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Autonomia differenziata: da 20 anni nulla di fatto

Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto

Chiesta dalla Lega dal  2007, affossata dal Governo Berlusconi-quater nel 2008-2011 e di nuovo fatta fallire da Governo Conte I nel 2018-2019 da Luca Zaia e la Lega

Fine corsa del “regionalismo ordinario” quello di serie B), incompiuto dopo 75 anni

Federalismo  e Presidenzialismo un’unica sistemica riforma, 5 Stati Federati e un Presidente eletto direttamente dal popolo sovrano.

                                                               ***

Prefazione di Marco Zanetti scrittore e storico locale residente in Venezia

“Vorrei e non vorrei, mi trema un poco il cor…” scriveva un veneto (Lorenzo Da Ponte) in un libretto dell’opera per Mozart e proseguiva: “… felice, è ver, sarei, ma può burlarmi ancor…”; (Zerlina, a proposito di Don Giovanni). Con qualche analogia, un altro veneto, Enzo De Biasi, prova a scrivere oggi la vera storia dell’ autonomia regionale, dimostrando come il Veneto se la cavi assai meglio con la raccolta differenziata piuttosto che con l’autonomia differenziata.
Le sue analisi e riflessioni sono uscite su questo sito il 29 dicembre 2024 e poiché qui in Veneto parlare di autonomia significa anche parlare di Zaia vi ha aggiunto pure qualcosa sulle prossime prevedibili mosse. Giacomo da Ponte scrisse per Mozart, musicista immortale da secoli e nei secoli a venire. Enzo De Biasi ha scritto elementi di base per rivedere le fondamenta della Repubblica datata 1948. Chi riscriverà la musica per la “Costituzione Terzo Millennio, parte Seconda ?” Qualcuno? Un’Assemblea Costituente? Nessuno?

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Il 18 dicembre del 2007 è una data storica che i veneti ricorderanno, da tramandare alle prossime generazioni. La Regione del Veneto avrebbe potuto avere più poteri, ma il Centro-Destra che qui governa dal 1995, non ha voluto. La responsabilità maggiore è di Zaia e Lega e dal 2017 delle forze di opposizione,  corresponsabili  nella penosa vicenda del referendum farlocco.

Nei giorni delle festività natalizie, è facile che la famiglia – più o meno allargata – si trovi ricongiunta. In queste occasioni di convivialità, il figlio Giorgio chiede al papà Giuseppe: “Sono nato nel 2007 e il prossimo anno compirò 18 anni, per la prima volta voterò, quale partito mi consigli per le regionali?”  Il papà leghista della prim’ora, infuriato  risponde: “Vota chi vuoi, ma non la Lega che ci prende in giro da almeno un quarto di secolo”.

 

Dialogo immaginato, ma plausibile. Perché tanta ira paterna ?

Un dato. Luca Zaia è in regione dal 2005, quand’era Vice-Presidente di Giancarlo  Galan e nel 2025 festeggerà vent’anni di permanenza a Palazzo Balbi, dal 2010-2025 quindici anni  da Presidente. In questo tre lustri,  il Governatore ha promesso di tutto e di più, tuttavia, l’obiettivo principe e principale è stato, maggiori competenze e risorse per il Veneto L’ultima ideona made in Zaia-Calderoli,  oggi del tutto fatiscente, è stata l  “Autonomia Differenziata”.

In assenza di risultati concreti, Giuseppe, prototipo del leghista deluso, si è già fatto sentire. Alle europee di quest’anno rispetto a quelle del 2019, la Lega ha perso  1.234.610 votanti e due anni prima alle politiche nazionali, oltre mezzo milione di voti. Il consenso del 2022 stava a quota 366.266 voti e quello di giugno scorso, è a 271.242. Unica eccezione, le regionali 2020, quando l’abbinata Zaia-Lega ha raccolto 1.263.919 adesioni. Celiando il Presidente si potrebbe dire “ ragionateci sopra”.

