
Sono davvero stucchevoli, oltre che irrispettose nei confronti di chi ha partecipato ai dibattiti pubblici con serietà e senso del rispetto per le istituzioni, le affermazioni dell’ingegner Mosca (Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche), mediatore del dibattito pubblico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Lo scorso mese l’ingegner Mosca, mediatore del Ministero si è detto rammaricato per aver assistito a un dialogo tra sordi, ma non ha chiarito ed è ora palese nelle sue conclusioni che i sordi non sono né i comitati né le associazioni che hanno espresso in modo chiaro e documentato con oltre mille osservazioni la contrarietà a quest’opera.
Non sono sorde le province di Belluno e Trento che hanno espresso la contrarietà alla diga, non lo sono gli amministratori di diversi colori che hanno partecipato il 5 ottobre a Lamon alla grande manifestazione contro la diga, non lo sono le 13mila persone che hanno firmato contro l’opera dopo aver ben compreso l’inutilità di un invaso da 20 milioni di metri cubi per l’approvvigionamento d’acqua ad un area che si estende per oltre 130 km lungo il fiume Brenta.
Sordo è chi vuole insistere e arrivare alla progettazione di un’opera dirottando soldi pubblici verso il partito del cemento, sottraendoli ad opere di riparazione di acquedotti pubblici che disperdono quasi il 50 per cento dell’acqua.
Come Comitato abbiamo sopportato gli orari impossibili degli incontri pubblici, pur di manifestare in modo pertinente e democratico la nostra contrarietà. Nei dibattiti si è palesata e pure ammessa da parte del Consorzio approssimazione in molti nodi cruciali della discussione, non da ultimo sulla sicurezza, sulla violazione delle leggi sull’autonomia, sul mancato coinvolgimento delle popolazioni interessate (tutti ricordano che è stato rifiutato un dibattito pubblico a Feltre), sull’immenso danno ambientale in una delle ultime zone ad alta naturalità…
È ora che la politica si dimostri all’altezza e proponga un vero piano di riassetto delle reti idriche pubbliche che vanno dal Bellunese a Venezia anziché sottostare alle pressioni indebite di lobby che al primo posto mettono gli utili e non il benessere e la sicurezza dei cittadini. Cittadini che sulla questione Vanoi si sono oramai espressi in maniera inequivocabile.
Michele Facen



