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Unione montana bellunese. Luigi Filippo Daniele: la sua chiusura è una scelta miope che penalizza il territorio

Luigi Filippo Daniele, GELLa decisione di sciogliere l’Unione Montana Bellunese rappresenta una scelta grave e miope, che rischia di compromettere lo sviluppo e la tutela del territorio montano. Questo ente, che per anni ha svolto un ruolo di coordinamento e supporto per i comuni della provincia con scelte mirate e strategiche per lo sviluppo del territorio , viene ora smantellato senza un piano alternativo di lungo termine.

L’Unione Montana possiede un patrimonio di circa 5,5 milioni di euro, una cifra che potrebbe essere investita per il rilancio del territorio attraverso il potenziamento delle infrastrutture, la promozione del turismo sostenibile e la salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale. La sua chiusura, invece, rischia di frammentare queste risorse e di disperderle in un’incertezza amministrativa che potrebbe danneggiare la comunità.

La questione canoni idrici.

Un ulteriore nodo critico riguarda i canoni idrici. La Regione Veneto deve ancora trasferire alla Provincia i fondi spettanti pari circa a 2 milioni, che dovrebbero poi essere erogati all’Unione Montana. Questi fondi sono fondamentali per finanziare opere pubbliche, progetti di manutenzione e interventi di sviluppo sostenibile, ed anche per la sopravvivenza stessa dell’ente. Con la chiusura dell’ente, emerge un interrogativo fondamentale: chi gestirà queste risorse e con quali garanzie per il territorio?

Le Unioni Montane sono strumenti indispensabili per la gestione delle politiche economiche, sociali e ambientali nelle zone di montagna. Il Bellunese, caratterizzato da una conformazione territoriale complessa e da esigenze specifiche, ha bisogno di un’organizzazione che sappia garantire servizi e sostegno ai comuni. Eliminare questa struttura equivale ad abbandonare la montagna, senza un riferimento istituzionale in grado di rispondere alle sue necessità.
L’Unione Montana Belluno – Ponte nelle Alpi era stato costituita in direzione della fusione dei due comuni, per la creazione di un unico Comune. Smantellarla senza un’ulteriore visione politica, significa non aver compreso il significato dell’ente.

La chiusura dell’Unione Montana è dunque il risultato di una politica che non è in grado di assumersi le proprie responsabilità. Piuttosto che smantellare l’ente, sarebbe stato necessario un processo di riforma e rilancio, coinvolgendo le amministrazioni locali e i cittadini in un dibattito costruttivo.

Pertanto noi liberali democratici, ci opponiamo fermamente alla chiusura dell’Unione Montana Bellunese e chiediamo una revisione immediata di questa scelta. È indispensabile trovare una soluzione alternativa che garantisca una gestione efficace delle risorse nonché un supporto concreto ai comuni montani. Non possiamo permetterci di perdere un ente che, se riformato e valorizzato, potrebbe ancora rappresentare un punto di riferimento essenziale per il nostro territorio.

Luigi Filippo Daniele, segretario di GEL