
Giorni e notti di passione per la sanità Bellunese e Veneta. Pronti soccorso intasati, a Belluno e a Feltre, con medici, infermieri e personale paramedico allo stremo e pazienti abbandonati per ore nelle sale d’attesa, aspettando che qualcuno abbia il tempo di occuparsi di loro. Magari in attesa di un ricovero, più raro di una nevicata di agosto.
Lo sfacelo della sanità pubblica è sotto gli occhi di tutti, ma la politica e l’informazione locale girano la testa altrove, la prima dedita alla propaganda rimbecillente sulla presunta qualità del servizio, sul virtuoso recupero delle liste di attesa, più lunghe del velo nuziale di sorella morte, la seconda più occupata in minuetti e diatribe sul nulla o in mille “ciacole” inconcludenti su una montagna che esiste solo nei titoli dei giornali.
Una distruzione del servizio sanitario pubblico, a beneficio del business della salute, più confacente alla tasche di pochi. Non a caso il Cup ha sospeso l’indice di gradimento dell’utenza sui propri siti istituzionali.
Va tutto bene, dicono i politici e i sindaci di casa nostra.
E va così bene che dopo 60 giorni di attesa per ottenere degli esami, ce ne vogliono almeno altrettanti per ottenere (forse) la relativa prestazione. A meno che tu non sia già morto. Ma lo stesso Cup ti avverte, che in caso tu voglia affidarti al privato, pagando di nuovo quello che già paghi nelle tasse ormai fuori controllo, basta telefonare a un altro numero: sono pronti a erogarti la prestazione con gli stessi medici, radiologi e strutture e attrezzature ospedaliere che mai potresti raggiungere come utente pubblico.
Basta pagare. E gli altri in coda.
E occhio, che se per caso esci dal pronto soccorso in codice bianco (dopo che sei entrato con la febbre a 38 e un’infezione in corso per problemi renali), per la Tac che ti hanno fatto ti tocca sborsare 120 euro di ticket. Alla faccia del servizio sanitario pubblico. Così, quello che una volta era uno dei migliore sistemi sanitari pubblici al mondo (quello italiano), è diventato in anni di paziente decostruzione (dalla funzione dei medici di base, sviliti a passacarte, alla privatizzazione di tutto il comparto sanitario) una bolgia dantesca, dove chi ha i soldi per curarsi si cura e gli altri si attacchino dove possono.
Non basta, con disinvolta spregiudicatezza la politica scellerata di governatori e assessori (in Veneto, e non solo, da più di vent’anni in quota a Lega e Centrodestra) fanno propria l’abnegazione con cui molti medici e infermieri resistono sulle barricate della sanità pubblica. Insomma, oltre al danno, la beffa.
E l’informazione locale?
Nicchia, per usare un termine elegante, e si limita a intervistare politici sorridenti e rassicuranti evitando accuratamente di riportare quello che accade tutti i giorni negli ospedali e quello che pensano di questa situazione i sudditi dell’Imperatore. Altri soldi rubati alla funzione pubblica (paga sempre Pantalon), ma questa è un’altra storia.
Ezio Franceschini