Il  sollecito a “ragionarci sopra” è già stato colto da Ignazio La Russa (FdI) che, intervistato per le prossime regionali 2025 (2026?), ha detto “Stimo Zaia, ma è plausibile che il prossimo candidato sia di Fratelli d’Italia”. Il pronostico è stato anticipato qui in un articolo  pubblicato a luglio 2023, “Zaia non è George Washington …eccetera…eccetera ”, epperò nell’articolo – a dir il vero- le opzioni possibili per FdI erano due: o la Lombardia o il Veneto. Notoriamente la prima vale più della seconda regione; tant’è che le prime indicazioni danno un leghista di “pensiero salviniano” a Venezia e uno di FdI a Milano. In fono all’articolo, cognome e nome del pre-destinato.

Per chi la pensa diversamente, c’è poco da rallegrarsi.

Primo. Il fronte dell’opposizione e segnatamente PD e 5 Stelle, in cinque tornate succedutesi: 2018, 2019, 2020,2022, 2024 non hanno incrementato  i consensi, anzi! Comparati  i voti ottenuti con quelli dell’analogo e precedente turno, entrami i partiti perdono elettorato in carne ed ossa. In una sola circostanza, alle politiche di due anni or sono, il PD in Veneto recupera quasi centomila voti, contemporaneamente  i 5 Stelle ne perdono cinquantamila.

Secondo. Le preferenze in uscita dalla Lega vanno agli alleati della coalizione, Fratelli d’Italia e, in misura minore, a Forza Italia. Una volta collocatesi con la casacca, nera o azzurra, li probabilmente resteranno anche nella prossima consultazione, ben lieto se ci saranno smentite.

Eppure, nel campo riformista per antonomasia, non mancano (non mancavano) menti fervide di  politici professionali, professionisti, lesti ad assumere cariche governative. Per di più,  abbondano (abbondavano) eccellenti amministratori con curricula di pregio, esperienze  lodevoli e soddisfacenti per le comunità locali amministrate.  Tuttavia, il fact checking (la verifica dei fatti) attesta: 1995, Csx più del 33% dei suffragi, 2020, Csx 16%, meno della metà, tre decadi di decrescita infelice. Cosa non ha funzionato ? Il progetto-programma, i candidati alla Presidenza Regionale e/o quelli singoli a livello provinciale, gli elettori non ci hanno capito? Di certo non stava scolpito nelle tavole di Mosè che il Veneto nel 1995 era pre-destinato al Cdx. Al lettore interessato un arguto articolo di Marco ZanettiIl Veneto che poteva essere ma non si è voluto” *.

Tornando alla Lega, il sogno padano incarnato nel e dal verbo “paroni a casa nostra,  meno tasse a Roma ladrona”, è oramai smarrito, evaporato, massacrato, tramontato, non c’è proprio più, oramai è irrecuperabile. L’inganno è stato svelato, il re è nudo, la Storia ha voltato pagina.

” Autonomia Differenziata”, cosa è stato  “portato a casa ?”  I fatti attestano;  nulla di nulla, ni cadeau, ni bijou, rien de rien !

Fatti, atti e comportamenti di Luca Zaia, comprimari e comparse sono stati pubblicati in due articoli intitolati “La vera storia dell’Autonomia “ luglio-agosto anno corrente. Qui, ulteriori spunti sulla partita iniziata nel 2007, oramai consumata e priva di qualsiasi contenuto apprezzabile, comunque in corso**.

Primo tempo.

Tutto è iniziato nel 2001 da una norma costituzionale che offriva la chance alle “regioni ordinarie”, quelle di serie B rispetto a quelle “specialidi serie A), di chiedere più poteri per rafforzare la loro funzione di governo nei rispettivi territori. La  possibilità non è stata colta per ben sei anni. Solamente nel 2007, una settimana prima del “Santo Natale” di diciassette anni or sono, il Consiglio Regionale del Veneto riunitosi in un bel palazzo sul Canal Grande a Venezia (Palazzo Ferro Fini) vota all’unanimità, la domanda a Babbo Natale, pardon allo stato italiano, di avere 14 scatole di vitamine super, 14 materie aggiuntive a quelle già affidate. La motivazione di fondo condivisa da tutti  è la volontà di poter far correre il Veneto ancora più veloce: nell’economia, nel sociale, nella sanità, nella scuola, nelle infrastrutture. La domanda di avere più poteri è “a gratis”, differentemente da quanto succederà nel 2017,  parte per Roma indirizzata al Presidente del Consiglio pro-tempore, il Professore Romano Prodi che, stava governando bene, ma appunto per questo viene sfiduciato e spedito a casa a febbraio dell’anno dopo. In Italia capita spesso, dal 1946 ad oggi 68 governi.

