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Un viaggio nei testi sacri. Una questione di genere di 2000 anni fa

Il presidente della Confraternita Fabio Bona con Lucia Andreina

Cesiomaggiore, 10.01.2025 – “La figura di Maria Maddalena nei primi testi cristiani, con un focus sul conflitto con Pietro e sulla questione di genere per l’ottenimento della leadership”. Di sicuro un argomento di grande interesse ma, assieme, anche quanto mai impegnativo.

A presentarlo, durante la prima riunione 2025 della Confraternita del Formaggio Piave Dop, Lucia Andreina, giovane feltrina fresca di laurea magistrale con una tesi proprio centrata su Maddalena.

Una ricerca che ha preso le mosse da una domanda: chi fu Maria Maddalena? Una discepola, un’apostola, una dei Dodici? E poi, che parte ha avuto nella tradizione a commistione operata da papa Gregorio Magno tra le diverse Marie presenti in quella fase storica?

Per cercare possibili soluzioni non c’è che un modo: ripartire dalla fonti primarie. Nello specifico, dai vangeli. “In generale, noi pensiamo che i vangeli siano quattro, con qualche appendice proposta dagli apocrifi. In realtà, ce ne sono poco meno di trecento suddivisi in tre grandi categorie: canonici, apocrifi e gnostici. La maggior parte di questi ultimi è stata scoperta nel 1946 in alcune grotte presso Nag Hammadi, vicino a Luxor in Egitto.
L’esame comparato dei diversi vangeli (diversi per i temi trattati e per il periodo cui risale la loco compilazione) ha permesso di far emergere non solo la figura della Maddalena ma, e soprattutto, le caratteristiche che hanno connotato i primi anni del Cristianesimo, orientativamente quelli compresi tra il 30 e il 50 d.C.

“Che Cristo sia stato un rivoluzionario non è certo argomento da mettere in discussione. Un rivoluzionario le cui idee avevano finito con l’incidere in modo radicale nella quotidianità; rompendo, in particolare, il vincolo patriarcale”.
L’uguaglianza proclamata (“siamo tutti figli di Dio”) dal messaggio cristiano ha come diretta conseguenza l’eliminazione di ogni sorta di gerarchia. E se si aggiunge che la chiesa dei primi anni era una chiesa domestica, piccoli gruppi di fedeli che si riunivano in case private – a fare da ‘rete’ erano le comunicazioni inviate da persone in continuo movimento, come san Paolo e le sue Lettere – case private dove l’amministrazione era saldamente nelle mani delle donne.

Appare, insomma, evidente che durante i primi anni del Cristianesimo c’era una sostanziale parità di genere. Anzi, se si poteva parlare di supremazia, questa era appannaggio delle donne D’altra parte, dopo la crocifissione e la resurrezione la scena è occupata dalla donne.
Il decisivo cambio di passo matura verso il 70 d.C. La crescita del cristianesimo pone un problema gestionale. Come strutturare un movimento che non è più limitato agli ambiti familiari? Una volta ancora la ricerca è supportata dalla fonti, quelle romane in particolare che hanno il notevole pregio di essere ‘terze’ e di non parteggiare per l’una o l’altra parte.
La scelta è quella di adottare il sistema che appariva praticamente perfetto e, certo, molto efficace: quello dell’impero romano. Una scelta che si traduce quasi subito nel ripristino delle gerarchie e, specificamente, nelle gerarchie maschili.

Considerando, poi, che le donne avevano certamente molto da dire, prende le mosse proprio da qui quel processo che ha condotto le donne a recitare un ruolo subalterno quando non anche a scomparire dalla scena, come si può rilavare in molti scritti (Timoteo, lettera agli Efesini e lettera ai Colossesi ‘Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore’. In questa prospettiva mette conto ricordare che i vangeli pervenutici sono tutti successivi a questo periodo.

Non è inappropriato, insomma, sostenere che il contrasto tra Maddalena e Pietro rappresenta un serrato confronto tra una chiesa esoterica e gnostica (Maria) e una chiesa essoterica e ortodossa (Pietro); confronto che ha sancito il predominio di Pietro.

Anche limitando lo studio ai più recenti papati (da Paolo VI a Francesco) appare evidente che la questione di genere continua a proporre sempre l’identico canone dell’esclusione delle donne. Derivante da un atto storico di selezione delle fonti e di interpretazione dei testi, basto su scelte politiche e culturali di un’epoca specifica.

Non sono mancati, soprattutto in anni recenti, tentativi di affrontare in modo critico questa millenaria impostazione. Lo sono stati il libro ‘Teologia della liberazione’ del frate peruviano Gustavo Gutiérrez-Merino Díaz e soprattutto la successiva ‘Ermeneutica critica femminista di liberazione’, opera della teologa statunitense Elisabeth Schüssler Fiorenza. Tentativi che hanno suscitato un certo interesse ma, fino ad ora, non hanno intaccato i canoni ufficiali della Chiesa.