
Vicenza, 3 dicembre 2024 – «La decisione di declassare lo status di protezione del lupo dalla Convenzione di Berna rappresenta un grave passo indietro per la conservazione della biodiversità in Europa. Questa scelta non si basa su prove o fatti scientifici, ma su un gioco puramente politico. Non a caso, il Garante dei diritti europeo ha aperto un’inchiesta, su richiesta della ONG Client Earth, poiché non ci sono basi scientifiche per il declassamento».
Così Cristina Guarda, eurodeputata del Gruppo Verdi/ALE, nell’esprimere la sua profonda preoccupazione riguardo alla decisione adottata oggi dal Comitato della Convenzione di Berna del Consiglio d’Europa.
«Le Parti contraenti hanno ora tre mesi per obiettare a questa decisione. Se almeno un terzo dei membri si oppone, la decisione sarà bloccata e non entrerà in vigore. In caso contrario, la decisione non si applicherà agli Stati che hanno presentato l’obiezione», spiega l’eurodeputata.
Guarda ribadisce la posizione già espressa in una lettera inviata alla Commissione europea il 25 settembre scorso, assieme agli altri parlamentari europei del Gruppo Verdi/ALE. «I lupi sono sempre stati parte integrante delle comunità ecologiche europee, svolgendo un importante ruolo ecologico nel modellare gli habitat, la biodiversità e le dinamiche della popolazione. Il ritorno dei lupi ha portato a conflitti di coabitazione nel settore agricolo, soprattutto nelle aree alpine. Tuttavia, le misure di prevenzione esistono: penso ai 40 progetti LIFE+ finanziati dall’UE, che si sono dimostrati molto efficaci, dove la politica non ha interferito sminuendone il valore sociale e scientifico», sottolinea l’eurodeputata.
«Il nostro obiettivo principale deve essere sostenere le misure di prevenzione dei danni al bestiame,» ha aggiunto Guarda. «La PAC e LIFE+ possono e debbono svolgere un ruolo fondamentale nel supportare gli agricoltori e migliorare la coesistenza. Invito tutti i Membri della Convenzione di Berna a opporsi a questa decisione e a sostenere la protezione del lupo, basandosi su dati scientifici e non su pressioni politiche. Pressioni che spesso nascondono inadempienze politiche, che generano malcontento nella popolazione e danni alla relazione con la biodiversità», conclude Guarda.



