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martedì, Febbraio 17, 2026
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Trump e l’orologio delle Hawaii

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti d’America

Lunedì scorso, nel suo primo discorso da inquilino della Casa Bianca, Donald Trump ha promesso molto per rendere più ricco il suo Paese, ha minacciato con un aumento dei dazi i Paesi che sono troppo concorrenziali con l’industria statunitense e ha deciso di usare le maniere forti e incivili contro l’immigrazione clandestina. Indirettamente ha detto anche due cose che possono consolare tutti coloro che detestano le due guerre in corso e il ruolo degli Stati Uniti nella guerra in Ucraina.

Per quanto riguarda invece il rispetto dell’ambiente ha confermato che intende sfruttare al massimo le risorse petrolifere del suo Paese e non ha minimamente accennato alla concentrazione della CO2, che viene misurata sulla cima più alta delle Hawaii e che rappresenta l’indice più significativo e sicuro per quantificare l’entità del riscaldamento climatico. Attualmente quella concentrazione è di circa 425 parti per milione e sale con evidente progressione parallelamente all’aumento della popolazione mondiale, all’attività industriale, ai consumi e allo sfruttamento del pianeta.

Anche se registriamo una diminuzione nel numero delle nascite, e se provvediamo a diminuire l’utilizzo dei combustibili fossili, l’aumento della temperatura media del pianeta per causa di un feed-back positivo ha iniziato a sviluppare un circolo chiuso che comporta comunque l’aumento della CO2, quindi l’aumento della temperatura con un ulteriore aumento della CO2.

E così via.

Sarà quindi tragico valutare tra 4 anni, alla fine della presidenza Trump, quali saranno i valori registrati dall’orologio delle Hawaii oltre alle 425 ppm di questi giorni. A meno che non una ma 1000 Greta Thunberg non risveglino i giovanissimi e i giovani di tutto il mondo costringendo i governanti politici irresponsabili come TRUMP (che perseguono un ridicolo e criminale aumento senza fine del PIL) a valutare obiettivamente la tragedia nella quale intendono far sprofondare il pianeta.

Nelle ultime due serate a Belluno e Feltre Lamberto Rimondini, nel ricordarci di che lacrime grondi e di che sangue “L’ALTRA STORIA D’ITALIA”, ci ha dimostrato che neppure nei documenti desecretati della nostra storia nazionale degli ultimi 2 secoli vi è mai stato un accenno al clima e agli allarmi che la Scienza ci ha lanciato da almeno 130 anni. Ha dimostrato che da noi la libertà di stampa non esiste e che soltanto un 20% circa della popolazione del mondo è in grado di contrapporsi alle falsità dei media.

Jacques Monod, 55 anni fa, diceva che “i sistemi radicati nell’animismo si pongono al di fuori della conoscenza oggettiva, al di fuori della verità, estranei e in definitiva ostili alla Scienza che vogliono utilizzare ma non rispettare e servire”.

Filiberto Dal Molin

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