
Qualcuno potrebbe pensare che nella nostra valle il verde dominante ci assicuri una ecologia esemplare, con una profusione di alberi ad alto fusto, con piante sempreverdi di varia tipologia, con prati sfalciati, con orti e giardini curati: insomma un esempio di biodiversità in confronto alle miserabili condizioni della nostra pianura padana.
Ebbene, quel qualcuno si sbaglierebbe.
Per coloro che arrivano nella nostra città, da est, da ovest e da nord, la profusione riguarda solamente piante invase e occultate da erbacce infestanti, spesso disseccate, molto spesso inclinate e incombenti. Nel perodo invernale abbiamo la dimostrazione che il nostro verde (quello che vediamo molto coreografico da lontano, nella stagione estiva) in realtà è costituito prevalentemente da erbacce, cespugli di rovi, ammassi di sterpi impraticabili.
Abbiamo avuto in questi tempi l’esempio di quale cura le nostre amministrazioni riservino al verde cittadino: piante sconciate, tagliate fino al fusto o eliminate e subito sostituite da un metro quadrato di asfalto, buttato senza cura sopra le radici residue, affinché a nessuno venga in mente di piantare altri alberi e di toglier spazio ai parcheggi.
Ci sono due esempi che ritengo emblematici e di interesse per la salute dei cittadini e la regolare pervietà delle strade e delle vie ferrate: in viale Europa, all’incrocio con via Anna Fulcis, un albero secco, soffocato dalle edere pencola sulla sede stradale. Sul versante opposto verso sud altre piante nelle stesse condizioni sembrano incombere sulla ferrovia.
Analogamente nell’angolo tra l’ inizio del Ponte degli Alpini e la via Lucio Doglioni.
Ne ho parlato un giorno col personale del Gruppo Carabinieri Forestale di Belluno e del Reparto Biodiversità: mi è stato spiegato che bisogna parlare coi proprietari dei terreni relativi e pregarli di intervenire. Sarà più facile aspettare che si schiantino ai primi colpi di vento.
Poichè le piante, nella nostra arrapata civiltà dei consumi, sono solo un ostacolo alla circolazione e ai parcheggi e quindi dovrebbero essere distrutte o quanto meno riservate alle sedi più impervie e lontane.
Qualcuno ogni tanto ricorda che sono essenziali per la produzione di ossigeno e quindi anche per la nostra respirazione.
Qualcuno, più informato, si permette ogni tanto di rammentare il riscaldamento climatico e la necessità di piantare miliardi di piante nel mondo per riportare la temperatura ai valori propri della fine del 1800, per mezzo di una nuova economia, opposta a quella capitalistica, orientata a curare il pianeta e quindi anche il futuro dei nostri figli.
Io sono molto noioso e seguito a ripetere che la CO2 nell’aria è attualmente di 425 parti per milione e dovrebbe essere 280.
Mettiamo dei fiori nei loro cannoni!!!
dott. Filiberto Dal Molin
