Pochi giorni fa ho avuto l’occasione di parlare con due giovani universitarie bellunesi, con le quali il discorso è rapidamente scivolato sul cambiamento climatico. Concordemente hanno detto che sono ecofollie non parlare e non scrivere di questo argomento, che abbiamo incombente sulla testa, che non possiamo dimenticare e che condiziona l’umore della giornata, le prospettive di una futura professione e le scelte possibili di una nuova famiglia. Si sentono isolate e senza riferimenti dopo che non possono più contare sui discorsi e sulle proteste organizzate da Greta Thunberg.
Poco più di un anno fa a Belluno, nei primi giorni del dicembre 2023 l’associazione LIBERAL di Rosalba Schenal con la collaborazione del dott. Raffaele Addamiano e l’intervento di due relatori, Stefano Bruno Galli e Francesco Giubilei, ha illustrato molti esempi di follie organizzate nel mondo intero sullo sfondo di problematiche ambientali. In quel caso ecofollie venivano considerati alcuni provvedimenti valutati illogici o irrilevanti per un fenomeno di discutibile importanza. Su questo incontro il giorno dopo Bellunopress ha pubblicato un mio articolo col titolo “Ecofollie e Antropocene” nel quale ad eventuali follie ecologiste veniva contrapposta la realtà di un nuovo periodo già battezzato da tempo “antropocene”, che inizia per convenzione con le bombe atomiche sul Giappone, e che ci porta progressivamente ai giorni nostri. Giorni in cui domina sottotraccia e inespresso il pensiero del cambiamento climatico e del futuro che ci aspetta. Ciò perché stampa, radio e Tv non ne parlano, perché non è gradito alla grande industria che vuole seguitare a sfruttare al massimo l’ambiente per i suoi mercati e perché non è gradito alla politica che crede ancora stupidamente nella crescita senza fine del PIL.
In una sola pagina si potrebbero concentrare le spiegazioni fisico-chimiche del riscaldamento climatico, le motivazioni per cui non se ne vuole parlare da almeno un secolo, il carattere predatorio ed egoista dell’animale uomo (con l’aggravante sapiens) e i risultati che potrebbe darci oggi la Scienza, se si volesse usarla esclusivamente per risolvere il problema dell’eccesso di CO2 e non per tutte le possibili armi da guerra e tutti i possibili consumi non necessari o inutili.
Le due giovani universitarie bellunesi, l’una di ingegneria e l’altra di medicina, mi hanno parlato di ecoansia: invece di essere un motore per stimolarle ad affrontare energicamente il problema, provoca piuttosto una paralisi della azione nella consapevolezza che il mondo non intende fare alcunché per salvarci dalla crisi climatica. Si può concludere che i giovani sentono acutamente sulla propria pelle il problema, considerano una follia non dibatterlo, avvertono ansiosamente le implicazioni per il loro futuro ma sono paralizzati dalla inerzia del mondo
Per affrontare il problema è chiaro che si imporrebbe una transizione rapida e forse violenta verso una economia priva di combustibili fossili ma potrebbe avvenire soltanto all’insegna della collaborazione tra tutti i paesi del mondo, con la eliminazione delle volontà imperialistiche e delle guerre: al momento attuale questo sembra essere il sogno più irreale. Come se le maggiori Potenze del mondo, consapevoli delle problematiche ambientali, volessero accaparrarsi tutto il possibile in vista di una crisi imminente. Saremmo invece ancora in tempo per realizzare il recupero del nostro Bene Comune più prezioso, la Terra su cui poggiamo i piedi, lavorando tutti INSIEME con un fortissimo impiego di uomini e mezzi per un nuovo orientamento della economia del mondo sulle linee guida che la SCIENZA può riservarci. Troppo bello!
Filiberto Dal Molin
