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Un appuntamento tra storia e cultura alimentare con la Confraternita del Formaggio Piave Dop

Cesiomaggiore, 05.03.2025 –  “Un incontro per approfondire le nostre conoscenze sul prodotto ‘birra’ e, anche, per acquisire (o rinfrescare) elementi relativi alla storia della Birreria Pedavena.

D’altra parte – ha ricordato il presidente della Confraternita del Formaggio Piave Dop, Fabio Bona – riservare una doverosa attenzione alla cultura, nel senso più ampio del termine, è una costante del nostro impegno e della nostra attività”.
Un incontro che, naturalmente, si è svolto a Pedavena.
Certo, nell’affrontare il tema ‘birra’ si sono posti precisi limiti. Come documentato da fonti scritte egiziane e mesopotamiche, la storia della birra risale, almeno, al quinto millennio prima dell’era volgare.
Per questo appuntamento, invece, si è voluto concentrare l’attenzione su quattro diversi ‘stili’ (tipologie, usando termini più comuni) di birre, lette attraverso l’abbinamento con altrettanti piatti.
Come introduzione alla serata, Tullio Zangrando ha proposto un viaggio nel tempo dentro lo stabilimento di Pedavena. Un viaggio davvero coinvolgente perché Zangrando, di quella impresa industriale, è stato parte per molti anni.

La Birreria nasce a fine ‘800 quando un giovane agordino, Giovanni Luciani, che con i fratelli Luigi e Sante aveva provato – senza troppa fortuna – ad avviarne una a Forno di Canale (oggi Canale d’Agordo) si fece convinto che Pedavena rappresentasse il luogo ideale per realizzare il suo progetto.
Un ambiente salubre e ricco di acque sorgive; una vicina zona collinare, che permetteva di ricavare cantine sotterranee per il deposito e la conservazione del prodotto; l’agevole approvvigionamento del ghiaccio garantito dalla ‘Giazzera di Ramezza’; un diretto accesso alle grandi vie di comunicazione, attraverso lo snodo ferroviario di Feltre; e, infine, la disponibilità di manodopera di costo economico essendo l’economia dell’area ancora caratterizzata da agricoltura e da allevamento.

Prende così avvio, da un’intuizione visionaria, un progetto destinato a connotare la storia, non solo bellunese. Dopo Giovanni, la guida fu assunta dal nipote Mario (figlio di Sante) che impresse una straordinaria accelerazione alla crescita della Società.
All’indomani della Grande Guerra realizzò l’acquisizione della triestina Dreher; programmi che riprese nel 1947, dopo il ritorno dalla prigionia in India, con acquisti di altre aziende birrarie a Torino, Genova, Padova, in società con i Peroni e altre aziende più piccole.
“L’ingegner Mario – ha ricordato Zangrando – ha giocato un ruolo importante anche nella mia vita personale. Dopo un primo anno come assistente del direttore tecnico a Pedavena, infatti, con rara magnanimità mi finanziò un biennio sabbatico, durante il quale feci esperienze in birrerie in Olanda, Francia , Stati Uniti e soprattutto ritornai al Politecnico di Monaco di Baviera per la laurea magistrale; e dove conobbi quella che sarebbe diventata mia moglie”.

La storia dell’Azienda fu, poi, caratterizzata da una successione di alti e bassi, particolarmente da quando – a metà anni ’60 – la famiglia Luciani non espresse più la guida aziendale. Una congiuntura particolarmente critica, durante la quale lo stesso Zangrando finì col portare le sue conoscenze e le sue esperienze, prima alla Forst, poi alla Moretti. E che, nel 2004, portò ad un passo dall’azzeramento di questa storia.
Rischio evitato per una straordinaria mobilitazione popolare, e l’impegno dell’allora sindaco Franco Zaetta, che portò all’acquisizione da parte della Castello che, oggi, ha scelto Pedavena come centro strategico della sua attività.

Dalla storia, la serata ha poi condotto i partecipanti ad apprezzare la prima, basilare differenza: birre a fermentazione ‘alta’ o ‘bassa’. E all’approccio con quattro tipologie di birra; nella successione, Pils Italiana, Lager non filtrata, Bock e Doppel Bock chiara. Quattro scelte, in questa occasione, tra le oltre 130 disponibili.
Anche con la guida dei giovani maestri birrai Nicola Gabrielli e Riccardo Storti è stato possibile scoprire dove e come abbiamo preso vita le diverse tipologie proposte. E scoprire i profili di coloro che sono riusciti nell’impresa. In particolare la ‘dinastia’ Dreher, che inizia con Anton, che a fine ‘700 prende a stagionare più a lungo dei concorrenti, creando la tipologia ‘Lager’: quella chiamata proprio ‘Lager’ (color giallo chiaro) e la variante ‘Vienna’ (color ambrato).

Dreher che, arrivato a Trieste, si rese conto gli accumuli di ghiaccio per raffreddare la produzione erano dimensionati per il clima di Vienna, e non per quello mediterraneo di Trieste. Di qui l’idea di chiedere ad uno sconosciuto docente di termodinamica del Politecnico di Monaco di Baviera, Anton Linde, di realizzare il primo frigorifero messo in esercizio proprio a Trieste. Linde che, successivamente, riuscì a miniaturizzare i frigoriferi, fino ai condizionatori delle automobili.

La serata ha, naturalmente, avuto un filo conduttore in linea con la natura dell’attività della Confraternita. La verifica delle teorie presentate attraverso quattro pratiche degustazioni:
• Prosciutto crudo di Parma con formaggio Piave Oro e la Dolomiti Pils;
• Canederli con burro e salvia e la Dolomiti Non Filtrata;
• Medaglioni di cervo con mirtilli e Dolomiti Rossa;
• Torta Pedavena e Dolomiti 80 Doppio Malto.

Un incontro particolarmente apprezzato dai partecipanti perché, tra l’altro, hanno potuto dialogare e approfondire con i relatori.

 

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