Mentre c’è chi si sta già organizzando convegni in autunno o eventi per la settimana di ottobre dedicata alla Salute Mentale, mentre si assiste ad un notevole incremento di diagnosi di disturbi mentali – considerata come una vera e propria “emergenza” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – le risposte a questa situazione in costante evoluzione e alle domande degli utenti e dei loro familiari, dalla Azienda Zero e della Regione Veneto sembrano non arrivare mai.
Lo sostengono tre comitati legati a CoVeSaP (Coordinamento Veneto Sanità Pubblica).
Diciamo che prima delle risposte sono arrivati, a peggiorare la situazione già precaria, i meritati riposi del personale (mancante) che opera nei Servizi pubblici della Salute Mentale Veneta.
Altre regioni, come ad esempio l’ Emilia Romagna, al fine di garantire una migliore copertura Sanitaria del territorio, sta investendo in potenziamento dei posti letto, in luoghi di cura e sta avviando una serie di iniziative, opportunamente finanziate, per superare i sintomi della malattia ma anche per consentire alle persone ( utenti e famiglie) di vivere una “vita migliore”. Il Veneto fatica, invece, ad attivare una efficace soluzione.
Tre dei Comitati legati a CoVeSaP (Coordinamento Veneto Sanità Pubblica) si stanno trovando di fronte a disagi comuni fra loro , tant’è che gli attivisti del “Movimento per la Difesa Sanità Pubblica Veneziana”, il bellunese “Comitato Feltrino per il Diritto alla salute” e Il “Comitato Diritto alle Cure – Asolo ” della provincia di Treviso stanno dicendo che ‘la coperta sta diventando sempre più corta’.
Nella ULSS 8 trevigiana più di 3mila persone sono seguite da soli 3 psichiatri. Le visite già calendarizzate di luglio e agosto sono state trasferite ( di fatto si chiude Castelfranco e si riempe Montebelluna) o vengono addirittura rinviate.
Alla ULSS1 Dolomiti, dopo la chiusura del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Pieve di Cadore, poi la sospensione di quello di Feltre e la contrazione degli orari dei Centri di Salute Mentale a 40 ore settimanali in luogo delle 60 indicate dalle norme esistenti, si assiste alla continua fuga di medici.
Pieve di Cadore, Agordo e Belluno hanno uno stesso psichiatra , coadiuvato da altri 2/3 psichiatre/i a Belluno ; A Feltre il Direttore lavora con una psichiatra in pensione che dedica delle ore in CSM, una psichiatra che a settembre andrà via e prenderà servizio a Montebelluna e una psichiatra che rientrerà in autunno dalla maternità con orario ridotto.
I pazienti di Salute Mentale della provincia bellunese che dovrebbero essere presi incarico da un/a psichiatra referente , avere una diagnosi e prognosi per poi vedersi creare un progetto personalizzato ed essere seguito da una equipe si troveranno , a breve, ad essere “visitati ” da medici “Prestati a tempo” dalla ULSS 3 , creando così – a caduta – preoccupazioni anche negli utenti e familiari della ulss veneziana.
Con Deliberazione 796 del 19/07/2024 Il Commissario pro-tempore dell’Ulss1 Dolomiti – Dott. Dal Ben – ha stipulato un accordo con l’Azienda ULSS 3 Serenissima per attività di supporto consistente in 48 ore mediche settimanali per attività clinica di reparto e consulenza in Pronto soccorso e nei reparti ospedalieri e/o per attività ambulatoriale, a cui si aggiungono 48 ore mensili per garantire la continuità assistenziale nelle giornate di sabato e domenica. Tali interventi vengono “garantiti” dall ulss 3 ( con nota prot. N. 92192 del 10/05/2024) con i propri specialisti, per tutto l’anno 2024.
Nonostante si tratti di attività fornite al di fuori dell’orario che il medico è tenuto a fornire per contratto, considerate l’entità dell’impegno a cui si sommano i tempi di spostamento e gli obblighi relativi ai tempi di riposo, è difficile pensare che non vi siano conseguenze per le attività psichiatriche anche nella Ulss 3 Serenissima. Non c’è da stare sereni affatto!
Se nel Bellunese la preoccupazione è perdere medici per poi averne “a progetto e in prestito” sapendo quanto importante sia avere una continuità nella cura, nel Veneziano non si comprende questa disponibilità data la mancanza anche qui di specialisti psichiatrici. Basti pensare che è attualmente in fase ultimativa un progetto di centralizzazione delle urgenze psichiatriche per tutta la ulss3 ( con attivazione di un servizio di guardia nella fascia oraria notturna 20-8) presso l’SPDC dell’Ospedale di Dolo, dove il medico non solo presterà sevizio per il promesso reparto di Neuropsichiatria infantile in Dolo, ma anche per le consulenze psichiatriche e per le urgenze afferenti al PS di Dolo, Mirano e Chioggia.
Questa centralizzazione, che esplicitamente nasce dalla necessità di salvaguardare le risorse disponibili con particolare riferimento al personale medico, “anche in considerazione dell’attuale difficile sostenibilità” di fatto scaricherà questo problema sugli utenti costretti, in condizioni di acuzia psichiatrica, al pellegrinaggio da una parte all’altra della provincia .
Così come avviene per ogni provincia Veneta dopo i tagli di reparti di Salute Mentale, nel Veneziano vedremo il pellegrinaggio in ambulanza da Chioggia a Dolo, da dove poi, se non vi sarà necessità di ricovero (…) , saranno riportati nella notte – ad una qualche ora – a Chioggia o , se vi sono dei problemi di trasporto, ricoverati comunque presso il reparto OBI del PS di Dolo per una notte, in deroga a qualunque appropriatezza di ricovero. Quelli rocoverati presso il SPDC di Dolo avranno poi il disagio di essere trasferiti al SPDC di Chioggia nei giorni successivi. Laddove l’urgenza sia differibile. Il paziente aspetterà invece a Chioggia di essere visto dallo psichiatra del mattino. Sempre a Chioggia continua la progressiva rarefazione del personale medico ( a breve un medico andrà in aspettativa) ormai in grave difficoltà per gestire SPDC (Servizio rivolto alle acuzie con ricovero) e soprattutto CSM ( Centro dedicato alle visite e consulenze e assistenza).
Se già questa situazione veneziana ha dell’incredibile…. come possiamo pensare che troveremo soluzione togliendo da una parte medici per portarli altrove e che i problemi, disagi e dissevizi, non ricadranno ancora una volta sui pazienti e loro familiari in qualsiasi provincia essi siano?
Una convenzione che porterà interventi estemporanei e senza una continuità terapeutica per i pazienti, da una parte, e, dall’altra, una limitazione dell’uso del personale in un Dipartimento già in affanno, è difficile da comprendere! Un medico che lascia una ulss per andare in un’altra vicina, è difficile da comprendere! Una evidente manzanza di seria e qualificata programmazione del personale , è difficile da comprendere! Personale che se ne va via per diventare gettonisti o liberi professionisti in strutture private, è difficile da giustificare.
Ciò che sappiamo compredere – conclude la nota dei Comitati – è il disagio crescente a cui, chiediamo, di dare necessaria risposta.