Il successore votato, amato dal popolo e incoronato dal Parlamento, è un impresario milanese, Silvio Berlusconi, una persona straordinaria e affabile, proveniente dalla trincea del lavoro e degli affari. Nella squadra di Governo, trovano posto quattro leader padani di valore, ai quali vengono conferiti ministeri strategici per dare l’ Autonomia Differenziata al richiedente Veneto. La magnifica quaterna è  formata da : Umberto Bossi – Riforme per il Federalismo, socio fondatore del Movimento, Roberto Calderoli Semplificazione Normativa, Roberto Maroni – Affari Interni, Luca Zaia Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

L’ultimo esecutivo berlusconiano dura in carica 3 anni, 6 mesi e 8 giorni, da maggio 2008 fino a novembre 2011. Dopodiché, prima che l’Italia affondi nei debiti, un complotto internazionale orchestrato dai consueti poteri forti e occulti, fa sloggiare da Palazzo Chigi il cavaliere senza macchia e senza paura. L’allora Presidente della Repubblica propone e il Parlamento approva, un uomo in Loden, Mario Monti. Il neo Presidente del Consiglio dei ministri è persona studiata, rettore dell’Università Bocconi di Milano e commissario alla concorrenza per l’Unione Europea, parola quest’ultima alla pari delle tasse, invise a tanta parte delle PMI (piccole e medie Imprese), dei lavoratori autonomi e dei professionisti, pronti a premiare – quando si vota – chi gliele  fa scansare o condonare.

Giunti a questo punto della narrazione, il lettore si chiederà, ma  cosa ha fatto il top di gamma Leghista al top del potere per l’”Autonomia Differenziata” del Veneto?

Nulla di nulla, ni cadeau, ni bijou, rien de rien ! La giacente domanda timbrata 2007 è ancora a Roma, li è giaciuta e li giace.

Nella società delle telecomunicazioni on line,  dove le notizie arrivano e si dibattono in tempo reale, ça va sans dire, nessuno tra partiti, sindacati, imprenditori, forze sociali ha chiesto lumi, posto interrogativi, aperto dibattiti  per i susseguenti dieci anni !

Non è vero che il Consiglio Regionale ha chiesto 14 materie nel 2007  e non è vero che quattro ministri leghisti doc erano al governo nel triennio 2008/2011 “i fatti non sono sussistiti !”. E i giornalisti “cane da guardia del potere ?”.  Si, certo sono i principi insegnati a scuola di giornalismo, oggi prevale la razza canina dei barboncini, miti, sereni e che non disturbano.

 

Secondo tempo.

Luca Zaia, con la nota e consumata scaltrezza,  lascia la compagnia leghista poco prima del naufragio governativo e si candida alle regionali del 2010 diventando – per volontà del popolo sovrano – Presidente della Regione.

Sul finire della sua prima legislatura 2010-2015, giugno 2014, il Consiglio vota la richiesta di indire sei referendum per far diventare forte, anzi fortissimo, il Veneto. Il governo Renzi ricorre contro le leggi regionali e la Corte Costituzionale silura cinque quesiti su sei:

  • NO, al Veneto Repubblica indipendente e Sovrana, 2) NO, al Veneto regione a statuto speciale, 3) NO, ad una percentuale non inferiore all’ottanta per cento dei tributi pagati annualmente dai cittadini veneti all’amministrazione centrale 4) NO, al Veneto affiche  trattenga almeno l’ottanta per cento dei tributi riscossi nel territorio regionale , 5) NO, a che il gettito derivante dalle fonti di finanziamento della Regione non sia soggetto a vincoli di destinazione.

