San Martino di Castrozza – Trento: torna a splendere l’opera di Bruno Morassutti e Angelo Mangiarotti.
Bruno Morrassutti, padovano di nascita, milanese professionalmente, ma dolomitico per
tutta la vita sino a trascorrere gli ultimi suoi anni a Belluno in Villa Buzzati, scelse San
Martino di Castrozza per realizzare alcune delle sue opere più iconiche, tra queste la villa
che divenne la dimora di vacanza della famiglia.
Progettata e realizzata tra il 1956 e il 1958 insieme all’allora collega di studio Angelo
Mangiarotti, Villa Morassutti, tuttora di proprietà della famiglia, è un capolavoro di
modernità costruito nel cuore delle Dolomiti. Tra il 2022 e il 2024 l’edificio è stato oggetto
di importanti lavori di restauro conservativo progettati e diretti dall’architetto Nicola Agazzi
dello Studio Agazzi di Bergamo, ultimo collaboratore di Bruno Morassutti, e dall’architetto
Gerolamo Ferrario di Merate insieme ad un gruppo di professionisti e collaboratori del
Primiero: Cristina Bancher e Matteo Melotti, ingegneri dello studio Monplan e Mauro
Gobber dello Studio tecnico Gobber.
Ma in che cosa è consistito il restauro?
Ne parliamo con l’architetto Nicola Agazzi.
Le opere conservative progettate costituiscono un intervento organico ed attento volto a
tutelare la semplicità architettonica, rispettandone l’essenza estetica originaria, la logica
costruttiva, così chiara e distinta, la materia e la sua storicità. La villa è un importante
opera moderna progettata e costruita con chiari riferimenti all’architettura di F.Ll.Wright in
America, (nel ‘49 Morassutti frequentò il Taliesin Fellowship di Wright soggiornando in
entrambe le comunità studio in Wisconsin e Arizona. n.d.r.) e a suggestioni molteplici:
dall’architettura spontanea locale, che genera i propri spazi attorno al focolare, alla
tradizione Giapponese.
Il vero intervento innovativo ha riguardato l’adeguamento impiantistico e tecnologico, che
ha migliorato le prestazioni energetiche in un’ottica green grazie anche alla scelta del
teleriscaldamento e di materiali e sistemi isolanti all’avanguardia ed ecologici, migliorando
così tutti i livelli di comfort ambientale e offrendo anche nuovi servizi tra i quali una sauna
al piano terra perfettamente integrata nel pieno rispetto della struttura originaria, dei suoi
spazi e della storia dell’edificio, che si apre ora alla ricettività turistica e culturale.
Un’opera che caratterizza San Martino e che da subito occupò le pagine delle più illustri
riviste di architettura per la sua bellezza e originalità nell’organizzazione degli spazi interni.
La casa – spiega Agazzi – è costruita in legno con una copertura a padiglione sostenuta da
pilastri che si elevano su un massiccio basamento in pietra. I divisori interni, che sono
armadi rivestiti in tessuto rosso, delineano lo spazio centrale conviviale destinato al
focolare e separano da esso tutti gli spazi destinati alle camere, la cucina e la sala da
pranzo.
Le pareti perimetrali esterne, edificate con pannelli in legno bianco riquadrati da sottili telai
in legno, delineano lo stile inconfondibile e unico della villa, richiamando alla memoria le
linee pure delle pannellature di tamponamento di Villa Katsura in Giappone.
Ampie finestre, intercalate con metrica elegante alle pannellature in legno, aprono e
ritmano scorci sul paesaggio circostante e le montagne. Lo spazio del soggiorno si apre
sia ad Est che ad Ovest con un sistema di porte finestre a tutta altezza che lo collegano
direttamente alla terrazza da un lato e al giardino dall’altro, interconnettendo in un
continuum spaziale il dentro con il fuori.
Una ambiente accogliente e raffinato, al cospetto delle Pale di San Martino, dove
assaporare in compagnia il piacere del bello creato dall’uomo e dalla natura.
