
“Sessantuno anni fa, una catastrofe di proporzioni devastanti ha portato via vite e speranze, lasciando cicatrici profonde nel cuore della nostra terra e nella memoria collettiva.
Da allora il 9 ottobre di ogni anno preservare la memoria del Vajont non è solo un atto di rispetto verso migliaia di vite travolte dalla tragedia, ma anche una necessaria occasione di riflessione sul rapporto tra l’uomo e il territorio. Riflessione che oggi diventa un monito rispetto al cambiamento climatico e alla responsabilità che le istituzioni e ogni singolo cittadino hanno e devono avere rispetto al tema dell’ambiente e del suo “utilizzo”. Se il disastro del 9 ottobre 1963 ci ha insegnato qualcosa è che la natura non va consumata e usata, ma preservata e “presa a prestito” con rispetto perché la crisi climatica ha messo sotto gli occhi di tutti la fragilità delle terre in cui viviamo, a rischio idrogeologico ormai ad ogni pioggia abbondante”. Così il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, nella sua riflessione a margine delle cerimonie per l’anniversario del disastro del Vajont.
“Ecco perché preservare la memoria, coltivarla e approfondire la conoscenza continua ad avere senso anche a distanza di oltre 60 anni – prosegue il Sindaco -. Continua ad avere senso per il profondo rispetto che dobbiamo a migliaia di nostri concittadini che hanno perso la vita sotto la furia dell’acqua, e avrà sempre senso perché deve servirci da monito costante per non ignorare i segnali della natura, per porci con atteggiamento diverso rispetto alla dignità della vita umana e all’ambiente. La memoria riscatta le morti silenziose del Vajont, sta all’uomo renderla il paradigma di ogni altra tragedia da evitare con tutte le nostre forze”.