Unico quesito referendario non cassato, a condizione che i veneti  se lo paghino (british humour in salsa romana), è il sesto” Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”. Stesse parole contenute nell’art. 116 comma 3 della norma del 2001, una genialata dei dotti giuristi e degli eccellenti avvocati facenti parte del collegio di difesa regionale perdente a Roma per 5 a 1. Per tabulas, altra sconfitta delle erudite teorie giuridiche nella recente sentenza di novembre che ha smantellato la legge sull’Autonomia Differenziata ”Calderoli”. E’ di tutta evidenza che, Luca Zaia non ha avuto mano felice nel sceglier chi doveva difendere gli interessi del Veneto a Roma.

In effetti, non si comprende perché – a differenza dello Stato che si avvale della propria avvocatura già caricata sulle spese pubbliche senza ulteriori oneri per il cittadino contribuente, egli non abbia utilizzato le risorse professionali interne: avvocatura regionale, ufficio legislativo di Giunta e quello del Consiglio Regionale. La vicenda qui in esame, è stata seguita per anni da due prestatori d’opera intellettuale, insegnanti di diritto all’Università di Padova: Antonini Luca e Bertolissi Mario. Il primo, attualmente,  è componente della Corte costituzionale che ha deciso il 14 novembre sull’ Autonomia Differenziata. Costui, era stato colà nominato post referendum farlocco dal Parlamento nella quota parte di giudici spettante alle forze politiche. Il secondo, in feconda attività, dispensa la sua sapienza, scienza  e profonda conoscenza del diritto costituzionale ai giornalisti dei mass media  che, frequentemente, lo intervistano sull’argomento.

  Domanda, perché si è andati avanti ? Bel quiz intrigante, prima risposta plausibile.

Le ultime ricerche sociali riferite alla popolazione italiana. OCSE riportata dal rapporto Censis 2024: “In Italia un adulto su tre è analfabeta funzionale”. In sintesi, trattasi del cittadino maggiorenne che sa leggere, ma non comprende bene ciò che legge. Il dato antropologico era già stato confermato nel 2001 dal Prof. Tullio De Mauro, linguista e ministro della Repubblica, purtroppo non siamo migliorati.  Nell’attuale regime democratico, è il popolo che – votando – sceglie  chi lo rappresenta nelle istituzioni repubblicane. Nel Consiglio Regionale del Veneto, of course, sono eletti le persone scelte dai cittadini veneti e di questi – stante le ricerche effettuate – uno su tre  è probabilmente “analfabeta funzionale”. Chissà e non dubitiamo, che il singolo Consigliere regionale nel 2017 ha letto e riletto la sentenza nr.118/2015, però, può essere successo – in via del tutto residuale – che non l’abbia compresa, né tantomeno abbia considerato le ricadute per il futuro “politico-istituzionale” della Regione del Veneto. Da parte nostra, per remota convinzione, diamo quale contenuto al sostantivo “politica”, lo stesso significato precisato più di due millenni or sono da un pensatore greco. Per questa ragione, sovente, non comprendiamo il perché delle decisioni adottate dai governanti attuali.

Altra possibile spiegazione.

Di frequente, i moderni reggenti della res publica dicono “ noi siamo stati votati dal popolo, spetta a noi decidere cosa e come  fare, i giudici non devono mettersi di traverso”. Affermazione irreprensibile dal loro punto di vista, considerato il successo ottenuto alle elezioni, nazionali o regionali qui poco importa. Anche questa è una scuola di pensiero molto di moda, Viktor Mihály Orbán ne dà costante e concreta testimonianza. Prevalente è, quindi,  la “volontà politica” stringatamente “la politica”, che si pone  uber alles, al di sopra di tutte le leggi e le sentenze. Noi dissentiamo in radice, ma la realtà ci sta superando, probabilmente  siamo già in minoranza.

I fatti successivi sono noti. Luca Zaia, incassato l’assenso dell’Assemblea Legislativa tira dritto, non perde tempo a trattare con il Governo Gentiloni (Csx 2016-2018) sulle 14 materie giacenti a Roma dal 2007 e indice il referendum fasullo che vede recarsi alle urne 2.300mila veneti e starsene a casa  1.700 mila, non proprio un plebiscito, adesione del 57.2% inferiore  rispetto alle aspettative attese stimate attorno al 70-80% dell’elettorato passivo. Nel 2018-2019, nel Governo Conte I con Vice M. Salvini, il  dicastero degli Affari Regionali è retto da Erika Stefani, avvocato, leghista da  Vicenza, dall’altra parte del tavolo, Luca Zaia,  Presidente del Veneto, leghista, da Treviso. In tema di “Autonomia Differenziata”, cosa succede ?

