianza in politica ne serviranno 169. L’istruzione, invece, potrebbe colmare il divario in circa 20 anni.
L’Italia, inoltre, ha perso posizioni nella classifica globale della parità di genere, scendendo all’87mo posto: otto posizioni in meno rispetto all’anno precedente e 24 rispetto al 2022. Questo peggioramento è legato principalmente alla bassa partecipazione economica delle donne e al divario salariale. Tra i 40 paesi europei, solo Ungheria, Repubblica Ceca e Turchia registrano dati peggiori. Il rapporto di Davos, infine, non prende in considerazione il problema della violenza di genere, che invece rappresenta una questione centrale in una società in cui il termine “femminicidio” è ormai di uso comune.
