
Ancora un riconoscimento per la poetessa feltrina Erika De Bortoli nel contesto del V Concorso Nazionale di Poesia in lingua italiana “Premio Cultura Proloco 2024, organizzato dalla Proloco di San Pietro in Cariano (VR) e conclusosi il 26 ottobre con la proclamazione dei vincitori.
Erika, giornalista a cui piace definirsi “esploratrice sociale”, ma soprattutto apprezzata insegnante di musica alla secondaria dell’Istituto Comprensivo di Mel, si è aggiudicata il primo premio a fronte di 184 poesie presentate.
Disumano sono versi secchi e taglienti capaci di denunciare le dinamiche proprie di tutte le situazioni di guerra. Il rimando è in primo luogo ai coinflitti che imperversano oggi in Medioriente, ma anche alle violenze perpetuate da tutti i regimi autoritari.
Per Erika Disumano è il piede, sono gli istinti irrazionali, brutali e violenti che prevalgono sul pensiero, la testa, sul dialogo e il confronto, la lingua, sulla libertà di espressione e sulle mani operose che costruiscono e seminano, la mano e su tutto ciò che è vitale: il ventre che genera vita, il costato che ospita il respiro della vita stessa. La violenza umilia, schiaccia la schiena.
A tutto questo è necessario contrapporre, quanto meno, l’empatia per il dolore altrui, in me lo riconosco.
«Certo non basta l’empatia – commenta la poetessa – sono necessari anche advocacy, attivismo, diplomazia, ma in primo luogo è necessaria la capacità di porsi nei panni degli altri, di adottare altrui prospettive».
La poesia è nata grazie all’iniziativa di un’amica: la poetessa libanese Laure Keyrouz. «Laure è molto attiva nell’ambito di iniziative interculturali per la promozione della pace -racconta Erika. Una domenica mattina mi ha invitata a prendere parte a suo salotto letterario chiedendomi di portare con me una mia poesia. In poche ore ho così ripreso in mano alcuni di quelli che io chiamo “versi apolidi”, versi che nascono spontaneamente, ma poi restano lì a lungo in attesa di una poesia che diventi per loro “patria”. “Disumano” è nata così».
L’augurio è quello di coltivare l’empatia e di lottare affinché prevalgano “testa”, “lingua” e “mano” nella misura in cui operano per la pace e i diritti umani e la poesia è un potente strumento di lotta.
Ecco i versi vincitori
Disumano
Disumano il piede ha schiacciato.
Ha schiacciato il ventre, la lingua.
Ha schiacciato la testa, la schiena.
Ha schiacciato la mano, il costato.
E’ prevalso,
ha schiacciato.
Dorme tra le palpebre
un mondo socchiuso
di spalle cariche d’affanni.
In me lo riconosco,
sguardo su se stesso,
lento,
sta un dolore.