Nulla di nulla, ni cadeau, ni bijou, rien de rien !

2001-2017 fine della fiction da archiviare sotto la voce “Autonomia Differenziata”, un vuoto a perdere. Attori  principali, Luca Zaia, Lega, Forza Italia, AN-FdI. Interpreti di second’ordine, Partito Democratico, 5 Stelle e altri figuranti minori. Nelle scene girate all’esterno degli studi, Palazzi del Potere di Roma e di Venezia, gli attori di sfondo sono stati   i cittadini veneti: applaudenti, condividenti e benedicenti.

Il futuro che verrà. Sceneggiato sul ritorno al passati “il regionalismo anni Settanta del secolo scorso” una fiction ancora inedita.

A luglio scorso in G.U. appare la legge “Calderoli”, già qui definita un bidone “tossico-nocivo”, opinione confermata dopo la lettura della sentenza nr. 192 che demolisce –principalmente – l’impianto esecutivo. I patrocinatori, Calderoli e Zaia perseverano nel sostenere che la cornice, i principi ordinamentali,  sono salvi  e quindi, si va avanti…contro il muro. Una metafora può aiutare a capire meglio.

Un cittadino va da un gallerista per comperare un quadro e chiede “Vorrei un dipinto con paesaggio bucolico”. Il venditore risponde, “Guardi, al momento,  ne sono sfornito. Intanto, se vuole, si porti a casa la cornice e nel frattempo cercherò ciò che ha chiesto”. L’acquirente contento, paga la cornice e si predispone all’attesa. Né lui né il gallerista  però, sanno – con certezza – quanto tempo occorrerà. Decodifichiamo. L’acquirente è la Regione del Veneto in attesa da 23 anni dell’arcinota Autonomia Differenziata, il gallerista è la Corte costituzionale che ha lacerato il dipinto chiesto e che rimane vigilante pronta a re-intervenire se, Governo e Parlamento , in un’opera di taglia, cuci, rammenda, rattoppa e concorda  a maggioranza larga, non produrranno nuove regole del tutto incensurabili da chi, del caso e avendone titolo , potrà ritenersi leso ricorrendo al giudice delle leggi.

Sarti, sartine, costumisti, stilisti e “nani politici”, stanno già esaminando il vestito squarciato, spaccato e rotto.   “Time is money” il tempo è denaro, dicono i britannici. Tradotto nella parlata nostrana “Tempo xè schei” oppure in altro modo “I schei xè come i osei…coi passa bisogna ciàparli…” Saggi proverbi, i leghisti – però e finora – hanno sprecato tempo e denaro, anche se stampa ed emittenze regionali e nazionali hanno  un loro pupillo beneamato, Luca Zaia, un professionista delle e nelle pubbliche relazioni.

Della sentenza novembrina, riportiamo ciò che qui interessa, “L’attribuzione alle diverse regioni di funzioni pubbliche che implicano prestazioni a favore dei cittadini, con cui si garantiscono i loro diritti civili e sociali, può avere conseguenze diverse sul piano dell’equità”. Proseguendo nella lettura del testo, si avverte un duplice avviso. Alle Regioni  che  chiedono la differenziazione, non è possibile devolvere intere “materie o ambiti di materie ”, perché la devoluzione può riguardare solo “specifiche funzioni” che devono essere debitamente motivate. In ogni caso, affermano i giudici, anche nelle materie No-Lep le cui funzioni possono incidere su diritti civili e sociali, occorre stabilire preventivamente i costi standard. In proposito si ricordano, tra queste, Commercio con l’Estero e Protezione Civile. E più avanti, vi sono materie particolarmente delicate alle quali afferiscono funzioni «il cui trasferimento è, in linea di massima, difficilmente giustificabile secondo il principio di sussidiarietà», tipo: tutela dell’ambiente, produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, porti e aeroporti civili, grandi reti di trasporto e di navigazione, professioni, ordinamento delle comunicazioni, norme generali sull’istruzione”.  In generale, possiamo annotare, che l’intero processo di attribuzione di maggiori poteri alle Regioni, diviene più democratico  e non appartiene in via pressoché esclusiva  al binomio, Presidenza del Consiglio dei ministri e Regione richiedente.

