
“I numeri per così dire ‘miracolosi’ snocciolati da Zaia su liste d’attesa e prestazioni nascondono un non detto. Ovvero la crescita costante del sistema privato”.
Lo dice la consigliera regionale del Pd, Anna Maria Bigon.
“Basti pensare che nel 2023 si è registrato un aumento del valore economico destinato alle strutture private accreditate, che ha raggiunto 1.976 milioni di euro rispetto ai 1.938 milioni del 2022. E ancora: nel 2023 si contano 153.153 accessi ai pronto soccorso privati, in aumento rispetto ai 147.041 dell’anno precedente. Le difficoltà dell’emergenza-urgenza pubblica, infatti, già oggi costringono decine di migliaia di cittadini a rivolgersi altrove per una riposta rapida alle esigenze di natura sanitaria, nonostante l’elevato tasso di codici bianchi (il più alto in Italia) che fa ricadere i costi sui cittadini”.
Citando i numeri della relazione regionale sul settore sociosanitario, l’esponente dem evidenzia poi che “si registra una riduzione dei ricoveri per residenti in Veneto (da 90.712 nel 2022 a 88.732 nel 2023) e delle prestazioni ambulatoriali regionali (da 9.056.677 a 8.751.514). Parallelamente, i residenti fuori regione aumentano il ricorso alle strutture venete, evidenziando uno squilibrio che non va a beneficio dei cittadini locali. Il budget destinato a recuperare le liste d’attesa ha subito un crollo drammatico, passando da 30 milioni nel 2022 a soli 18,4 milioni nel 2023”.
Bigon prosegue osservando che “a peggiorare il quadro è la grave maggiore carenza di personale medico, pari a 3.500 unità, nel 2018 ne mancavano 1295, senza al contempo esservi un corrispondente piano di assunzioni adeguato a farvi fronte. La professione, un tempo simbolo di orgoglio, è ora sinonimo di sacrificio, con stipendi tra i più bassi d’Europa. Questo ha portato a un turnover insostenibile e a una ridotta attrattività del sistema pubblico”.
“Mentre i fondi per il privato continuano a crescere, i medici ospedalieri chiedono condizioni di lavoro più sicure e retribuzioni adeguate. È urgente – conclude – invertire la rotta, aumentando il personale e migliorando le infrastrutture, anche negli ospedali spoke, affinché diventino punti di riferimento sia per i cittadini che per gli operatori sanitari. Senza interventi immediati, il rischio è che il sistema pubblico diventi sempre meno sostenibile, obbligando a scelte estreme per coprire le carenze”.


