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martedì, Febbraio 17, 2026
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Crisi climatica nella valle del Piave

Fiume Piave a Belluno

La progressiva evoluzione della crisi climatica, di origine antropica o meno, svilupperà problematiche ambientali anche nel nostro ambiente per quanto riguarda il regime delle acque dei fiumi e dei torrenti.

Sono fenomeni inevitabili, che ora accadono in misura ridotta in tutto l’arco alpino, e che accadranno con sempre maggiore frequenza e importanza con la scomparsa definitiva dei ghiacciai e quindi della loro essenziale funzione di serbatoi d’acqua nelle stagioni estiva e autunnale, quando le precipitazioni diminuiscono, proprio nel periodo in cui l’agricoltura ne ha maggior bisogno.

Conseguenza immediata è anche la riduzione dell’albedo cioè della riflessione della radiazione luminosa solare che risulta massima dalla superficie bianca di un ghiacciaio e minima da una superficie scura, come un prato o un bosco. In una fase in cui la temperatura media dell’atmosfera sta salendo, la luce riflessa dalle nevi e dai ghiacciai contribuirebbe a mantenerla più bassa.

Nel nostro ambiente bellunese il problema dell’acqua si impone, e si imporrà, con maggiore evidenza in un prossimo futuro per il Piave e per i suoi affluenti. Poiché ci verranno a mancare del tutto i serbatoi naturali dei ghiacciai, dovremo registrare una ridistribuzione stagionale dell’acqua che si ridurrà durante l’estate, quando vi sarà una ridotta portata dei fiumi con conseguenti problemi di approvvigionamento idrico per le popolazioni e per l’agricoltura.

Ci saranno inoltre maggiori variabilità dei regimi fluviali in rapporto ai periodi di pioggia, col rischio di alluvioni improvvise e dissesti idrogeologici associati ad aumento della frequenza di eventi climatici estremi.

In agricoltura dovremo temere la carenza ciclica dell’acqua con variazioni dei periodi di irrigazione e conseguente disallineamento tra i picchi di disponibilità idrica e le necessità agricole. Nel complesso le implicazioni economiche per l’agricoltura potrebbero diventare progressivamente pesanti.

Il bacino idrografico di Belluno in particolare è specificamente rappresentato da una topografia montuosa con vette che superano i 3000 metri; questa morfologia influisce fortemente sul regime idrico di fiumi e torrenti, con percorsi di forte pendenza, soggetti ad un comportamento di tipo pluvio-nivale. Da noi peraltro gli impianti idroelettrici per la produzione di energia con dighe, argini e strutture di regolazione dei flussi possono contribuire a mitigare le variazioni pluviali.

Tutto ciò richiede comunque progetti di protezione per migliorare la gestione degli impianti e per evitare le conseguenze di eventi atmosferici improvvisi violenti col rischio di inondazioni e della erosione del suolo.

In questo ambito diventa importante anche la gestione e il miglioramento delle aree verdi: Belluno è da sempre nel verde ma ci colpisce dolorosamente la riduzione continua delle piante, nelle vie cittadine e nelle piazze, associata all’immagine sempre più diffusa di cespugli infestanti e piante rampicanti ovunque, che sommergono anche le piante ad alto fusto soffocandole. Si nota anche in tutte le vie di accesso alla città, come se i bellunesi non fossero sensibili al decoro urbano e alla gestione corretta del verde.

Non possiamo ignorare e distruggere le piante; ci proteggono dall’erosione del suolo, ci forniscono l’ossigeno vitale, possono rendere più bella e più ospitale la nostra città. È ovvio per tutti ma non dobbiamo dimenticarlo

Dott. Filiberto Dal Molin

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