Una prima annotazione. Le baggianate raccontate al “popolo sovrano” da Luca Zaia e dai soci  di complemento,  prima, durante e dopo il “sondaggio popolare” di ottobre 2017, sono state definitivamente sbugiardate. I giudici della Consulta, oggi 2024, come ieri 2015, hanno fatto per sempre piazza pulita dell’idea madre di poter  “portare a casa” 23 materie complete di tutto il corredo. Zaia ha sbagliato nel 2017 per non aver negoziato con il Governo di Centro-Sinistra un primo pacchetto di competenze allora ottenibili. E ha sbagliato, una seconda volta, come leader nazionale per aver condiviso e promosso una legge che seppure depurata dalle scorie a cura della Consulta, rimane pur sempre un “bidone vuoto”. Chi paga questi sbagli? Semplice, nessuno tranne la regione. Infatti, è la Regione del Veneto che, come ente pubblico è stata depauperata, epperò ha il torto di non possedere le qualità soggettive per poter citare in causa per danno d’immagine e patrimoniale Luca Zaia, in quanto egli  è il suo rappresentante legale. D’altronde, non può come soggetto pubblico, sbarazzarsene dato che nel ruolo di  Presidente egli la rappresenta davanti ai Veneti votanti – a grande maggioranza –  Zaia Luca. In effetti, nella realtà la Regione del Veneto non esiste, è semplicemente un’invenzione giuridica che nulla può fare se una persona fisica, Luca Zaia, lo vuole ma, egli non ha voluto.

Dunque, oramai è chiaro, da Roma non arriveranno “materie intere e complete”, ma solamente “frammenti di attività”, siamo ri-piombati nella logica dello “spezzatino”, tipica modalità statale di decentramento legislativoamministrativo in auge negli anni  Settanta del secolo scorso. In questo Bel Paese, la Lega ha avuto un merito indiscutibile, retrocedere il “regionalismo ordinario” a dov’era cinquantaquattro anni fa, chapeau!

Una prova l’ha già avuta lo stesso Zaia. Ad ottobre scorso, il Presidente ha pensato, a mo’ d’esempio, di porter promuovere il prosecco in Australia, continente che rientra nella classifica top ten dei mercati più importanti per l’export veneto e chiedere di poter firmare-eventualmente –  ordinanze per lo stato d’emergenza in deroga per il Veneto, in caso di calamità naturali. Ebbene,  entrambi i Ministri competenti, Tajani-Commercio con l’Estero e Musumeci-Protezione Civile, hanno cincischiato nascondendosi dietro un “vedremo, approfondiremo, aspettiamo la sentenza”. Ora che la decisione è nota, il filo conduttore è inequivocabile, c’è una “Repubblica una e indivisibile”, ma ancor di più “indivisibile” è lo Stato Centrale. Sarà, infatti, l’apparato romano, i singoli Ministeri, regione per regione, funzione per funzione, a decidere: se, perché, quando, quanto, come  e cosa devolvere alle questuanti Regioni “ordinarie”.

La questione va compresa  fino in fondo .

Il Commercio con l’Estero vanta 21 funzioni e la Protezione Civile, ne ha 41, la somma fa 62 che ammontano a 147 incluse nelle prime 9 materie no-Lep, senza risorse  e personale. Le restanti 14 materie Lep, per le quali previamente e correttamente vanno  fissati e garantiti i costi-standard, le funzioni sono 180, totale complessivo 327 “funzioni specifiche” da valutarsi di volta in volta a cura, in realtà e in definitiva, dai Ministri pro-tempore. Ad oggi, anno di grazia 2024, 23 anni dopo la riforma del 2001 siamo all’anno zero per la devoluzione differenziata alle regioni di serie B), a contrario, le quattro ad “Autonomia Speciale”, state sistemate nel 1948, il Friuli-Venezia Giulia nel 1963,categoria superior. Per trasferire “funzioni”, micro-attività residuali, marginali, accessorie, per dirla alla Totò “quisquilie e pinzillacchere”, quanti lustri saranno necessari? I numeri pensati dal lettore vanno giocati in ambo secco al lotto “nazionale” sulle ruote di Roma e Venezia.

