HomePrima PaginaInsieme contro la violenza di genere. Il procuratore della Repubblica Roberta Gallego:...

Insieme contro la violenza di genere. Il procuratore della Repubblica Roberta Gallego: “Belluno non è un’isola felice”

Belluno, 5 novembre 2024 – “Belluno non è un’isola felice. Molestie, atti persecutori, violenza sessuale, le statistiche rivelano che i dati provinciali sono paragonabili a quelli del resto d’Italia. I tratti del presunto autore non sono quelli dello sconosciuto che insegue la preda, ma nella maggior parte dei casi è un soggetto con il quale c’è stata una relazione, che è diventata tossica e di possesso”.

Lo ha detto questa sera nella sala polifunzionale del Liceo Lollino di Belluno il procuratore della Repubblica reggente Roberta Gallego, all’incontro dal titolo “Insieme contro la violenza di genere” organizzato da Confindustria Belluno Dolomiti. Ad introdurre la serata c’era il delegato al sociale dell’Associazione industriali Flavio Mares. Con moderatrice la giornalista Marcella Corrà.

La dottoressa Gallego ha descritto un episodio accaduto su Snapchat, un social come tanti altri dove l’identità dei partecipanti non è mai certa, mezzo prodromico di incontri che possono finire in violenza di vario genere. Video di ragazze minorenni in situazioni di sovraesposizione che non sono in grado di gestire, con conseguenti traumi emotivi e psicologici paragonabili ad uno stupro reale. Anche sul web, insomma, corre l’insidia della violenza di genere. “C’è un sommerso incredibile. – ha detto il magistrato – Su smartphone sequestrati troviamo materiale pornografico”. “Abuso di alcol e quindi perdita del controllo, sono una sintomatologia caratteristica del nostro territorio, che ritroviamo spesso nei capi di imputazione. Ultimamente le feste sono tutte battezzate da queste situazioni”. Roberta Gallego ha concluso il suo intervento parlando delle procedure, della tempistica investigativa che deve sentire la vittima entro tre giorni, dei braccialetti elettronici gestiti da Fastweb che non sempre sono affidabili, di tutte quelle situazioni scabrose che possono verificarsi, con il rischio di vittimizzazione secondaria per la donna.

Erika Leone, medico legale della Ulss 1 Dolomiti, ha sottolineato la necessità delle istituzioni ed enti di lavorare in rete. “Comunicare, certificare, documentare” ha detto la dottoressa Leone, spiegando che il medico legale è l’anello di collegamento all’interno dell’ospedale e dove il pronto soccorso è il primo punto di accesso della vittima di violenza. “Sono caduta dalle scale, è la prima risposta che generalmente dà la vittima. E quindi è importante riconoscere il tipo di lesione, da morso, ferite da taglio ecc. con la datazione delle stesse”.

Nel suo intervento, il colonnello Enrico Pigozzo, comandante provinciale dei carabinieri, ha posto l’accento sulle “Ferite dell’anima, perché sono quelle che non trovano cura”. Secondo il comandante dell’Arma, non è l’alcol in vero problema, la causa primaria delle violenze, ma la convinzione che quella cosa si possa fare! “Ragazzi che considerano normali dei comportamenti violenti, abituati a vivere nella realtà virtuale degli smartphone. La violenza di genere è questione di cultura. Le tre C: cultura, coscienza, consapevolezza”. Il colonnello ha parlato dell’importanza del ruolo degli insegnanti. E anche di una società di invisibili. “Nonostante la tragicità dei numeri (nel 2023 sono state 154 le donne nella nostra provincia che si sono rivolte all’Associazione Belluno Donna), sono convinto che i dati siano ancora sottostimati”.

E di questo ne è la prova vivente la professoressa Martina Casanova Fuga, autrice del romanzo autobiografico “Come stelle aggrappate al cielo”. “Questo libro – ha detto – è la mia denuncia che non ho fatto 25 anni fa, quando avevo 16 anni, per il timore di dover raccontare a qualcuno quello che mi era successo. Un passaggio in auto da un conoscente. Io faccio parte di quel numero oscuro di perone che non hanno denunciato, perché all’epoca le cose erano diverse, la violenza sulle donne era tabù, io tra l’altro vivevo in un collegio cattolico. Non ho denunciato per sopravvivere. Probabilmente se allora ci fossero stati dei centri specializzati mi sarei rivolta a loro. Ce l’ho fatta da sola, la musica mi ha aiutata a rialzarmi, a sopravvivere, a darmi la forza di rinascere. Le forze dell’ordine sono fondamentali in questa rinascita”.

- Advertisement - Roberto Denart
- Visite -

Pausa caffè

Sport & tempo libero

Enologia ad alta quota. A Cortina torna VinoVip

La 15ª edizione del summit biennale di Civiltà del bere torna il 12 e 13 luglio. Apre la manifestazione il dibattito tra Piero Antinori, Sandro...