Al cast di specialisti fiduciosi e già all’opera, per rendere fattibile e percorribile  – in punta di “diritto”- il riordino delle procedure, dei contenuti e dei soggetti coinvolti dalla legge nr.86/2024 strizzata  dalla Consulta un sincero augurio  di buon lavoro. Per il lettore, questa è un’ulteriore chance di ambo secco da giocarsi sulle stesse ruote di prima, i numeri del lotto suggeriti sono quelli dell’anno presumibile in cui egli ritiene apparirà in Gazzetta Ufficiale la nuova legge.

In una democrazia liberale e rappresentativa, il cittadino è (dovrebbe) essere colui che controlla l’operato di chi  ha contribuito ad eleggere. Più alta è la carica, Presidente di Regione invece che semplice consigliere, più incisiva  è (dovrebbe essere) la verifica sull’azione svolta dal titolare dell’incarico fiduciario conferito dall’elettore. Questa breve digressione, per dire che nel caso “Veneto – Autonomia Differenziata” già da marzo 2016 – poi a mano a mano aggiornato -, esiste un pregevole dossier con un elenco di tutte le funzioni richieste dalla Regione al Governo di Csx, per ciascuna delle 23 materie. Al di là dell’inconcludente attività finora attuata, tale documentazione è utile per valutare – nei prossimi lustri -, quali e quante sotto-ripartizioni di ciascuna materia lì chiesta, saranno (o non saranno) effettivamente attribuite al Veneto. Ciò vale (varrebbe) -oltre che per il cittadino-elettore -, anche per i soggetti portatori di interessi diffusi: sindacati d’impresa, quelli  dei lavoratori, università, comuni , province, associazioni, liberi professionisti e in particolare i  giornalisti, chiamati a dare un’informazione puntuale ai cittadini e non ad “adulterare la realtà” come ha affermato il Presidente della Repubblica nel discorso annuale rivolto ai mezzi di comunicazione di massa.

Sommessamente, riteniamo che il modello regionalista “ordinario”, da ultimo sbertucciato dalla  sentenza 192 grazie allo “spessore” della legge “Calderoli”, sia semplicemente da archiviare come strumentazione superata, inservibile e fuori tempo massimo rispetto a 76 anni di cantieri sempre aperti e mai ultimati. La ragione di fondo va ricercata nella volontà – costantemente celata –  di non procedere ad un serio decentramento da parte delle dirigenze dei partiti nazionali, prima e seconda fase della Repubblica Italiana, del tutto refrattari ( se non ostili) a perdere il proprio potere di comando sulla e in periferia, Lega inclusa come è stato verificato in quest’ultimo quarto di secolo. Testimoniano la ferma volontà di conservare l’impalcatura statalista e centralista, quattro bicamerali e due riforme costituzionali fallite, sei  naufragi agli atti, ai quali si aggiunge la norma del 2001 che, dopo oltre due decadi, non ha  prodotto risultati tangibili. (1 continua)

Enzo De Biasi

Articoli precedenti:

https://www.bellunopress.it/2023/07/28/luca-zaia-non-e-george-washington-il-primo-presidente-degli-stati-uniti-rinuncio-al-terzo-mandato-di-enzo-de-biasi/

https://www.bellunopress.it/2024/03/26/fantastoria-il-veneto-che-poteva-essere-ma-non-si-e-voluto-di-marco-zanetti/

https://www.bellunopress.it/2024/08/23/da-repubblica-italiana-a-confederazione-repubblicana-di-enzo-de-biasi-terza-parte-fine/ alla fine altri due articoli, prima e seconda parte,

https://ilgiornaledelveneto.it/fallimento-dellautonomia-differenziata-e-inutilita-del-premierato/

https://www.raiplaysound.it/audio/2024/12/Radio3-Mondo-del-20122024- servizio dedicato ai negoziati incorso Trump/UE per budget armi NATO

 

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